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Cambio, cambio, cambio di mentalità/voglio voglio un'altra personalità

(Bisogna vivere da sani e scrivere da pazzi)
May 31

Le luci

Le luci sbiadiscono sai, mentre passano le ore: e tu non hai modo di fermarle. Te ne stai lì, flaccidamente, vergognosamente accasciato sul divano, i dvd scorrono, finiscono e ricominciano, finisce anche il rubino nel bicchiere, lo riempi e ricominci. Ma intanto le luci scorrono. Fuori la pioggia tintinna, ticchetta, batte e chiedi silenzio all'orologio. E non arriverà mai il momento. E' così bella la musica dei pneumatici sull'asfalto bagnato. Forse un giorno ti sveglierai. Io non mi arrischio mai a chiedere ai sogni di avverarsi: è comunque sempre una delusione. Preferisco coltivarli. In segreto, al buio, al riparo da sguardi indiscreti, giudizi affrettati e considerazioni piene di buon senso. Domani l'alba ti coglierà su quello stesso divano e mentre procederai verso la cucina la tua testa troppo pesante la lascerai deliberatamente fra i cuscini. Io lì la raccoglierò, sarà la mia sfera magica della domenica da far rotolare sui prati. Vischiosi, quei prati. E la sfera non rotola perchè l'attrito della luce, no, quello non posso, non posso proprio risolverlo. Dormi. Dormi, sogna e bevi, amore mio: io fluttuo nel bicchiere.
April 27

http://fisicateorica.spaces.live.com/blog/cns!2a0a5e641604518!387.entry?action=post&wa=wsignin1.0&action=post

Si vada a leggere post (su cui sono capitata in seguito a notturne scorribande) e commenti. In particolare di un autore che facilmente si identificherà leggendo il mio, di commento. Che qui riporto giusto per scansare il pericolo che passi inosservato...
 
Io non smanio di vendetta: anche perchè non vedo di cosa dovrei vendicarmi. Però ho il culto abnorme della verità, e mal tollero la facilità con cui si approfitta del web per dipingersi agli altri (e soprattutto a se stessi) per quel che non si è ma si vorrebbe essere: in una sorta di schizofrenia che rasenta l'autonconvincimento e mi fa seriamente dubitare della salute mentale di chi pratica tale sport. Non avrei nulla da ridire, esimio Jorge da Gaxum, sulla ricetta da te presentata come perfetta, collaudata e cinicamente applicata: vedi "Condivido la situazione descritta da Rob al punto 3 e la consiglio vivamente: funziona.
Ho intrapreso quella strada da circa cinque anni, da quando avevo la tua stessa età." e via delirando... Mi sfugge però la coerenza tra quanto da te maschiamente strombazzato e quanto successo fra noi poco prima di questi commenti. Una brevissima relazione estiva ("diecigiorniintutto", come ti firmasti nel mio blog, uno dei tanti pseudo), finita molto placidamente (per me) con il sottinteso che "questo matrimonio non s'ha da fare". Cui è seguito quello che non ho timore di definire "stolking" telematico: commenti acidi, sarcastici piuttosto che amareggiati od accusatori ad ogni singola foto o parola pubblicata, continue mail chilometriche e vaneggianti prima con mittente palesato e poi, visto il mio arreso silenzio (giacchè pareva che nessun gentile diniego giungesse alle tue orecchie), sotto falso nome. Trabocchetti piuttosto ingenui, oltrettutto.
Questo lo chiami back office? Chissà perchè a me sembra sonora sbandata: che a tutti può accadere, e ben venga. Certo che ad ammetterlo si fa più bella figura che a dipingersi come il Superman di turno, ti assicuro. Soprattutto agli occhi delle donne: strategicamente, hai più probabilità di successo.
E se invece era orgoglio maschio ferito per essere entrato tu, per una volta, a far parte del gregge, non aggiungo neppure una parola: il tuo caso è irrecuperabile.
Distinti saluti
Simona
March 09

Io non cambio mai, comunque. Per fortuna

Amore mio, mio tenero pervertito della domenica... come mai il mio telefono non squilla più nel cuore delle notti di fine settimana, quando i bambini e gli amici dormono e le bugie delle chat hanno ormai dato i loro frutti, se era destino che li dovessero dare? Come mai non osi più interrompere i miei orgasmi con il silenzio di un numero privato così banalmente individuabile? Che delusione, dolcezza mia, scoprirti tanto vigliacco quanto moralista, da ritirarti in buon ordine alla notizia del mio accasamento. Ed io che ti pensavo senza macchia e senza  paura, capace di sfidare l'ira degli dei per uno svuotamento di coglioni, così sicuro di te da non temere la concorrenza di un cuore innamorato, così forte della tua solida erezione da travolgere qualunque remora moralistica e di opportunismo. Così strafottente ed al di sopra dell'umana umanità. Ed io che pensavo che la tua personalissima etica non ti avrebbe impedito d'inseguirmi come un lupo mannaro nelle notti di luna piena, la saliva vischiosa ai bordi delle labbra sottili che gocciola al tuo passaggio sul terreno arido, l'odore dolce del sangue che fuoriesce dalla mia ferita fra le gambe e guida i tuoi sensi, il tuo fiuto infallibile per le situazioni ed i giusti momenti. Anche in mezzo alla nebbia densa della distanza la tua intermittente cattiveria, il tuo gusto per un attimo di potere ti avrebbe reso, pensavo, coraggioso ed oltraggioso, oltre ogni senso del limite e della decenza e della pietà: che prima poi, siccome in fondo siamo bravi ragazzi, deve arrivare. Tu non ti sei mai vantato di essere un bravo ragazzo. Per questo aspettavo la tua chiamata, ieri notte. E l'altra notte ancora, e quella prima, e quella prima di quella prima: e forse anche domani notte.
Che soddisfazione, amore mio, scoprire che quel che ho sempre sostenuto era vero: sei un uomo. Nè più nè meno di uomo. Non c'è nulla di male nell'essere un uomo, sai? E nemmeno una donna. Da quando sono una donna la mia voce si è fatta ancora più roca, ed a volte, ti confesso, non riesco a vedere la fine la fine del mio urlo, da quanto è profondo e totale e libero.
Sarei tanto contenta, se tu finalmente trovassi una donna: se tu finalmente avessi voglia di trovarne una. Ti voglio bene Marco, lo sai: te ne vorrò sempre. E so che anche tu me ne vuoi, anche se non lo ammetterai mai. Chiamami, se ogni tanto hai bisogno di parlare con una amica.
February 21

Wish you were here

DID YOU EXCHANGE A WALK ON PART IN A WAR FOR A LEAD ROLE IN A CAGE?
December 16

Ti amo (tentativo di dichiarazione d'amore su blog senza ausilio di glitter e video musicali)

Ti amo. Molto placidamente e follemente, di una follia traslucida che mi inumidisce la pelle delicata delle gambe se solo ci penso. Ti amo perchè non hai paura del confronto: al punto da regalarmi l'agognato vibratore. 17 centimetri di vibratore. Ti amo perchè hai chiarito alla commessa che io lo volevo assolutamente silenzioso (non voglio che mi si ricordi sonoramente che ho un frullatore, in mano) e vi siete messi a fare la prova inquinamento acustico in mio onore. Perchè te lo sei fatto impacchettare come un cristallo di Baccarat e quando l'ho aperto te lo rimiravi tutto contento, come un bambino di fronte al suo giocattolo ("Guarda, è pazzesco! Ha pure le venature! E' tutto rosato in cima, sembra vero!"). Ti amo perchè hai pazienza. E aspetti, per l'appunto, pazientemente, che io mi decida ad usarlo con te. Ti amo perchè hai il senso dell'umorismo: e quindi hai concordato con me che solo un uomo poteva aver scritto il foglietto delle istruzioni ("lunghezza 17 cm": falso. L'ho misurato: sono 16. "Una volta aperta la scatola, siete pronti ad introdurre le pile": veramente io pensavo di essere pronta ad altro, una volta aperta la scatola).
Ti amo perchè nella scatola azzurro mare sul mio comodino stanno ad attendere un paio di manette. Ti amo perchè non ci abbiamo discusso sopra neppure un istante: senza peluche, tantomeno rosa, è fuor di dubbio. Ti amo perchè forse il piacere più grande che mi daranno quelle manette è il ricordo dei tre tizi che chiacchieravano davanti alla bancarella di Via Po dove le ho comprate, la consapevolezza del loro sguardo sulle mie spalle mentre mi allontanavo e magnanimamente evitavo loro l'imbarazzo di voltarmi e coglierli in flagrante. Mi allontanavo dopo un placido "Scusi, quanto costano queste?" (io che brandisco le manette tintinnanti) "5 euro" (il padrone della bancarella che risponde piuttosto scazzato, i due tizi con lui che ammutoliscono di fronte al mio sguardo tutt'altro che basso) "Bene, me le dia". Si allungano i soldi, si mette il pacchetto in borsa, si saluta scazzate (per ricambiare la cortesia ed essere coerenti con l'acquisto) e ci si volta decise ma lente. Tac tac tac, finale in sfumando.
Ti amo perchè non ho mai bisogno di chiederti nulla: mi basta al limite comunicartelo in sintesi. Ti amo perchè quel che accade dopo è semplicemente che ti si illuminano gli occhi d'innocenza: non ti stupisci nè ti scandalizzi, non inizi a sbavare come un vecchio maleodorante che s'imbosca in un cinema e neppure ostenti sorrisi strafottenti e paternalistici da tecnico scafato e pure un po' annoiato. No. Tu no. Tu ti arrapi di un arrapamento che mette allegria. La più sconcia, volgare e tremenda delle fantasie diventa più virginale di Santa Maria Goretti, semplice come un'addizione di prima elementare, naturale e spontanea come... come non lo so cosa: non mi viene in mente qualcosa di altrettanto naturale e spontaneo.
Ti amo per il vino nei grandi calici di cristallo, la benda nera a pois bianchi e perchè mi lavi sempre i piatti; per la cera bollente che si solidifica subito, il limoncello ghiacciato ed appiccicoso e perchè mi hai cambiato il tubo del gas in cucina; per le punte delle lame della tua collezione di coltelli, le tue cinghie di cuoio spesso e per gli agnolotti al ragù che mi cucini aspettandomi e mi servi cerimonioso nel piatto; per i Nirvana e Marylin Manson in sottofondo, i 4 metri di corda bianca e la mezz'ora che hai passato ad infilare nastri nei biscotti col buco che io ed i tuoi figli volevamo appendere al mio albero di un metro e 80 cantando "Tu scendi dalle stelle"; per le nuvole dense del fumo dolce, la tua abilità nell'arrotolare le cartine, il clic della macchina fotografica nell'oscurità forzata e la coperta rossa sul divano davanti alla tele; per le mie scarpe col tacco a stiletto di metallo, tutti i babydoll che mi aspettano sugli scaffali dei negozi e per il piumone che mi rimbocchi la mattina pima di andare via, ogni mattina, prima di andare via.
Per i cinema, le toilette dei ristoranti, dei treni, degli aerei, le spiagge, i pedalò, gli scogli, gli asciugamani, i lettini, i materassi buttati per terra, i tappeti, gli specchi davanti ai lavabi, le vasche da bagno, le docce, le cucine, i tavoli, le sedie, i divani, il buio, la luce, la musica e le parole ed il silenzio di tomba.
E perchè quando un incubo mi sveglia in piena notte non so dire se è stato l'incubo, a svegliarmi. O il tuo abbraccio stretto in cui mi ritrovo, senza rendermene conto, in cui gradualmente il respiro rallenta ad un ritmo più regolare e gli occhi non restano più spalancati incontro al buio pesto.
 
November 09

Sono viva

Cari amici vicini e lontani, vengo a voi con questa mia per confermarvi la mia esistenza in vita, ringraziarvi per le manifestazioni di affetto, stizza, odio e presa per il culo. Ed illuminarvi d'immenso sul perchè pare, e dico pare, io sia stata fagocitata da un buco nero. Giacchè avendo ancora una dignità è il caso ormai che io precisi che non di sola devastante e borghesissima passione amorosa trattasi. Dunque...
sappiate che, al ritorno dalle ferie, avendo io dimenticato completamente di pagare la bolletta del telefono, mi sono ritrovata tecnologicamente isolata per un numero considerevole di giorni, fatti salvi i miei due numeri di cellulare. Situazione che si è altresì prolungata pressocchè all'infinito continuando io a dimenticarmi per enne tempo di porre rimedio alla mia mancanza di memoria. E questo è uno.
Poi... l'estate è finita. Ergo è ricominciata la scuola. E quanti di voi mi conoscono sanno bene che, fra le mille cose che faccio, insegno. Ed essendo io notoriamente prof dedita al mestiere con profonda passione, molto del mio tempo risulta assorbito da lezioni, preparazione delle medesime e correzione dei compiti svaccata sul divano con accanto un bicchiere di Vov caldo. E sono due.
Dopodichè esiste anche la mia attività di copywriter freelance... possiamo discutere sul fatto che partorire un "L'87% non lo fa" come apertura di una brochure in cui si pubblicizza un prodotto che preserva i muri dei capannoni industriali dall'usura del tempo (problema di cui si preoccupa, per l'appunto, solo il 13% degli imprenditori), non sia, dal punto di vista letterario, nè un'opera d'arte nè emotivamente devastante. Ma è innegabile che arrivarci richiede tempo, concentrazione e lontananza da chat varie: come è altresì innegabile che con i post mi solletico l'ego ma non ci pago l'affitto. E siamo a tre.
Inoltre mi sono recentemente impegolata nell'organizzazione di un concerto corale di Natale con i miei allievi. Sarà, DEVE ESSERE, splendido: questo significa che se mi piazzo al pc lo faccio più che altro per cercare testi di canzoni, versioni strumentali con una tonalità accettabile, stilare scalette, stampare libretti, cercare foto coerenti con le varie canzoni e spedirle via mail alla mia collega che le girerà ai suoi allievi i quali produrranno il filmato da proiettarsi alle spalle del coro durante la nostra performance. Il concerto sarà l'11 dicembre: prima di allora ho un vestito bianco da direttore di coro (cioè io) da mettere a posto, enne abiti neri da coristi da valutare, una chitarra da accordare, un bassista, un batterista, un chitarrista ed un contrabbassista (si dirà così?) e 30 cantanti improvvisati e stonati con cui provare fino alla nausea. Così a quanto siamo? Quattro, mi pare quattro no?
Infine sì, lo ammetto, è vero: mi sono fidanzata. Ed a complicare le cose il mio fidanzato non solo al momento non è più motorizzato, esattamente come me, ma abita pure dall'altra parte della città e non possiede nulla di più tecnologicamente evoluto di una lavatrice. Va da sè che, quando in questo coacervo di impegni riesco a vederlo, se dormo da lui non c'è pc. E se lui dorme da me non c'è pc ugualmente (occorre vi spieghi perchè?). Fra l'altro, essendo tale relazione piuttosto coinvolgente, sono piacevolmente vittima di uno dei più comuni effetti collaterali dell'amore: no, Max, non il rincoglionimento! Ma, come Marina ben può immaginare, l'insopprimibile bisogno, desiderio ed entusiasmo di cambiare le cose... ho buttato OTTO sacchi neri di roba inutile che mi fagocitava l'energia vitale in cucina, soggiorno, sottoscala, camera, bagno e mansarda, spostato la libreria dalla camera da letto alla mansarda e messo tutti i libri in ordine alfabetico, la panchina dall'ingresso alla camera da letto, la cassapanca dalla camera all'ingresso, la poltrona dal soggiorno al pianerottolo, sfoderato le sedie del tavolo, ridipinte in avorio e poi decapate, rifoderate con teli ognuno diverso dall'altro. Ho poi in progetto di: cambiare il top della cucina, spostare la credenza e ridipingerla in verde chiaro decapato pure quello, spostare il divano al posto della credenza ed aggiungergli un elemento per renderlo ad angolo e quindi foderarlo tutto di bianco, comprare una cassettiera per la camera laddove c'era la libreria... etc etc etc...
Sono viva. E vi amo tutti quanti. 
August 17

If I rush slow me down...

Quando calerà la notte e le auto per la strada si faranno più rare e lo sguardo si fisserà tra il soffitto ed il lampadario... quando gli occhi si abitueranno all'oscurità e non ci sarà più bisogno di accendere la luce, quando nel silenzio si distingueranno netti il ronzio del frigorifero ed il tic tac dell'orologio in soggiorno... quando il libro resterà aperto sul lato vuoto del letto col dorso all'insù per non perdere il segno...allora io verrò. Allora io sarò stesa con le mani sotto la nuca su un qualunque lettino a riva, avvolta in un asciugamano per proteggermi dall'umidità, il faro di un lampione del lungomare che m'illumina vagamente il collo nudo... io sarò lì immobile, fatti salvi i gesti abituali dell'accendermi la sigaretta e portarmela alle labbra: all'inizio ascolterò un po' di musica, ma sul tardi spegnerò anche quella. E non farò nulla, assolutamente nulla, se non affondare nelle onde e le stelle e la sabbia e l'acqua che sbatte contro gli scogli e le risate e le chiacchiere della gente che passerà alle mie spalle sul marciapiede ed a volte verrà fino alla fine del molo per guardare più lontano e mi vedrà e mi osserverà con la coda dell'occhio chiedendosi cosa ci faccio lì da sola e se sono triste o felice o se sto aspettando qualcuno e se questo qualcuno deve ancora arrivare o forse non è mai arrivato e mai arriverà ed imbarazzata da tutti questi pensieri oscenamente malinconici farà finta di niente e se ne andrà, evitando accuratamente di parlare di me. E' sempre imbarazzante vedere qualcuno che si ferma. Non per un attimo solo, ma per minuti interminabili: si ferma e l'unica cosa che pare fare è pensare, senz'ombra di emozioni nettamente definibili dipinte sul volto. Mi rendo conto.
 
Allora, solo allora, io sarò lì ed anche qui. Allora, e solo allora, se vorrete cercarmi mi troverete e senza fare alcuna fatica. Allora, e solo allora, la mia voce sarà come quella che ho riservato a Bouche e che lei ricorda così bene. Allora la lentezza avvolgerà i miei movimenti e le mie corde vocali ed i miei pensieri, e quella lentezza vi arriverà come un soffio di brezza fresca e costante e tutto, almeno per qualche istante, sarà estremamente facile e possibile. Come un sogno sospeso immobile sotto le arcate del tempo. Quel sogno sono io.  
August 13

Countdown

Sabato finalmente si parte per le agognate 3 settimane di eremitaggio annuale. Grazie a tutti per la partecipazione: cercatemi solo se vi rendete improvvisamente conto che la vostra vita senza di me non ha più senso. Io farò altrettanto. Oppure lasciate un messaggio dopo il segnale acustico.     
 
 
A UN PASSO DALLE NUVOLE - NEGRITA   
 
Flash di paesaggi spiaccicati sul vetro
Oggi io non guido voglio stare di dietro
E farmi cullare, farmi portare
Fino al mare, fino al mare, finalmente dove si va?

Occhi su un didietro che potrebbe parlare
Ma nessun motivo buono per rallentare
La destinazione  è un traguardo mentale
Santa Paranoia io ti lascio dietro di me

Se il vento è troppo forte
Giro dall'altra parte e poi

SARA' COME AVERE UNA MARCIA IN PIU'
PROPRIO COME AVERE UNA MARCIA IN PIU'

Umile viandante figlio di un dio minore
Fuori dalle righe, a rasentare il cuore
E all'ombra dal sole quel pescatore
Versò il vino e spezzò il pane e disse: Presto scappa di qua!

Se c'è una rotta buona per me
è a un passo dalle nuvole

E SARA' COME AVERE UNA MARCIA IN PIU'
PROPRIO COME AVERE UNA MARCIA IN PIU'
MORBIDO PLANARE TRA CORRENTI INSTABILI
E DISCESE NELLE QUALI PERDERSI

E SARA' COME AVERE UNA MARCIA IN PIU'
PROPRIO COME AVERE UNA MARCIA IN PIU'
SPINGERSI IN UN SALTO VERSO IL BLU
E PRECIPITARE E POI TORNARE SU PIU' SU  
 
 
August 07

Cherchez la femme

Non so neppure come sia iniziato. So solo che ad un certo punto mi sono ritrovata con le forbici in mano... ora dov'è che mi portate?
 
Me lo ricordo, quando ti ho visto la prima volta: eri seduto su una panca di fronte alla rimessa, la schiena diritta come un tronco appoggiata al muro. Il sole brillava sulla tua pelle abbronzata, tesa sui tuoi muscoli di atleta, ed il vento che soffia sempre quassù ti dava fastidio, scostavi in continuazione i capelli che ti ricadevano ai lati del viso, con le dita affusolate che ti ho sempre invidiato. Stavi in una specie di posa da guru rilassato, una gamba ben piantata a terra e l'altra appoggiata sul bordo della panca, gesticolavi lo stretto necessario, e così facendo irradiavi una tranquilla e strafottente consapevolezza di te che era come una bolla trasparente che ti separava dal resto del mondo.
Ma per prima cosa, in realtà, non fu la tua immagine, che notai, ma la tua voce: ti davo le spalle, inizialmente, ed all'improvviso sentii, nel ronzio ripetitivo delle insulse chiacchiere generali, il tuo tono. Basso e pacato. La sonorità pulita delle tue corde vocali, il velluto blu scuro liscio e morbido e senza difetti e sbalzi di ritmo della musica che componevi con le labbra sottili mentre impartivi le ultime istruzioni. Allora mi voltai, solo allora, con una strana sensazione d'istintuale ed antica felicità, come se la tua voce non fosse una voce ma un richiamo dell'anima, un ricordo che finalmente riaffiorava, dopo tanto tempo speso inutilmente ad inseguirlo.
E quando alzasti gli occhi... lì fu davvero la fine: fu come se uno stiletto sottile mi penetrasse lento ma inesorabile esattamente al centro dei seni, scivolando senza appello poco sotto lo sterno. Un dolore languido ed implacabile, un rivolo vischioso di sangue che colava giù dal cuore e mi faceva girare la testa e chiedermi dov'ero e chi eri anche se in realtà lo sapevo benissimo: nella perfezione irreale ed assoluta del nostro incrociarci, lì sospesi, tutto intorno turbinava... la gente, le montagne, le macchie colorate delle auto parcheggiate nel piazzale... l'unico punto fermo erano le pozze chiare ed infinite dei tuoi occhi...
 
Sei di fronte a me che mi guardi: mi stai dicendo qualcosa ma non riesco a capire cosa, il rombo del motore copre la tua voce ed è l'unico aspetto negativo, questo, delle volte in cui ci ritroviamo qui. Ma vedo i tuoi occhi attraverso la mascherina trasparente del casco che ti protegge la testa, ciuffi di capelli biondo cenere ti spuntano impigliati nel gancio che te lo assicura alla gola: gli stessi capelli in cui ieri lasciavo affondare le mie dita.
Come sempre tremo leggermente, ma non protesto, so che è il prezzo da pagare per stare sola con te, lontana da tutto il caos furioso che al momento ci avvolge ancora, lontana dalla terra ed anche dal cielo, senza peso, a mezz'aria fra i miei sogni ed i tuoi che s'incrocieranno per un solo istante: ma io per quell'istante vivo, quell'istante neanche Dio potrebbe essere capace di regalarmelo. Solo tu. 
Ci siamo: riconosco quello sguardo, è il tuo segnale. Mi fai un cenno di assenso che ha tutta la rigidità indiscutibile di un ordine e finalmente mi riconosci e mi tratti per quello che sono davvero, anche quando non indossiamo queste assurde tute che si gonfiano come un palloncino: la tua allieva adorante ed adorata, la bambina fragile che beve la tua forza e si rintana nella tua propensione a difendermi. Ho bisogno che tu mi dica cosa fare, che mi guidi e mi controlli e se necessario mi sgridi anche: ho bisogno della tua attenzione. Ne voglio l'esclusiva, voglio l'esclusiva della tua autorità e della tua cura. Per questo sono qui, solo per questo.
Così mi lascio prendere, la tua mano destra nella mia mano sinistra, mentre con la mia destra mi aggrappo tenace alla maniglia del portellone e tu fai altrettanto dalla tua parte: immediatamente lo schiaffo dell'aria mi sembra mi sfondi lo stomaco, mi schiaccia la tela leggera della tuta contro il petto, ti stringo ancora più forte la mano, ti volti a guardarmi e mi fulmini, leggo nel tuo parlare muto che sto veramente stringendo troppo ed allora allento la presa diventando tutta rossa sotto il casco. Vorrei dirti tante cose ora, proprio ora, in questo momento: tutte le cose che ieri pomeriggio, mentre ti rotolavi nelle mie lenzuola fresche e sgusciavi poi in bagno a lavarti ed io ero ancora disfatta stesa sul letto a fissare il soffitto ed il lampadario che secondo me un po' oscillava e sentivo lo scroscio dell'acqua nel lavandino e quasi avrei potuto descrivere con precisone puntuale i tuoi movimenti mentre me ne stavo lì nella penombra spessa ed odorosa e viziata, e poi sei tornato in camera ed hai cominciato a rivestirti svelto e pratico elencando con tono monocorde commissioni da fare e discussioni di lavoro lasciate in sospeso ancora da chiarire... tutte le cose che in quella squallida realtà improvvisamente tornata tale, nel vuoto deprimente della fine del sogno, nell'oppressione della mia vergognosa immobilità nuda di fronte alla tua riacquistata razionalità lucida e vestita, non mi sono venute in mente. Neanche una. Non solo non avevo parole: non avevo neppure pensieri.
Invece ora mi stanno travolgendo: ora sarebbero così chiare da risultare accecanti, ora le riconoscerei ad una ad una e riuscirei davvero a parlarti, ad imbastire un discorso sensato, con una fine ed un inizio che forse potrebbe persino dare il via ad un confronto sincero e leale e magari pure costruttivo e risolutivo. Ma ormai è tardi...
 
ORA!
 
GIU'!
 
Un attimo, è durato un attimo: mi hai lanciato un ultimo cenno con la testa e poi mi hai stretto un po' di più la mano, ti sei piegato in avanti, flessuoso sulle ginocchia, io ho fatto altrettanto. Hai saltato una frazione di secondo prima di me, quindi in un certo senso ho provato a fermarti, ci ho provato, ma tu non hai capito ed allora non ho avuto altra scelta che seguirti, perlomeno. Perlomeno starti vicino. A quel punto ci eravamo già abituati alla forza del vento, dentro il casco urlavo felice e disperata come sempre, come sempre il mio urlo ti giungeva come un eco lontana nonostante continuassimo a tenerci per mano e come sempre ti sei voltato a guardarmi con gli occhi sorridenti di uno che mi commisera e m'invidia. Siamo precipitati veloci per non so ancora quanti metri fino a quando abbiamo raggiunto gli altri, tu hai afferrato con la mano libera quella della tizia che ormai conosco fin troppo bene, e mai come questa volta eravamo assolutamente in formazione perfetta, la nostra stella era un capolavoro di equilibrio e simmetria, tutte le teste allineate verso il centro, ci fissavamo fra di noi preda di una gioia orgogliosa che non so se avrò mai più occasione di provare nella vita, l'aria sbatteva e fischiava e dilaniava.
Poi... hai lasciato la mia mano, e come in un velocissimo domino umano io ho lasciato quella del mio compagno alla mia destra, e così via. Ed hai tirato la cordicella.
L'hai tirata.
L'hai ritirata.
Hai disegnato un gesto come di stizza nell'aria ed hai preso a tastarti in cerca della seconda.
L'hai tirata.
L'hai ritirata.
L'hai tirata ancora.
Strattonata, strappata, violentata. Apriti, porca puttana, apriti cazzo!! Furioso, cieco, frenetico, terrorizzato, ormai l'apertura del mio paracadute mi aveva già risucchiata verso l'alto e stavo anche iniziando a scendere. Ma più lenta di te, che ti allontanavi sempre più veloce, da lassù vedevo i tuoi movimenti sempre più convulsi e scoordinati e sgraziati. Non so come hai fatto, ma per un istante hai alzato la testa verso di noi, nei tuoi occhi non c'erano più strafottenza e padronanza di te e commiserazione: un orrore pazzo te li oscurava ed allargava a dismisura, pareva quasi ti potessero esplodere da un momento all'altro dentro il casco. Ed io non lo so che sguardo avevo, ho cercato di nasconderti i miei veri pensieri anche in quel momento, ancora timorosa che poi un giorno me li avresti rinfacciati o, peggio, ne avresti riso.
 
Mi hanno detto che il tonfo dello schianto è stato tremendo, fortissimo. Io non l'ho sentito: ero ancora su, quando sei arrivato.
 
(Il 18 novembre 2006 tale Els Van Doren muore in seguito alla mancata apertura del suo paracadute, in un lancio nella campagna fiamminga. Con lei, nello stesso lancio, ci sono la sua amica Els Clottemans ed un tale Marcel. Il quale da tempo aveva intrecciato una relazione con entrambe, all'insaputa delle due. Finchè la Clottemans, fra l'altro con precedenti di problemi psichiatrici, non l'ha scoperto ed ha deciso di fare fuori la rivale sabotandone il paracadute.
Francamente l'ho trovata una pura follia: io avrei fatto fuori lui.
Pare che oltretutto la sottoscritta non sia l'unica a pensarla così, visto che sembra che la Clottemans ora stia rinchiusa in un manicomio criminale).
July 26

Esistono persone (Andrea Pazienza)

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