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    October 22

    A volte ritornano....

    Autunno, tempo di funghi.
    Per chi non lo sapesse, i funghi in realtà non spuntano: rispuntano. Perchè è sempre nello stesso posto che, di anno in anno, li puoi trovare: è come se ogni anno lo stesso fungo risorgesse dalle sue spore come l'araba fenice. Però bisogna ricordarseli, sti posti, perchè il fungo è infido: tu ti bardi con stivali di gomma, giacchetta di velluto e cestino di vimini, tutta baldanzosa cominci ad incamminarti per sentieri impervi fra i boschi e le fresche frasche, annusando l'aria che manco un cane da tartufo, gli occhi fissi sul terreno... attenta, concentrata, tutte le tue energie canalizzate sulla madre terra... e lui niente! Non esce! Non si fa vedere, il vigliacco.
    Sicchè, dopo esserti fatta venire due polpacci e dei nervi così a forza di arrancare di sbieco sull'humus in pendenza per evitare di rotolare nel primo precipizio, decidi di tornartene a casa a farti due spaghetti con le vongole. Ed è allora che l'infame, con un'aria innocente da chierichetto, spunta: fra una foglia secca e l'altra, pare ti dica "Cercavi me?".
    Ora... nel mio personalissimo bosco esistenziale (definirla foresta vergine mi pareva un filo esagerato: se non altro perchè giusto ieri ho fatto la ceretta) stanno rispuntando i funghi: proprio mentre io ormai pensavo di andarmi a fare due spaghetti con le vongole. Ma tutti, eh, stan rispuntando: pare la sagra del figliol prodigo, il festival del remake, un concerto di canto a..ehm...cappella (di fungo!). Mi sento tanto come il pianista negro cui emuli di Humphrey Bogart biascicano con aria intensa "Suonala ancora, Sam".
    Sicuramente conta molto il clima: si sa che il fungo spunta con la pioggia. E si sa che la pioggia ha lo straordinario potere di suscitare struggenti attacchi di malinconia e nostalgia: da cui, evidentemente, neanche i funghi sono esenti. 
    Il problema numero uno è che, quando vai per funghi, nove su dieci di quelli che si palesano son velenosi. Il problema numero due è che quelli velenosi sono anche i più attraenti: il classico funghetto delle illustrazioni nei libri di favole, quello rosso con i puntini bianchi, è uno dei meno edibili del pianeta. Han pure nomi più attraenti, i velenosi: vuoi mettere una "Amanita falloide" con un semplice "Porcino"?
    Allora una che fa, se non è del tutto certa che il fungo sia edibile? Niente, sta lì e lo guarda: e riflette. Lo osserva bene, lo studia fin nei minimi particolari: cercando di capire se perlomeno può toccarlo o se anche un semplice sfioramento di una qualunque delle sue parti la condurrà dritta allo shock anafilattico.
    Non se ne va, eh: perchè il fascino del fungo velenoso è un richiamo irresistibile per la cercatrice di funghi. Però a forza di funghi allucinogeni e lavande gastriche s'impara alla perfezione la sublime arte dello stand by. Poi a me le vongole manco mi piacciono.
    October 21

    La bacheca degli annunci

    CERCASI UOMO
     
    Astenersi conigli, mandrilli e orsi polari
     
    Telefonare, postare, chattare, far segnali di fumo a qualunque ora del giorno e della notte
    October 19

    Dell'uso del termometro come strumento multifunzionale

    Ho la febbre... o meglio: ormai non ce l'ho quasi più, sono in lenta ma inesorabile via di guarigione. Ma per andar sul sicuro mercoledì mattina mi sono legata i capelli in una coda sommaria, lavata il viso evitando accuratamente qualunque belletto potesse far sorgere il dubbio che fossi anche solo lontanamente in salute e, rantolando con lo sguardo angosciato, sono entrata nello studio del mio medico sputandogli i polmoni sulla scrivania: il tutto per spillare una settimana di mutua. Se il mio medico avesse delle tende di velluto rosso, nello studio, ne avrei sicuramente ottenute due, di settimane...
    In ogni caso ora sguazzo nel mio status di malata godendomi la momentanea autorizzazione del mondo a non essere efficiente, attiva e sollecita.
    Mi godo il regresso infantile, la dedizione della mia mamma il cui primo pensiero, ogni mattina, è informarsi sull'evoluzione medica della sua bambina e sollevare da qualunque incombenza il suo fragile corpicino: "sto andando al mercato, hai bisogno di qualcosa?... hai roba da stirare?... ti ho fatto del brodo di pollo: vengo lì, te lo scaldo e poi vado a casa a preparare il pranzo per papà... guarda che sul tavolo del giardino ti ho lasciato un barattolo di miele biologico: non sono entrata perchè mi sa che stavi dormendo, non volevo svegliarti... il latte ce l'hai?" e via coccolando. Io la accolgo assisa nel letto, bardata come la nonna di Cappuccetto Rosso, arrivando fino al vergognoso punto di farmi rimboccare le coperte senza punto vergognarmene. Poi appena esce salgo in mansarda a fumarmi una sigaretta. Il termometro come catalizzatore di attenzioni materne.
    Mi godo interminabili pomeriggi passati a ranicchiarmi fra le coltri, pascendomi scientemente del caos primordiale che via via mi cresce intorno: tazze vuote del the e del latte col miele intasano entrambi i comodini, fuoriescono dall'armadio i cuscini di scorta su cui affondo come la principessa sul pisello, mentre sul lato libero si accumulano vecchi e nuovi numeri di Vanity Fair, Astra e Focus, fogli volanti con spunti di post, I monologhi della vagina, calzini di lana spaiati, cellulare, cordless e telecomando. Deliberatamente lascio che il cervello mi si atrofizzi di fronte ai programmi televisivi dell'ora di pranzo, ed incrocio le dita per sollecitare la messa in onda di una bella commedia americana anni 60, o un Totò d'annata, o qualcosa che mi faccia piangere torrenzialmente senza possibilità di scampo mentre divoro biscotti al cioccolato. Ogni tanto, colta da improvviso senso di colpa per tutta questa volontaria e goduriosa inattività, vado al pc e scrivo un post, o ritocco il layout, o cambio il messaggio di presentazione su msn, o la musica del blog: indi, stremata, mi riavvolgo nel piumone. Il termometro come stimolante dell'istinto naturale all'ozio.
    Mi godo le potenzialità della tecnologia, ed in particolare gli sms. Ho diramato per l'etere ed il web informazioni tragiche sulla mia malattia, dando disposizioni precise sul mio funerale ed eventuali lasciti, ad amici, amanti ed amici/amanti. E poi, pacifica e rilassata come un monaco tibetano, ho atteso le risposte: sulla base dei tempi e dei modi di reazione ho quindi stilato la mia classifica. Da quello che ancora assonnato mi manda il suo buongiorno scusandosi se per caso mi ha svegliata e mi chiede ragguagli ad intervalli regolari di due ore, massimo tre, a quello che m'interroga con domandine proforma nei ritagli di tempo, consapevole che finchè continuerò a delirare non sarò sessualmente disponibile. Il termometro come cartina di tornasole del livello di affetto. Il termometro come misuratore del grado di successo sociale. Il termometro come scusa per rimandare le decisioni.
    October 17

    Lista della spesa

    Rifare tutto, ma proprio tutto, l'arredamento, all'Ikea (che già metà, per ovvie ragioni economiche, ha quest'aria da casetta in Canadà)...via di Klippan, Tullsta e Oswego... no, quelli son biscotti....vabbè, fa lo stesso. Perchè lo slogan di quest'anno del catalogo è "Riprenditi la vita". Cioè, io ero già lì che pensavo se era meglio il buddismo o la chiesa evangelica valdese e, nell'indecisione, avevo già rifornito la cantina per ingannare l'attesa... mi domandavo se, per riprendermi la vita, era meglio la posizione del loto o quella del missionario... vagavo in bici con l'mp3 a palla alla ricerca della via dell'illuminazione ("guardi, non son di qui, non saprei dirle: provi a chiedere a quel vigile laggiù")... e questi mi vengono a dire che basta che io mi stravacchi su Klippan alla luce di Bromsta! Ingozzandomi di polpette svedesi sferiche come le palle di un toro e patate lesse fatte in serie. Già me la vedo, la mia cucina, piena di stangoni che hanno scritto in fronte "Io mi sono ripreso la vita": biondi, con gli occhi azzurri, sorridenti, che mi imboccano di salmone affumicato e mi fanno il solletico sotto i piedi col finocchietto, mentre riccioli di burro svolazzano per l'aria. Quindi..domenica tutti all'Ikea a riprenderci la vita... l'ultimo che arriva se ne sta nell'angolo bambini ad affogare nelle palle colorate...
    Passare in farmacia e chiedere una fornitura per un anno di Tantum Gel: meglio dell'eroina... "Lenisce il dolore ed entra rapidamente in circolo". Sicuro che il limone mi ci vuole lo stesso, perchè mi vedo un po' a rischio di trombosi immediata a spararmi in vena sta cosa gelatinosa, sarà il caso di dluirla un attimo...ma forse basta solo scaldarlo un po', magari si scioglie... nel pentolino dove faccio bollire l'acqua per il the: ci spremo un bel tubetto di Tantum Gel, attacco un cd (un Buddha Bar direi che va benissimo) e mi godo il trip. Se riesco a farmi nella cucinetta dell'appartamento tipo all'Ikea ("riprenditi lo spazio"...visto che non precisate se è fisico, sto spazio, o temporale, o subliminale, io me la interpreto a modo mio).... ecco, se riesco a farlo lì direi che lo sballo è totale. L'unico rischio è ritrovarsi a dover fronteggiare, in futuro, vecchietti artritici che spaccano i vetri delle macchine per fregare le autoradio.
    Ma soprattutto, assolutamente, sopra ogni cosa, mi devo comprare il Mars...signore, tenetevi forte... "Momento di vero godimento". No dico, VERO, mica per finta..ok, sarà anche solo un momento ma, come dice Neffa, è meglio una delusione vera che una gioia finta. Ora, il Mars non è nè l'uno nè l'altra: è VERO GODIMENTO. Una roba che una la insegue per anni: e certe sfortunate non la raggiungono neppure mai (che qui ci sarebbe da aprire una parentesi se sia colpa loro o, appunto, solo questione di culo). Altro che rapporti sulla sessualità americana, e manuali divorati in pulman stando bene attenta a saltare, in caso di affollamento, le pagine con le illustrazioni esemplificative (un albanese sporco di calce in preda ad una erezione incontrollabile che ti guarda allupato non è mai un bel vedere). Ed esercizi per sviluppare i muscoli pelvici ("ho un'ascensore nella vagina, ho un ascensore nella vagina, e lo fermo ad ogni piano..."..che poi una trascende e se lo immagina con la panchetta in mezzo alla...ehm..tromba... delle scale, sto ascensore.... sto svaccando clamorosamente). L'unica cosa che non mi è chiara è l'uso che dovrei farne, di sta barretta di cioccolato... nella pratica quotidiana (ripetutamente quotidiana, se funziona)... se ci fosse in ascolto il copy che ha partorito sta headline sappia che in molte, gli saremmo grate...
    October 16

    I figli sò piezze e core: ricordatelo, infame!

    Io ho un Amico: ce l'ho da anni, non ricordo nemmeno più quanti. Lui è un punto fermo, uno dei pochi, della mia vita: nel tempo si sono susseguiti uomini (a ritmo più o meno cadenzato) per me e donne (a ritmo più o meno vertiginoso) per lui. Ma la nostra amicizia è rimasta immutata (creando a volte persino problemi a quelle donne e quegli uomini): anche se a volte, presi ognuno dalla propria vita, non ci siamo sentiti per mesi.
    Ora... questa mattina è passato a trovarmi al lavoro... "Me la offri una delle tue cene domani sera?"... "Certo: che succede, amore mio?".... "Vittorio".
    Vittorio è il figlio di questo mio amico: uno dei pochi bambini che io riesca ad amare sinceramente senza che, prima o poi, mi venga l'istinto di strangolarlo. E' il meraviglioso risultato della convivenza del mio amico con una donna molto bella, intelligente e complessa. Che, qualche mese fa, si è trasferita, armi, bagagli, nuovo compagno e, soprattutto, bambino, a qualcosa tipo 600 km da qui.
    Dunque... grandissima stronza... io sulle tue scelte di vita non discuto, per carità: ma se volevi fare il cazzo che ti pare, avevi solo da non riprodurti. Perchè quando nella tua esistenza entra un marmocchio, ogni tua scelta coinvolge anche lui. Quindi non ti sto facendo un discorso di responsabilità nei confronti di questo padre disperato che tenterò inutilmente di consolare domani sera, ma direttamente ti attacco come madre. Perchè posso pure sorvolare sul fatto che tu abbia cornificato il mio meraviglioso amico sotto i suoi occhi, che lo abbia costretto ad un pietoso ménage a trois sotto lo stesso tetto perchè eri talmente cotta di quest'altro che non hai voluto aspettare che lui trovasse un altro posto dove dormire (io, guarda, piuttosto ti sarei saltata al collo: ma io sono io...)... ma che tu, ora, per il tuo patologico egoismo, stia veicolando al bambino il messaggio che il padre lo stia abbandonando... è una cosa che mi manda realmente fuori dalla rabbia!
    Come diamine fai a non capire che uno che arriva al punto di riflettere se fare una telefonata o meno, perchè con quello che spenderebbe magari riesce a pagarsi il gas, non può prendere e partire ogni settimana per vedere suo figlio? Sei piena di soldi, siete pieni di soldi...tu, i tuoi, il tuo compagno, i tuoi suoceri... avete il culo parato alla grande, casa di proprietà ed attività in proprio... mentre fai le tue 6000 telefonate di lavoro, che ti costa chiamare sto pargolo a fianco e dirgli "Telefoniamo a papà?"... che ti costa prendere la scusa di venire a trovare i tuoi quassù, così porti sto benedetto bambino? Io veramente non mi capacito! Sai bene quanto il suo lavoro sia precario e mal pagato, quanto paga di affitto, quanto non paga di macchina perchè pure a quella ha rinunciato: eppure gli rompi le palle perchè per un mese ritarda con gli alimenti! Gli rompi le palle perchè, LUI, non è ancora riuscito a trasferirsi giù! Cioè...tu te ne vai in giro per il mondo a fare la professionista, e lui, misero dipendente, dovrebbe starti dietro come un pellegrino!
    Ma, torno a ripetere, non è questione di rispetto per lui: di quello te ne puoi pure sbattere, non lo ami più e morta lì, ok. Ma chi ti dà il diritto di far sì che sto bambino non veda il padre per tre settimane? Che progressivamente cominci ad incazzarsi con lui perchè non lo vede e non lo sente? E, lasciami aggiungere: neanche del padre, avresti poi il diritto di fregartene. Perchè quello si sente derubato, impotente, sbattuto fuori dalla vita di suo figlio...di più, e peggio: si sente colpevole! Renditi conto di quelo che gli stai facendo! Sa bene di non poter fare più di tanto eppure si sente colpevole!
    Ed io, di vederlo così, giuro, non lo sopporto. Alla fine è solo per questo che ho scritto sto post di getto: per sfogarmi in qualche modo, perchè dovrò essere abbastanza tranquilla da limitarmi ad ascoltare, semmai consolare, ma sicuramente non fomentare ulteriore rabbia. l'ho sempre detto: io un figlio è meglio che non lo faccio.
    October 08

    A...Zonzo...

    Amabilmente ancorata all'alcool, ancheggio anarchica ed altera. Affogo.
    Brutale e bastarda, non benedico ma bramo baratri bui e brevi bravate. Blasfema.
    Coscientemente cinica, corro controvento celando cicatrici, chiudendo conti e cacciando cacciatori. Conto i contatti.
    Discontinua e distaccata, deliro disincantata dissacrando disperatamente. Debolmente dolce, dannatamente donna e danno. Dirigo.
    Eternamente eterea, elevo ellissi emotive evitando epiloghi ed epigoni. Entro esaltata ed esco esterrefatta, esternamente equilibrata. Evito.
    Fumo facilmente, finisco faticosamente. Forzatamente fingo. Forse fiuto, follemente fondo frettolosi finali. Fotografo.
    Gravemente gracile, gestisco gelida giochetti giganteschi giurando generiche glorie. Giudico.
    Inanello intimamente idee illusorie inerpicandomi impavida: intraprendo incoscientemente indifesa, illuminandomi incerta l'iride illesa. Inspiro.
    Languo lasciva lenendomi lunghe linee lontane. Librandomi.
    Mastico malinconia, mai malleabile ma mostruosamente mia: mentre mento muoio. Mordo.
    Narcolettica non navigo, naufrago: nascosta nel nido, nel nodo, nicotinica, nuocendo a niente, nemmeno a nessuno. Necessaria.
    Orizzonti ovvi, ormai orpelli, organizzati ordinatamente, oscurano ostici. Ordisco.
    Palesemente preda, più prego più precipito: potrei planare, preferisco procrastinare. Per poi prontamente polverizzare. Privandomi.
    Questo è quanto. Querula.
    Risalgo rombante ridendo roca, riciclandomi relativamente rigida, raccogliendo risoluzioni nei rivoli dei rovi. Rimugino.
    Senza seguir statistiche, solo spazi subliminali e simmetrie sfavillanti. Semmai solare, sicuramente solitaria. Seleziono.
    Tentando tutto, tenendomi tanto, taglio tenace traguardi tenui. Tocco.
    Usando un unico urlo udibilissimo, urto urticante unti ed untori. Umorale.
    Veritiera, vagamente volitiva, veleggio variamente vicina verso voci vittimiste. Vaneggio vibrante.
    Zigzagando. Zero.
     
    October 04

    Aggiungo, sì, caro il mio blog..aggiungo un altro delirio derelitto

    London calling   chiama e non rispondo    Londra dove sei, mia amata Londra Londra Colonia Amsterdam Parigi tutto, persino Glasgow, basta che non sia qui   qui o altrove tanto è lo stesso   via via via, vai via   il mondo di Greta non ha gravità..rispondo o non rispondo..il telefono suona, numero privato, il silenzio il silenzio è dei colpevoli, parla, i mutismi sono inascoltabili    inutile suonare sto diventando trasparente   smells like teen spirit   preso dentro il buio che avanza   avanza, tenga pure, il resto è mancia   transalcolico   should I stay or should I go?    finisco il vino, meno male    e i doveri, i doveri che mi pressano     I can't do what ten people tell me to do   Sittin'on the dock of the bay    e bevo il mio rimpianto e fumo la mia nostalgia   fumo, fumo, fumo   ma la cannabis non ha mai ucciso nessuno, me l'ha detto pure lo psicologo di farmi le canne   bravo scemo, Kurt Cobain dei poveri   alone alone alone I'm alone   e le scelte, Dio mio, le scelte  "ognuno è reponsabile delle sue scelte"   maggiorenni e vaccinati    combattere la propria dipendenza, riuscire in qualche modo a fare senza, capire dove sta la differenza fra il vizio e l'esigenza    no, I don't have to go   delirio: delirio di onnipotenza, onnipresenza, onniscienza   sano, sono sano e salvo   no, nessuno è mai sano e neppure salvo     Anna non essere triste fulmini squartano già il cielo però nei tuoi occhi io mi salverò  e che cazzo vuol dire "dopa"   e tutto il resto   quante parole nuove eh, non si finisce mai di imparare   watching the ships roll in    roll roll roll    "ma tu sei una persona dall'affettività profonda: non puoi dividere qualcuno con qualcun'altro, o qualcos'altro"      l'esclusività     tirami giù che son stanca ormai, mettimi gli zoccoli qui per terra ma tutti e due, non mi far chinare due volte, non ce la posso fare     mi arrendo, sono stanca, lo ammetto    "no Simo, tu la tua scelta l'hai già fatta anni fa, non hai più voglia di farla di nuovo"     sweet home Alabama   dove sei, casa dolce casa?   urlo, fumo, salto, i pugni serrati, contro il muro, contro lo stomaco, contro il mondo     la musica sempre più alta, il volume non basta mai, cosa c'è qui dentro che sta per esplodere, cosa ho taciuto per anni ed ora ormai sta per presentarmi il conto? cosa, cosa, cosa???    lost lost lost    e    resistere resistere resistere   but    I think I'm down   i fantasmi    guardali in faccia i tuoi fantasmi, smetti di pedalare nuotare, persino scopare, chè tanto non sarà un orgasmo che ti tirerà fuori da qui, che renderà più chiaro tutto, che ti curerà, non è energia vitale, è solo anestetico anche quello   comincia a scavare ciccia    dammi una lametta che mi taglio le vene   sangue, voglio vedere il sangue che ti sgorga fuori dalle vene, voglio vedere il mio sangue e guardare in faccia tutto    tutta la violenza e lo schifo e l'alienazione e la rabbia furiosa e persino la follia, se follia ha da essere, prima di risalire verso il cielo e le stelle     una volta per tutte, finalmente, tirare fuori l'urlo profondo, disperato, angosciato che non so se nessuno mai capirà ma io devo tirarlo fuori    non questa patetica finzione che salta all'occhio appena anche solo un briciolo d'alcool comincia a girare in corpo   ti rendi conto che basta veramente troppo poco per continuare a far finta che non esista?   tira fuori le palle ciccia   e fottitene del mondo che potrà dirti che sei volgare quando dici tira fuori le palle   fottitene
    October 03

    Should I stay or should I go?

    Non c'è mai fine a tutto questo cazzo di dolore che ti sgorga dalle viscere, eh? E come faccio io a spiegare al mondo e a te che lo conosco bene, questo strazio che ti buca la pancia, questa rabbia folle e cieca che sarebbe bene urlare fino a dilaniare le orecchie a tutti ed invece te la tieni lì, compressa sotto lo sterno, e alla fine ti mozza il respiro e l'anima? che so perfettamente come ti senti ogni volta, ogni stramaledetta volta che ripiombi laggiù, perchè neanche stavolta sei riuscito a tirar fuori le palle e sbatteresti la testa contro il muro, dopo, per quanto ti fai schifo? che saprei descrivere a menadito la spaccatura interiore che non ti rende affatto convinto che la scelta di una vita "normale" sia effettivamente quella giusta e non una resa alle pressioni di un mondo banale ed ottuso?
    E non ti prenderò per il culo, sai, dicendoti che dopo passa: no, non passa, non passa affatto. La "normalità" ti darà sempre in testa, scapperai a gambe levate, irrimediabilmente annoiato a morte, da tutto ciò che ti vorrà ingabbiare, omologare, normalizzare: e se non scapperai ti troverai sempre un modo per dirti che non ti sei arreso... sarà la musica, sarà quello che leggi, sarà quello che dirai e come, non importa: ma ci terrai, sempre e comunque, a chiamarti fuori dal gioco. Non ti racconterò la favoletta di quella che ora sta da Dio e si guarda ogni mattina allo specchio soddisfatta di se stessa e della scelta di vita (intesa come scegliere di vivere) che ha fatto: no. La vita, alle volte. è veramente uno schifo, ed i quei momenti rifugiarsi in un qualche anestetico può parere la cosa più naturale del mondo: ed è così per tutti, però. Non sei, non siamo, casi a parte: in questo, rassegnati, non valiamo nulla di più di tutti gli altri che disprezzi.
    E' per questo che vado: perchè sono spietatamente consapevole che tu, tutto questo, non sei in grado di accettarlo: tu vuoi da me rose e fiori, perchè tanto hai già deciso che non ne vale la pena. E, sai, forse hai persino ragione: nella tua situazione magari anche io penserei che non è poi il caso di sforzarsi così tanto per vivere poi la vita che ti si prospetta. Eutanasia, potremmo chiamarla. Perdonami, ma io vado: non voglio ritrovarmi a piangere sul tuo cadavere, neanche come amica. Vado prima che mi assalga il senso di colpa per essere andata. Vado dai miei amici che mi stanno aspettando pazienti da giorni, verso il loro amore incondizionato, le loro braccia forti e calde, i loro occhi che mi accarezzano il cuore senza pretendere nulla in cambio. Sono fortunata, ad avere amici così. 
    October 01

    L'interpretazione dei sogni

    Stanotte ho sognato che ero sugli scogli: volevo fare il bagno, ma il mare era piuttosto agitato. Alla fine mi sono buttata lo stesso: e mentre nuotavo pensavo che dovevo cercare di rimanere lì vicino, non farmi trascinare troppo al largo. Con la consapevolezza, però, che anche quella non era un'ottima soluzione: nel caso fosse arrivata un'onda troppo forte avrei rischiato di farmi male contro una pietra.
    Non mi ricordo com'era il cielo...