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    October 30

    Senza parole

    Io potrei anche scrivere mille e più parole, ma alla fine resterebbero solo lettere incasellate una in fila all'altra. Ed un giorno, rileggendole, scoprirei senz'altro che qualcuno le ha pronunciate prima di me. E questo mi  farebbe sentire molto stupida.
    Ed il peggio è che dalle mie parole qualcuno potrebbe pensare di dedurre cosa io sono, e sentirsi straordinariamente intelligente ed annoiato, per questa scoperta. Ed ovviamente sbaglierebbe.
    Le mie parole sono l'inespresso in fondo al pozzo e lo specchio per le allodole, le mie parole sono cartine di tornasole su cui reagiscono i pregiudizi ignoranti e fossilizzati dei lettori. Io sono oltre, sono meglio e sono molto meno, più semplice e profonda. Con le parole gioco a scacchi perchè è l'unico gioco che so fare ed è l'ultima barriera che mi rimane, sulle parole galleggio analizzando le reazioni.
    Provoco, saltello, cambio registro e tono, di sottofondo placida. E forse il segreto è fottersene, delle mie parole, accarezzare il mio egocentrismo con i complimenti per le parole uniche e mai banali, sinceramente adorarle, umilmente inchinarsi al dominio delle parole.
     
    E poi farmi tacere. Senza parole. Con amore.
    October 29

    In rima

    Noi scriviamo perchè
    perlomeno
    da noi medesimi
    ci ascoltiamo
    October 28

    Venghino siori venghino, lo zoo è in città

    Lui sta come l'avvoltoio in agguato.
    Povero avvoltoio spennacchiato rinchiuso nello zoo della normalità.
    Lui allunga le zampe fra le sbarre ad accettare noccioline dai passanti, tutti i passanti, arsenico e vecchi merletti.
    Ed i merletti e le trine e le buone cose di pessimo gusto in bella mostra nelle case zeppe di risate ed occhiatacce sfuggenti gli accarezzano gli zigomi rossi di vergogna e lui ancora sorride.
    Lui è come il leone che alla leonessa serve solo per l'accoppiamento, il re di una giungla disfatta dai turisti vocianti.
    Lui è l'ippopotamo che sta a galla solo nello stagno di acqua ferma, straordinariamente leggero, ma giusto il tempo di una apnea.
    Lui è la iena che ride sui cadaveri, perchè dei vivi ha troppa paura.
    Lui tace come un pesce, perchè come un pesce non ha nulla da dire. Come un pesce nuota nevrotico in tondo in una boccia che chiama mondo.
    Lui è l'orso bruno che boccheggia sulla roccia di polistirolo e sdraiato a pancia in su mena fendenti ai salmoni telecomandati.
    Infine è il pavone, la ruota sbandierata solo per lo specchio di una femmina, il bisonte che sbatte le corna per il trofeo del capobranco.
    Lui sarebbe anche interessante.
    Se solo fosse un uomo.
    October 27

    Allibisco...

    ... da qualche giorno. Quando guardo le statistiche delle visite in codesto luogo e vedo che qualcuno sistematicamente, puntualmente, quotidianamente, ripetutamente, cerca se stesso ed il proprio nick nel mio blog. Azzarderei una diagnosi di paranoia ossessiva con tendenze schizofreniche borderline, in un quadro generale di manie di persecuzione e complesso di superiorità. Fatica sprecata, per di più: anche uno così avrebbe ormai capito che non è questo il posto dove cercare. Che palle, mamma mia... curatevi, gente, curatevi...
    October 26

    This is halloween

     

    Citazione


      

    Profilo

    Io comunque non sono tagliata per la normalità.
    Che poi non ho grosse pretese: mi basta illudermi di essere speciale.
    Che poi se sia così o meno davvero poco m'interessa.
    Tanto sono felice: e solo questo importa
    October 19

    Bollettino metereologico

    Al momento il clima da catastrofe ecologica permette ancora il deambulare in bicicletta. Quindi io deambulo. Questa la premessa incontrovertibile. Poi ciò potrà risultare gradito o meno ai viaggianti su quattro ruote motrici: ma se ne facciano una ragione, le mezze stagioni non esistono più.
    Se ne facciano una ragione in particolare tassisti e rappresentanti del sesso femminile: queste ultime in special modo. Il fatto che loro abbiano mille cose da fare, dall'accompagnare la suocera a fare le radiografie al prendere il bambino piangente fuori dalla scuola ormai da due ore, unito all'innegabile sensazione di rivalsa extra domestica che provano nell'imbracciare un volante... ecco... tutto ciò non mi riguarda. E non ho intenzione di pagarne le spese: specie se ciò significa ritrovarmi agonizzante a bordo di una ambulanza.
    Episodio tipo. Ampia strada. Amplissima. Per i torinesi via Nizza di fronte al Lingotto. Alla vostra destra potete osservare la corsia riservata ad autobus e tram. Alla vostra sinistra macchine in doppia fila. Il velocipede dell'Azira procede, come da codice della strada, alla destra della carreggiata: che, come da codice della strada, s'intende esclusa la corsia riservata a, per l'appunto, taxi ed autobus. L'inciviltà di alcuni costringe la macchina che la segue a non poterla superare, pena il tamponamento di auto selvaggiamente parcheggiate. L'Azira pensa che il problema è di tutti, meno che suo. E pedala pacifica alla velocità umanamente consentitale dal mezzo. Ad un tratto il suo pacifico errare, dritta come un fuso peraltro, viene turbato da uno stonato strombazzare. L'Azira non si scosta ma,zigzagando nel tentativo di superarla, l'automobile ottiene il suo medesimo risultato: fermarsi al semaforo rosso. A quel punto l'Azira, che non se ne lascia scappare una, sfodera la sua faccina d'angelo (che col capello biondo risulta ancora più angelica) e domanda "Scusi, ce l'aveva con me?". La guidante non afferra. Si ripete la domanda. La guidante abbassa il finestrino. Per la terza volta si ripete la domanda. La guidante risponde "Ehm, sì. Le chiedevo di farsi un po' più a destra, non riuscivo a passare". L'Azira "Più a destra dove, scusi? Sulla corsia degli autobus o solo sulle placchette di metallo che la delimitano?". Il suocero reduce dalle radiografie a fianco della guidante interviene in soccorso "Eh, ma non si va per la strada in bicicletta!". L'Azira casca dal pero "Ah no? E dove dovrei andare, sul marciapiede?". Poi scatta il verde. Buon viaggio.
    Altro episodio tipo. A centro carreggiata asfalto bello liscio ma anche, ahimè, le due corsie del tram. Ai lati solo arcigni sanpietrini. Agli estremissimi lati le solite macchine in doppia fila. Velocità di crociera massima consentita a qualunque mezzo, indipendentemente dal tipo di alimentazione e numero di ruote... diciamo un paio, massimo tre, metri al quarto d'ora. Sempre per i torinesi, trattasi di Via Madama Cristina poco prima dell'incrocio con Corso Vittorio Emanuele. Ora, carissima mechata strombazzante con braccialetti tintinnanti ed occhiali scuri da panterona arricchita con pure il tagliando dell'assicurazione griffato Dolce e Gabbana... cosa ti fa pensare che, se io mi sposto sulla destra, tu riuscirai a giungere una mezz'ora prima alla scopata mattutina col tuo amante, che ti aspetta all'angolo di Piazza Carlina prima di andare in ufficio? Sei davvero convinta che IO sia la causa del tuo doverti rassegnare ad un saluto dal finestrino invece della eccitantissima sveltina nel bagno del bar gremito per le colazioni? Ma soprattutto... cosa, dimmi per piacere cosa, ti rende così certa che le sospensioni del mio velocipede siano estremamente migliori di quelle del mastodontico Suv che porta in giro il tuo delicato culo e quindi io possa tranquillamente deambulare sui sanpietrini mentre tu sgusci liscia come l'olio sull'asfalto a centro carreggiata. Io, non so se l'hai notato, sono almeno 200 metri che mi sfianco come Chioccioli sul Pordoi per cercare di rendere la nostra convivenza forzata il più breve possibile, per non farti pesare più di tanto la mia presenza: contando sul tuo buon senso. Ma visto che dimostri di non avere nè quello nè un sacco di altre cose... bene, io ti aspetto al varco di Via Accademia. Perchè lì la strada si restringerà a due minuscole corsie, giusto lo spazio di una macchina per senso di marcia: lì io, mia cara, mentre ti accasci piangente sul volante bloccata in una coda dalle proporzioni epiche, salirò sul marciapiede (era questo che volevi, no? E io ti accontento) e ti supererò dall'alto metaforico del gradino con fare fintamente indifferente, elegante come Coco Chanel alla fine di una sua sfilata. Poi m'infilerò giusta giusta fra te e la macchina che ti precede e, allo scattare del verde, verrò colta da improvvisa mancanza di forze (mi sono spompata per te, prima, ricordi? E qui il tratto è anche un filo in salita): procederò lenta ed affaticata, guardandomi attorno stremata. E con la coda dell'occhio mi godrò lo squallido spettacolo di te che imbracci il telefonino, piazzi l'auricolare e ti masturbi col vibracall.
    E ringrazia: che a me, i sanpietrini, mi hanno solo fatto venire una male tremendo alla patata, altro che orgasmo in corsa!
    October 01

    Copia e incolla

    LEGàMI

     

    Non vorrei che ti facessi un’idea sbagliata di me. Il fetish non mi interessa. Dovevo imparare a fare i nodi e il corso di bondage costava meno di quello di vela. Ci sono giorni in cui il tuo odore mi scivola addosso come una carezza. Mi hanno regalato anche un kit di corde in canapa. La prima lezione è stata sulle nozioni di sicurezza e i nodi base. Ci sono giorni in cui vorrei riuscire a trattenerti dentro di me. Poi siamo passati ai nodi base per polsi e caviglie. Una volta capita la tecnica ho imparato a legare anche torso, braccia e gambe. Ci sono giorni in cui mi illudo di non averti mai incontrata. Il body harness, la legatura completa è astrusa, ma meno delle semi-sospensioni e delle mummificazioni. Ci sono giorni in cui ti canto il mio tormento e tu mi consoli. Sei lezioni in tutto. Sono soddisfatto, ce l’ho fatta, di solito non sono costante negli impegni. Ci sono giorni in cui ti accosti a me con una delicatezza che blocca il fiato. Non voglio farti male, ma non posso permetterti di andare via. Ti tratterò bene, mi prenderò cura di te. Ci sono giorni in cui nel mio cuore stringo tutta l’ umanità che desidero, perché accoccolata tra i miei sensi ci sei tu. Se fai la brava non ti immobilizzo al letto, ma devo bloccarti in qualche modo, lo capisci? Userò un restrittore. Ma stai ferma, per favore. Vedi, non ho preso quello con la barra posteriore in metallo, è in cuoio e pelle, anche il collare e le polsiere; metti bene le mani dietro la schiena, così. Stai calma. Con le mie lacrime potrei pulire tutto il dolore del mondo, in certi giorni. Voglio regalarti il cimitero che ho dentro. Farti entrare nella mia casa blue dalle pareti venate di plasma e farti scivolare sul tiepido parquet screziato. Ti farò camminare nella mia anima. E’ un privilegio unico. Accenderemo una torcia alla volta per rischiarare il cammino. Sarà come percorrere una galleria, ci fermeremo in ogni stanza che valga la pena di essere raccontata.

    postato da: LaGradisca alle ore 10:26 | Permalink | commenti (26)
    categoria:legàmi

    giovedì, 14 settembre 2006 Difficile io citi. Ma questo mi era proprio piaciuto: non ricordo neppure più come ci ero arrivata. Figuriamoci il blog dell'autore, con cui mi scuso fin d'ora...