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    December 16

    Ti amo (tentativo di dichiarazione d'amore su blog senza ausilio di glitter e video musicali)

    Ti amo. Molto placidamente e follemente, di una follia traslucida che mi inumidisce la pelle delicata delle gambe se solo ci penso. Ti amo perchè non hai paura del confronto: al punto da regalarmi l'agognato vibratore. 17 centimetri di vibratore. Ti amo perchè hai chiarito alla commessa che io lo volevo assolutamente silenzioso (non voglio che mi si ricordi sonoramente che ho un frullatore, in mano) e vi siete messi a fare la prova inquinamento acustico in mio onore. Perchè te lo sei fatto impacchettare come un cristallo di Baccarat e quando l'ho aperto te lo rimiravi tutto contento, come un bambino di fronte al suo giocattolo ("Guarda, è pazzesco! Ha pure le venature! E' tutto rosato in cima, sembra vero!"). Ti amo perchè hai pazienza. E aspetti, per l'appunto, pazientemente, che io mi decida ad usarlo con te. Ti amo perchè hai il senso dell'umorismo: e quindi hai concordato con me che solo un uomo poteva aver scritto il foglietto delle istruzioni ("lunghezza 17 cm": falso. L'ho misurato: sono 16. "Una volta aperta la scatola, siete pronti ad introdurre le pile": veramente io pensavo di essere pronta ad altro, una volta aperta la scatola).
    Ti amo perchè nella scatola azzurro mare sul mio comodino stanno ad attendere un paio di manette. Ti amo perchè non ci abbiamo discusso sopra neppure un istante: senza peluche, tantomeno rosa, è fuor di dubbio. Ti amo perchè forse il piacere più grande che mi daranno quelle manette è il ricordo dei tre tizi che chiacchieravano davanti alla bancarella di Via Po dove le ho comprate, la consapevolezza del loro sguardo sulle mie spalle mentre mi allontanavo e magnanimamente evitavo loro l'imbarazzo di voltarmi e coglierli in flagrante. Mi allontanavo dopo un placido "Scusi, quanto costano queste?" (io che brandisco le manette tintinnanti) "5 euro" (il padrone della bancarella che risponde piuttosto scazzato, i due tizi con lui che ammutoliscono di fronte al mio sguardo tutt'altro che basso) "Bene, me le dia". Si allungano i soldi, si mette il pacchetto in borsa, si saluta scazzate (per ricambiare la cortesia ed essere coerenti con l'acquisto) e ci si volta decise ma lente. Tac tac tac, finale in sfumando.
    Ti amo perchè non ho mai bisogno di chiederti nulla: mi basta al limite comunicartelo in sintesi. Ti amo perchè quel che accade dopo è semplicemente che ti si illuminano gli occhi d'innocenza: non ti stupisci nè ti scandalizzi, non inizi a sbavare come un vecchio maleodorante che s'imbosca in un cinema e neppure ostenti sorrisi strafottenti e paternalistici da tecnico scafato e pure un po' annoiato. No. Tu no. Tu ti arrapi di un arrapamento che mette allegria. La più sconcia, volgare e tremenda delle fantasie diventa più virginale di Santa Maria Goretti, semplice come un'addizione di prima elementare, naturale e spontanea come... come non lo so cosa: non mi viene in mente qualcosa di altrettanto naturale e spontaneo.
    Ti amo per il vino nei grandi calici di cristallo, la benda nera a pois bianchi e perchè mi lavi sempre i piatti; per la cera bollente che si solidifica subito, il limoncello ghiacciato ed appiccicoso e perchè mi hai cambiato il tubo del gas in cucina; per le punte delle lame della tua collezione di coltelli, le tue cinghie di cuoio spesso e per gli agnolotti al ragù che mi cucini aspettandomi e mi servi cerimonioso nel piatto; per i Nirvana e Marylin Manson in sottofondo, i 4 metri di corda bianca e la mezz'ora che hai passato ad infilare nastri nei biscotti col buco che io ed i tuoi figli volevamo appendere al mio albero di un metro e 80 cantando "Tu scendi dalle stelle"; per le nuvole dense del fumo dolce, la tua abilità nell'arrotolare le cartine, il clic della macchina fotografica nell'oscurità forzata e la coperta rossa sul divano davanti alla tele; per le mie scarpe col tacco a stiletto di metallo, tutti i babydoll che mi aspettano sugli scaffali dei negozi e per il piumone che mi rimbocchi la mattina pima di andare via, ogni mattina, prima di andare via.
    Per i cinema, le toilette dei ristoranti, dei treni, degli aerei, le spiagge, i pedalò, gli scogli, gli asciugamani, i lettini, i materassi buttati per terra, i tappeti, gli specchi davanti ai lavabi, le vasche da bagno, le docce, le cucine, i tavoli, le sedie, i divani, il buio, la luce, la musica e le parole ed il silenzio di tomba.
    E perchè quando un incubo mi sveglia in piena notte non so dire se è stato l'incubo, a svegliarmi. O il tuo abbraccio stretto in cui mi ritrovo, senza rendermene conto, in cui gradualmente il respiro rallenta ad un ritmo più regolare e gli occhi non restano più spalancati incontro al buio pesto.