Azira's profileCambio, cambio, cambio d...PhotosBlogLists Tools Help

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    March 21

    Post retrodatato

    Questa la scrissi tempo fa, in privato: e continua a parermi molto attuale. E mi piace ancora molto. La pubblico.
     
    "Premesso che, padrone di crederci o meno, ieri sera proprio non avevo capito che dicevi sul serio. Brutta bestia, la chat, a volte. Premesso questo. Leggi: e leggi fino in fondo.
    Ora ripensa alla tua incazzatura: falla montare bene, che come dicevamo ieri la rabbia è meglio di tante altre cose. Non ci passare sopra, non placarla. Ripensa a quanto ti giravano i coglioni perchè avevi una voglia matta ed io non capivo. A quanto ti dava fastidio pensare che io facevo finta di non capire per tenerti sulla corda, per esasperarti il desiderio. A quanto ne avevi piene le palle della mia cerebralità e dei miei giochetti mentali. A quanto ti dava in testa sto cazzo di telefono che continuava a squillare per dire cosa? Scusa? Tanto ormai era andata, non c'era niente da dire. A come ti ha urtato che mentre tu eri lì che mi comunicavi che volevi venir qui a farmi male con quella cosa meravigliosa che ti ritrovi in mezzo alle gambe, io intanto chattavo pure con un mio amico. Ripensa alla tua rabbia di non aver potuto fare quel che volevi, quando e come lo volevi, perchè io sono una stronza che vuol far vedere che non si piega. O una cretina che non capisce.
     
    Ripensaci. E vieni qui e, per una volta, incazzati di fronte a me. Dimmele in faccia, tutte queste cose: non te ne arrivare qui con l'aplomb del commesso viaggiatore. Facciamoci una bella, sanissima e furiosa litigata. In cui io ti dico come giravano pure a me, i coglioni, di fronte al tuo "io c'ero" e poi via, off line, niente possibilità di replica. E come ti avrei pestato per il tuo condurmi a doverti chiamare e richiamare più volte senza che tu mi degnassi della minima attenzione. In cui ti dico come pure a me questo pareva un giochetto per farmi incazzare, ad un certo punto: e questo mi faceva ancor più incazzare. In cui ti dico che a uno che mi chiude il telefono in faccia a quel modo io avrei tanta voglia di sbolognare un violento pugno nello stomaco.
     
    Facciamocela, sta litigata: con la freddezza che contraddistingue il giorno dopo, che uno riesce un po' di più a controllarsi, all'inizio. Ad esser freddo e calmo in maniera irritante. E più vede che l'altro si controlla più gli girano le palle. Cominciamo a battagliare già a parole, quei dieci minuti prima di finire a battagliare sul letto. Così sul letto ci arriviamo ancor più carichi di amore-odio che ci sentono fino in piazza. Così siamo talmente carichi ed esasperati che magari non ce la facciamo neppure ad arrivare fin su, e se ci arriviamo neanche capiamo come e quando abbiam fatto le scale. Così ci arrivi talmente incazzato che a costo di prendermi per i polsi e placcarmi sul materasso ma porca miseria, te lo tiro fuori quell'urlo. E mi mordi sul collo quando in realtà vorresti entrarmi dentro ma a sto punto tesoro voglio proprio metterti alla prova e vedere quanto resisti prima di chiedermelo tu, visto che ti vanti tanto di saper resistere e fai la finta tonta quando io voglio venire lì e scoparti. E ti ritrovi a..."
     
    ....a.... il resto non lo pubblico. Sono affari miei e del diretto interessato a quella mail. Stop. Arrangiatevi e lavorate di fantasia, voi altri.
    March 19

    Della portata filosofica di un sms.

    Ebbene sì, lo ammetto. Sono una sms addicted. Il mio telefono non è un mero oggettino di plastica, vetro e metallo (anzi: i miei telefoni non sono un etc etc...). No. E' la mia agenzia di stampa personale. Neanche l'ADN Kronos dirama tante informazioni al giorno quanto me. Io non comunico: io dilago per l'etere. E siccome ho tantissime doti (vedi il post "Ama il prossimo tuo come te stesso"), ma non quella della sintesi, per i miei destinatari l'arrivo dei miei sms coincide quasi sempre con un rock'n roll di un quarto d'ora o, in caso di funzione vibracall, con il terremoto dell'Irpinia direttamente nelle mutande. Anzi, secondo me qualcuno avrà pure collegato al mio nome una qualche suoneria particolare, a seconda del grado di simpatia che nutre nei miei confronti: quindi dalla marcia nuziale allo sciacquone del cesso, per intenderci.
    Esiste però un sms particolare, brevissimo, che ormai sto seriamente pensando d'inserire d'ufficio fra i predefiniti (dopo "Sono in riunione" ma prima di "Quando ci vediamo?"), in modo da non dover nemmeno più prendermi la briga di digitarlo. E' estremamente incisivo, significativo e pregnante, nella sua brevità: più che un sms è uno stile di vita. Talmente noto fra i miei fans che spesso, prima ancora che io lo abbia spedito, mi arriva la risposta (la quale in genere è "Lo so: non dirlo"). L'sms è il seguente: "Me ne fotto". Variante sul tema: "Al momento me ne fotto" (se sono nel mio periodo possibilista: il che avviene di solito una settimana prima del mestruo, dopo una sbronza triste o quando capisco che è ora di rifare la tinta).
    La frequenza con cui io sono costretta a ribadire questo concetto non è, secondo me, indice del fatto che me ne fotto di parecchie cose: ma è invece il preoccupante segnale dell'idiozia dilagante fra la gente di cui mi ostino a circondarmi. Anche quella che solitamente gode della mia massima stima (fenomeno che si verifica con la stessa frequenza del passaggio della cometa di Halley): ecco, anche quella ogni tanto ha dei momenti di debacle... che io tollero e perdono, certo. Ma non posso fare a meno di rilevare col tatto e la delicatezza per cui sono nota.
    Ad esempio... si è qualche settimana fa meritato il mio "me ne fotto" il tizio tanto carino, gentile e di sani principi che, in un momento di autoesaltazione, sentendosi evidentemente la reincarnazione di Freud sotto mentite spoglie, ha etichettato la mia recente mania di portare i capelli più corti possibile come un "tentativo di negazione della tua femminilità". Ho fatto gentilmente accomodare sullo stesso carro bestiame diretto al più vicino campo di concentramento ancora in attività anche l' autore di "stai cercando di diventare un uomo" (espressione meno dotta dello stesso concetto delle balle). Certo, come no? Perchè non ci mettiamo in mezzo anche l'invidia del pene ed il complesso di Edipo, eh? Così, tanto per far numero... Vai a fare capire agli psicologi del bar dello sport che io non mi sono mai sentita così donna come da quando ho i capelli non più lunghi di tre centimetri! E che l'unico momento della vita in cui mi capita di rimpiangere di non avere una proboscide in mezzo alle cosce è quando mi scappa la pipì in una strada deserta, priva di bar e cespugli ad hoc. Certo, è un'immagine di donna un po' diversa da quella cui sono abituati: sicuramente non ispiro, con sta testa quasi rasata, rassicuranti e poetiche visioni di bionde principesse che su morbidi divani damascati sciolgono le chiome fra il taffetà azzurro. Infatti non ci tengo, ad ispirarle. Io semmai mi vedo meglio di notte, in piedi su una scogliera, di fronte al mare in burrasca, avvolta da un mantello nero e con le unghie laccate di rosso. Con uno a fianco steso su un lettino a cui spiego come sia grave che, a 40 anni suonati, si sia ancora alla ricerca della figura materna...
    Un altro "me ne fotto" è partito poi in risposta ad un saggio ed equilibrato "Fare danni continua a lasciarti il gusto di vuoto dentro. Non costruisci nulla". Bene. Lo so. Prendo atto. E me ne fotto. Specie se sono mediamente incazzata. Specie con chi so io. Io non sono nata per compiacere quelli che in una donna cercano la conferma del proprio fascino, quelli che pensano che basti passare a prendermi ogni volta su una macchina diversa perchè io diventi improvvisamente la personificazione della fidanzata perfetta. Io non sono perfetta. O meglio: sì. Una perfetta rompicoglioni. Io ci provo proprio un gusto perverso, a fare girare le palle alla gente: profondo ogni giorno quantità spropositate di energia, allo scopo. Dovrei, lo so, dovrei trattenermi, amico mio: ogni volta mi dico "no, stavolta me ne sto qui buonina, non giudico a priori, non provoco, non istigo, non punzecchio. Non ostento la mia noia mortale, abbasso gli occhi pudica come un'educanda appena uscita dal collegio delle Orsoline, ridacchio gentilmente con la manina davanti alla boccuccia delicata non prima di aver strisciato un po' la faccia sul termosifone così magari mi riesce pure di arrossire un attimo. Poi mi metto anche un paio di occhiali da bibliotecaria frigida, spessi almeno quanto il classico fondo di bottiglia, così se mi parte uno sguardo satanico si frantuma contro il vetro e mi ritorna indietro tipo boomerang. Anzi, a sto giro limito pure i miei argomenti di conversazione: disserterò amabilmente dell'ultimo cd della Pausini, che naturalmente sono corsa a comprarmi appena uscito. Scaricarlo da internet? No no, per carità: rifuggo da tutto ciò che è illegale. Sospirerò sognante al ricordo di "Questo piccolo grande amore" il cui testo conservo sul comodino e me lo leggo tutte le sere prima di andare a dormire: quindi entro le dieci massimo. E quando mi si apostroferà con principessa, nelle mie pupille appariranno tante romantiche stelline come in quelle di Candy Candy, attorno a me inizieranno a volteggiare puttini rosati ed io appoggerò teneramente la testa sulla spalla del mio cavaliere socchiudendo le palpebre, il mio respiro diverrà un flebile alito di vento marino ed io tacerò con un sorriso estatico stampato sulle labbra: fragile, indifesa, femminile. Lungi da me usare termini quale passione, desiderio o rabbia. Soprattutto non tutti e tre insieme. Sarò semplice come il gioco dell'oca, come una addizione delle elementari, tenera come una mousse alla fragola, come una brioche appena sfornata. Accondiscendente come un prigioniero di Guantanamo con un manganello nel culo".
    Perchè è poi così, che mi sentirei, in definitiva, amico mio, se facessi come dici tu... è così che mi sento ogni volta che ci provo... ogni volta che provo ad accontentarmi.
    March 16

    Ultim'ora

    Ore 15,36 odierne: qualcuno finisce sul mio blog digitando su google "inserire le pile nel vibratore". Ora... al di là di tutto... ma benedetta donna (o benedett'uomo, tutto è possibile)... ma invece che cercare su internet... perchè non cerchi direttamente sul vibratore?! Che diamine di modello astruso ti hanno rifilato?!   
    March 15

    Ama il prossimo tuo come te stesso

    Certo, potrei incazzarmi. A morte. Come sempre. E minacciarti di... boh... piombarti in casa in piena notte, in autoreggenti, pizzo nero e tacco 12 e, con la scusa di un giochetto erotico (tanto per spezzare un po' la monotonia del io ti bacio tu mi baci tu mi tocchi lì io ricambio tu valuti il mio livello di umidità e quindi via, si parte, zum zum).... ecco, con quella scusa... ammanettarti al termosifone. Schiena, al termosifone. Non prima di avere tarato la caldaia sui.... 100 gradi? La temperatura di ebollizione dell'acqua, sì: e del tuo culo. E prima di andarmene via nobile ed altera, infilarmi la chiave delle manette negli slip (quelli di pizzo di cui sopra) proferendo "Ora sì, che sei davvero libero, amore mio".
    Oppure.... vediamo... legarti alla testiera del letto (ma per questo dovrei farti venire a casa mia, il tuo letto non ha la testiera, tantomeno di ferro: e non so... Poi va a finire che mi tocca dare il bianco: odio gli schizzi di sangue sul muro)... dicevo, legarti da qualche parte, comunque disteso a pancia in su. Trafiggerti il petto camminandoci sopra e passarti l'accendino fra le cosce. Eh, che ne dici? Farti sentire tutto l'ardente calore della mia passione. Mentre io, quello che sentirei, sarebbero i tuoi peli pubici che sfrigolano come bastocini Findus nell'olio bollente.
    In alternativa, buttarmi sull'arma bianca. Un luccicante ed affilatissimo pugnale, meglio se col manico di avorio (sai, sono sempre piuttosto teatrale, io): con la cui punta accarezzarti romanticamente la gola. Una lama luccicante come un diamante. Certo, un diamante è per sempre: ma so bene che l'espressione "per sempre" ti provoca immediati conati di vomito. Anche a me. Infatti un pugnale non è per sempre: è giusto per un paio di secondi. Quelli necessari a squarciarti la giugulare.   
    Poi avrei una certa ideuzza che coinvolge la torcia olimpica di proprietà di un mio amico, il fuoco ed il tuo meraviglioso fondoschiena: secondo me è decisamente meglio di una zucchina fredda di frigo, non trovi? Più calorosa, come esperienza. Non preoccuparti, darling: ho decine di cubetti di ghiaccio nel frezeer pronti ad alleviare le tue pene d'amore.
    Perchè questo è amore, rilassati. Rilassati e mettiti a 90 gradi, cortesemente. E' amore viscerale e profondo (molto pronfondo), amore senza tregua e limiti: stai tranquillo. Fa più male a me che a te: non si dice così? Nessuno è mai riuscito a farsi amare da me al punto di volerne vedere il sangue: potrà sembrarti strano, ma è una bella notizia, sai?
    Uh, mi viene in mente anche che potrei avvelenarti il cane! Ah, già, non hai un cane... dovrei regalartene uno, prima. Però... povera bestia, dai: che c'entra lei? Avveleno te, via: niente stragi di innocenti. E se non trovo l'arsenico (ed i vecchi merletti), mi abbasso al Guttalax: che in ogni caso è sempre un modo come un altro per farti soffrire. Quand'è che vieni a cena da me, tesoruccio?
     
    Ok, mi pare abbastanza: ora tira un bel sospiro di sollievo, sweet honey meraviglioso, mio troneggiante re dell'harem virtuale e non. E' partito bene, questo post. E' partito con "certo, potrei incazzarmi". Potrei.
    Ma io, come ben sai, sono una gran signora, nell'anima: tanto priva di qualsivoglia pudore ed autocontrollo in certi ambiti quanto fredda, razionale e distaccata in altri. E soprattutto ho un gran senso dell'umorismo, che più di una volta hai avuto modo di apprezzare e sfruttare. A volte lo hai anche subito, è vero: ma cosa vuoi, è il rischio del mestiere. Il tuo, mestiere: sulla cui definizione mi sono già dilungata in precedenti post. Ed il mio. Che è quello di adorarti non riuscendo tuttavia a fare a meno di ridere di te. Di più: ho lo spirito del gioco. Dote rara, ricordatelo... difficilissima da trovare: che è quella che salva te, il tuo cane, la tua macchina ed anche me. Oltre a farci ridere, e con noi un sacco di altra gente.
    In più ho questa fortuna di essere capace di mettere due parole insieme su un monitor: l'effetto catarsi del post. Per questo potrei incazzarmi: potrei. Ma non lo faccio. Proprio non ci riesco, tranne in rari momenti di obnubilamento alcolico: ma anche lì, ormai, sono prossima all'assuefazione. Al momento quindi resto qui, tranquilla e pacifica: in attesa d'incazzarmi sul serio. Pregando che avvenga presto, chè francamente tutta questa mia tranquillità comincia a dare in testa e a noia persino a me. Mi stupisce: ed un po' me ne dispiaccio.
    March 04

    Andata e ritorno, grazie.

    Corri. Corri. Corri più veloce che puoi. Corri fino a quando il cuore ti esploderà nel petto e gli occhi ti schizzeranno fuori dalle orbite a forza di cercare sorsate d'ossigeno ed i muscoli ti tireranno fino a farti rantolare dal dolore. Corri fino a quando non ti sarai dimenticato il motivo per cui hai iniziato a correre. Basta che corri. Corri sputando veleno sul selciato, corri per inerzia, corri urlando di rabbia e piacere e disperazione. Corri verso il vuoto, verso il buio, travolgi le ombre. Corri vomitando tutto quello che hai da vomitare, corri senza limitarti... corri, porca puttana! Scoppia, deflagra, sbiella, svalvola, precipita... come cazzo si fa, altrimenti, a tornare, se non si corre??? Ma corri deciso, parti lancia in resta e non ti voltare, non ti voltare un solo istante. Non devi far finta. Corri. Devi! Devi correre! Devi, perchè se non lo fai resterai sempre fermo al solito posto, mentre tutti gli altri attorno a te ti superano ed ansimano e sollevano polvere e quando te ne sarai reso conto sarà ormai troppo tardi. Devi correre per correre, senza meta e calcolo e percorsi stabiliti a priori: devi correre per stramazzare al suolo senza respiro, non per arrivare da qualche parte...
    Devi correre perchè, se fai bene attenzione, il fiato di qualcuno sul collo ce l'hai sempre: ed io sono maestra nell'alitare sul collo altrui. Colleziono lisce superfici di pelle tenera del collo come farfalle nello stomaco. Violenta, senza alcuna delicatezza, e tuttavia sorridendo serafica. E scopro il mio, di collo, perchè non perdo mai il gusto della corsa. Io corro, sempre e comunque. Corro per paura e sfida, corro per oltraggioso coraggio e provocazione, corro per istinto primordiale. Corro perchè ferma da qualche parte non ci resterò mai, a dispetto delle apparenze. Corro per curiosità, corro per farmi prendere a schiaffi dal vento e soffrire e morire e risorgere: per le lacrime che l'aria gelida mi fa nascere negli occhi, per il mio urlo nella pancia, per il tempo che non mi basta mai ed io non posso stare qui ad aspettare senza far nulla.
    Corri. Tu non sai quanto sia bello correre sul serio. Avere qualcosa da inseguire e da cui scappare. Qualcosa che ti terrorizza davvero ed in quel terrore affondare coscientemente ed affrontarlo a testa alta. Correndo. A perdifiato.
    Conosco poche persone in grado di afferrare questo concetto. Anzi: al momento solo una. 
    March 02

    Fine di un mito (speriamo)

    Una cosa è certa: è tutta colpa mia. Decisamente me le vado a cercare: d'altronde, se non mi cacciassi regolarmente in un qualche casino, non mi sentirei abbastanza viva.
    Il punto è questo: è chiaro anche ad un bambino che se una persevera nel pubblicare post vagamente erotici se non addirittura chiaramente pornografici (e qui, vi prego, risparmiatemi l'eterno dibattito "cos'è erotico e cosa pornografico", chè francamente ne abbiamo tutti quanti le palle piene, no? Scopiamo e basta, poi ci penseremo)... dicevo, è chiaro che poi si ritrova a fronteggiare richieste di aggiunta nell'elenco contatti msn al ritmo di almeno un paio al giorno: di gente che tutto ha intenzione di fare, meno che disquisire della crisi di governo e del concetto di superuomo (no, forse del superuomo sì: ma sotto un aspetto decisamente meno filosofico). Perchè nel tuo blog ci finiscono quelli che su google digitano "affogami con il tuo cazzo" (ed è ancora in corso un avvincente dibattito fra me ed i miei amici sul se si trattasse di una donna o di un uomo), "come diventare uno scopatore folle" (un uomo: spero... altrimenti vuol dire che noi donne dobbiamo sempre pensare a tutto, anche a cercare i manuali), ed addirittura "mutandine mestruazioni odore" (e mi astengo da ogni ipotesi: è uno scenario troppo spaventoso quello che si aprirebbe). Mi illudevo di aver arginato il fenomeno cambiando l'intestazione dell'elenco con il mio contatto: da "Scrivimi" a "Nonladòchattosolo". Ma a quanto pare non basta: ci vuole un'azione di forza. E cosa meglio dello sfatare il mito, della banalizzazione, della normalizzazione della mantide che si nasconde dietro un avatar in bianco e nero? Quindi questo sarà un post di autodistruzione: mi costa, ma a mali estremi estremi rimedi. Tecnicamente parlando, sarebbe il caso che lo infarcissi di parolacce, così aumentano le possibilità che venga letto anche quando lo avrò pubblicato da un pezzo: ci provo, ma non garantisco. Semmai creo un link permanente...
    Dunque... sono una donna di 35 anni. E fin qui... fisicamente non sono uno schifo ma nemmeno uno schianto: dal basso del mio metro e sessanta scarso forse dimostro qualche annetto di meno, ma sicuramente non posso competere con una 24enne (come mi è stato ricordato giusto qualche ora fa: cosa ribattere? La matematica non è un'opinione, ed io sono troppo razionale per mettermi a contestare le scienze esatte). Insomma, magari la mia porca figura la faccio pure: ma non ho mai provocato frontali mentre attraversavo un incrocio. Anche perchè solitamente deambulo per la città con una espressione incazzusa più respingente della scorreggia di una puzzola (ed ora che ho scritto "scorreggia" chissà chi "cazzo" mi ritroverò a chiedermi di chattare), con un metaforico cartello appeso al collo: "Non dilaniatemi i coglioni" (apprezzate, vi prego, il mio sforzo titanico di dar fondo al mio bagaglio di turpiloquio).
    Ho un lavoro fisso che non mi piace per niente e mi rende più frustrata di un impotente e mi costringe spesso a levatacce alle sei e un quarto della mattina: orario che, è lapalissiano, influenza notevolmente la mia vita sociale nonchè sessuale. E siccome non mi rende abbastanza soldi, ne ho molti altri, di lavori, che mi piacciono da matti ma eternamente precari: ed essendo tali mi obbligano ad ingoiare vagonate di merda con un sorriso il più ebete possibile stampato sulla faccia. Quando devi arrivare a tutti costi a non toccare per l'ennesima volta il fido in banca, non si tratta più di diplomazia ed arte del compromesso: si sconfina direttamente nel campo dell'autoflagellazione. E questo comincia già a spiegare la mia espressione incazzusa, direi.
    In tale scenario non posso permettermi una macchina: ciò significa che per buona parte della settimana salgo e scendo nevroticamente da autobus e tram zeppi di cafoni, vecchiette puzzolenti e muratori albanesi, qualunque temperatura ci sia, fiondandomi da una parte all'altra della città come una pallina da ping pong, impiegandoci il doppio del tempo e smadonnando contro ritardi, deviazioni e cambi obbligatori di vetture sinistrate. Senza parlare che la mia autonomia di movimento è pari a quella di un paralitico di fronte alla scalinata di Trinità dei Monti. Ed anche questo influisce notevolmente sulla mia vita sociale nonchè sessuale. Ed anche questo contribuisce a spiegare la mia espressione incazzusa. Non trovate?
    Insomma... potrà essere deludente per gli scopatori folli ed i cazzi affoganti, ma il mio primo pensiero la mattina, quando mi alzo, è la bolletta scaduta di Infostrada chiusa nel cassetto che faccio finta di avere dimenticato, e non il metodo migliore per raggiungere l'orgasmo multiplo: per la maggior parte del tempo l'unica cosa che voglio raggiungere è il fine mese.
    Dopodichè... è vero, bevo alcool e fumo come una turca e faccio uso di droghe... ma l'unico alcolico che mi concedo è il vino e raramente arrivo a barcollare sputando bile nella tazza del cesso, le mie sigarette sono light e non mi sono mai dedicata alla cocaina, l'eroina, gli acidi ed i funghi allucinogeni (a meno che il godimento procurato da un piatto di tagliatelle ai porcini non venga considerato una esperienza psichedelica): l'ultima canna che mi sono fatta risale a due mesi fa, e prima di allora credo fosse passato altrettanto, se non di più. Non sono mai stata ad Amsterdam nè ad Ibiza, nè mi attira l'idea di andarci: il viaggio più eccitante che ho fatto è stato un Torino-Borgaro Torinese di recente memoria. A Colonia ho visitato il duomo, a Glasgow i falansteri di Owen ed a Londra il massimo della depravazione è stato il museo delle cere di Madame Tussaud. 
    Quando vado in ferie evito come la peste luglio, figuriamoci agosto: e quindi a settembre mi seppellisco in un paesino della Liguria di venti metri quadri, due panetterie ed una balera, dove i miei hanno un appartamento (e Dio sia lodato, che ce l'hanno: per il motivo economico di cui sopra), facendo "spiaggia casa giornalaio spiaggia casa" (ah, sì: c'è anche il giornalaio) insieme a quattro pensionati e due pargoli in età prescolare, unici abitanti rimasti in quel periodo. Andando a letto alle dieci, massimo a mezzanotte se decido di concedermi la botta di vita di un film al cinema (o meglio: se ho il culo che il cinema locale dia qualcosa che, con un po' di sforzo, potrebbe interessarmi). Ah, dimenticavo: nel medesimo appartamento ci sono anche i miei. La mantide, la morbosa e pervertita, ragazzi, tenetevi forte, fa le ferie nel deserto con mamma e papà. Ed il suo cane, eternamente con lei: cane adorato ed accarezzato e baciato. Sì, baciato. Sì, un cane ha i peli. E allora?
    Mamma e papà da cui sistematicamente, tutte le domeniche (o quasi) vado a pranzo: salendo le scale con un borghesissimo vassoio di paste ed un terribile senso di colpa perchè anche questa settimana è passata senza che io abbia telefonato o mandato un sms alla mia mamma. Figuriamoci passare a cena. E non li chiamo "ehi tu". No no: li chiamo proprio "mamma" e "papà". E li abbraccio forte e li bacio ripetutamente e li amo follemente. Borghesemente e senza la minima ombra di perversione, pensa un po'.
    Non ho piercing o tatuaggi o spille da balia infilzate fra le grandi labbra, il mio armadio è zeppo di tailleur e se devo scegliere preferisco una cena in casa con gli amici più cari che una serata in giro per locali. La sera nove su dieci mi metto in pigiama, mi piazzo pure un paio di calzini di lana ai piedi e mi faccio un the caldo con le fette biscottate.
    Dopodichè scrivo e pubblico sti post. Ora...signori... ma voi vi rendete conto di quel che scrivo? Voglio dire... l'afferrate davvero la morbosità e la devastazione e la passione che ci stanno sotto? O vi limitate a smenarvelo ad ogni passaggio più dettagliato saltando a piè pari i preamboli e le analisi psicologiche? Allora, fate uno sforzino: vi pare che portare una con una vita così, una così scazzata e piccolo borghese, a partorire certe cose, sia un giochetto da ragazzi? Il fenomeno è una roba da annali: io non ho nè tempo nè voglia di mettermi a scopare con mezzo mondo! Non sarei umana, se il primo coglione che si presentasse qui mi mandasse il sangue alla testa, siamo seri!!! La semplice e brutale verità è che ho una pseudo relazione con l'unico stronzo che ha fatto del suo essere stronzo un'arte: che, come tutte le arti, richiede talento. Ed il talento uno o ce l'ha e non ce l'ha. Ed ogni volta che lo vedo pubblico pezzi che non scrivo io ma i miei ormoni: che nel giro di una decina di giorni si placano e poi risorgono come l'araba fenice o forse no. O magari ha avuto solo culo, che ne so? Ed il forse è quello che salva la pseudo relazione: il forse è l'unica cosa che sconfigge la noia. Poi io avrò i miei motivi per lasciarmi massacrare da lui e lui i suoi per massacrarmi: non è questo quel che conta. Quel che conta è l'unicità della cosa: è il mio orgoglio smodato e notorio che si lascia calpestare, la mia rabbia furiosa che lui riesce sistematicamente a suscitare. Vi pare, ripeto, che questa sia un effetto replicabile a ripetizione, in automatico, semplicemente citandomi le cose che io stessa scrivo?!
    Ed al primo cretino che mi viene a dire "ma allora perchè non le scrivi direttamente a lui ste cose? non le pubblicare così poi non ti lamenti" dico, appunto...cretino! Primo perchè non capisci che per me scrivere e pubblicare è come per te respirare e farti una sega: irrinunciabile. Secondo perchè fa tutto un altro effetto una cosa che rimane fra me e te ed una che tutto il mondo legge ma che solo pochi selezionati capiscono fino in fondo.
    Ed ora che mi sono banalizzata, normalizzata, spiegata, credo che il mio blog subirà un vertiginoso calo di ascolti: lo stesso vertiginoso calo che spero subirà il vostro uccello. Lo stesso vertiginoso calo che stanno subendo i miei ormoni e che mi porterà di nuovo lontana da lui, come sempre: è il forse, lo stesso forse di sempre. Il forse è la mia dannazione e la mia salvezza: ma non è che tutta la mia vita si riduca a questo! Su, ragazzi: siate pratici, ed uscite a pagare le bollette, mentre io... mentre io... mentre io non si sa bene che farò, che deciderò di fare...bene, molto bene.
    March 01

    Questo post è un crescendo.

    Fatti una bella doccia, amore mio. Fatti una bella doccia e butta i vestiti in lavatrice: così ti levi di dosso il mio odore e recuperi il controllo della situazione, semmai lo avessi perso. Se fossi in te, ed avessi il tempo, mi organizzerei il tutto con gran cura: per prima cosa mi cercherei un buon vino... un rosso, senza dubbio... niente superalcolici, per carità: quelli fanno solo venire un gran mal di testa senza illuminare i pensieri. Il vino invece no: il vino ti accarezza la lingua, ti addolcisce la bocca e scivola lento in testa e man mano che entra in circolo tu cominci a sentire caldo e non puoi fare a meno di spogliarti. Ah, mi raccomando: il bicchiere. Anche quello è importante. Un bel bicchiere, per piacere, di quelli che solo a guardarli ti viene voglia di riempirli. Quindi attaccherei lo stereo: e alzerei parecchio il volume, fottendomene del fatto che disturberei i vicini. Perchè poi da sotto il getto dell'acqua rischierei di non sentire: ed è solo questo che conta. Il proprio piacere: in questo caso della musica.
    E qui arriviamo al punto fondamentale, sempre il solito... che la riuscita della faccenda, in generale, non dipende mai da quanto sei in grado di dare, quanto sei generoso, altruista, solerte... ma da quanto hai le palle di prendere: rubare, strappare, estorcere. L'egoismo. Sii egoista, mortalmente, chè sai bene che dei mazzi di fiori non so che farmene. Lascia che io lo coltivi, il tuo egoismo, con attenzione e precisione, passi falsi calcolati ed adulazione e fughe: perchè, paradossalmente, più pensi solo a te stesso e più mi dai.
    Quindi anche ora, sotto la doccia, mentre l'acqua ti sferza la schiena, la tua schiena larga che s'incurva perfetta esattamente laggiù dove deve, la tua schiena che inonderei di morsi e saliva anche ora che sto scrivendo (anzi, più scrivo e più mi viene voglia, i miei sensi e le mie parole si autoalimentano a vicenda).... dicevo, anche ora, mi piacerebbe che pensassi che non sono stata abbastanza brava, che avresti voluto di più, che non afferro mai il ritmo giusto, che parlo sempre troppo, apro troppo gli occhi. Che urlo troppo. Persino che urlo, troppo. E scrivo e penso troppo.
    Perchè se pensi che avresti voluto di più, poi, appunto, vuoi di più. E quando vuoi di più ti si gonfia la patta all'inverosimile, tesoro mio. E più ti si gonfia ed indurisce, meno io ho voglia di ridere: inizi a farmi paura. E tu non sai quanto mi piaccia avere paura di te: il sangue che ti fluisce in mezzo alle cosce manda il mio direttamente al cervello. Sono un animale braccato dal tuo sesso, il tuo senso, la tua lingua, le tue mani, la punta dei tuoi polpastrelli che mi strizzano i capezzoli. Ed è esattamente questo di cui ho bisogno: sono il classico caso di vittima consenziente. Ho bisogno di arrendermi, di essere costretta alla resa. Mi immolo sull'altare del tuo basso ventre. Ad ogni affondo mi pulsano le tempie e ti vengo a cercare: inarcando la schiena, lavorando di addominali, stringendo tutti i muscoli, anche quelli che non so di avere. Internamente e sottilmente ed inevitabilmente già furiosa: perchè non è un cazzo vero che ho il controllo della situazione, è solo un'illusione che mi concedi ad intervalli irregolari, per gioco. Lo so che prima o poi mi trancerai il respiro, mi spezzerai il ritmo e mi toccherà restare lì sospesa a mezz'aria per ricominciare da capo.
    Tesoro... per questa furia ti casco ai piedi fradicia, ti divorerei la carne, il cuore mi precipita fra le gambe e batte lì e solo lì e mi affanno ogni maledetto secondo. Per questa furia ti ucciderei succhiandoti l'anima, chè la tua in quel momento, ne sono certa, sta fra i coglioni: e se la mia bocca non fa quel che vorresti facesse, amore mio, da una parte sono anche contenta, perchè così non perdi completamente di lucidità ed invece che implorare, come farebbe chiunque, imponi. Ed io ad una imposizione posso sempre ribellarmi: non è mai certo che esegua alla perfezione. Potrei (immagina, immagina mentre leggi, che prima o poi leggerai) cambiare traiettoria e finire esattamente fra le tue palle ed il buco del tuo culo (mamma mia, come sono volgare eh? qui mi chiudono il blog), finire lì con la lingua ed i denti e coglierti di sorpresa... non ho più lunghi capelli da afferrare per potermi trascinare dove vuoi e riportarmi alla meta...amore mio, ho alzato la posta, ora la testa me la devi agganciare a piene mani...ora... ora sono io che immagino: immagino precisamente quel che hai in mezzo alle gambe e quel che ancora potremmo fare, immagino la mia caduta libera e tacchi a spillo ed autoreggenti velatissime e... sono stanca, smorzo la tensione e chiudo qui. BUM!