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    April 01

    IO HO PAURA

    Qualche giorno fa un mio contatto aveva come frase d'entrata "Io non ho paura". Ci ho pensato. Ci ho ripensato. E poi ho concluso. Io ho paura.
     
    Ho paura del tempo che passa ed io non lo posso fermare, non posso oppormi allo sviluppo naturale di tante cose: di non avere più tempo per nulla, nemmeno quello per pentirmi, neanche per rendermi conto che non ho più tempo. Di svegliarmi una mattina ed accorgermi che non c'è più niente da fare: qualunque sia l'argomento intorno al quale volevo fare. Ho paura di non riuscire a sopportare il rimpianto. Ho paura delle mie e delle altrui scelte, ho sempre paura che non siano quelle giuste. Ho paura dei "mai" e dei "per sempre": ne ho un terrore folle, ho il terrore di ogni forma di assolutismo, delle promese indissolubili e dell'ineluttabilità. Ho paura di non riuscire a mantenerle, quelle promesse: ho paura di credere a chi quelle promesse me le fa, di tutto il dolore che ne consegue. Ed ho paura che nessuno abbia mai voglia di farmi una promessa. Ho paura delle malattie, della morte e del dolore. Di invecchiare. Peggio: di invecchiare da sola. Ho paura dei fatalisti: ho paura che la loro arrendevole filosofia di vita mi succhi la forza di vivere la mia, di vita, come l'ho sempre vissuta finora. Combattendo. Ho paura di cedere all'idea che ogni battaglia sia inutile. Ho paura che mi si spengano gli occhi. Ho paura di tutte le parole che non dico, che scrivo su fogli A4 che poi dissemino per la casa e nelle borse: ho paura di andarle a rileggere. Ho paura delle risate che sputo in faccia alla gente quando mi dicono che dovrei cominciare ad avere paura: ho paura che queste saranno una di quelle cose di cui, un giorno, mi pentirò. Ho paura che tutta la mia passione folle per la vita mi si ritorca contro in forma di cirrosi epatica e tumore ai polmoni. Ho paura di smettere di avere un ottimo motivo per salire in piedi su una roccia in piena notte urlando al mare ed al vento cosa voglio: ho paura che un giorno tutto questo inizierà a sembrarmi patetico e, per quanto io mi sforzi, non riuscirò più a non vederlo solo ed esclusivamente come tale. Ho paura d'ingrassare fuori e rinsecchire dentro. Ho paura che mi scappi il cane e vada a finire sotto una macchina. Ho paura ogni volta che i miei partono, anche solo per fare 100 km in macchina. Ho paura ogni volta che qualcuno cui tengo prende un aereo: me ne sto lì appesa al telegiornale come un'impiccata. Anche se ben poche cose mi danno una scossa di adrenalina quanto un decollo ed un atterraggio. Ho paura della me stessa che a forza di batoste ho disegnato: ho paura che mi prenda la mano. E di questo hanno paura anche i miei amici. Ho paura di non aver capito un fico della vita, di vedere solo fantasmi, di costruire castelli mentali che non sono mai esistiti in cui mi lascio rinchiudere e dove fa freddo e buio.
    Ho paura. Ho mille paure. Ma le tengo tutte qui, ancorate al fondo, schiaccio loro una mano sulla bocca perchè i vicini non ne sentano l'urlo, mi guardo bene dal lasciarle emergere. Io sono quella che se ne frega... anzi, che se ne fotte, sono quella che ride e non ha bisogno di nessuno, quella che comunque vada sarà un successo, quella che gioca e giocherà sempre, quella che sfidami, prova a prendermi se ci riesci. Quella che poi una sera china la testa sulla spalla di un amico ed inizia a piangere: e piange e piange e piange e non smette più, ed in mezzo ride, si versa da bere e si accende una sigaretta e trova ancora chissà dove la lucidità di prendersi in giro e dice "Usciamo a fare un giro?". Esco.