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    June 30

    Amarcord in ordine sparso

    Saggio di danza di fine anno, la voce roca di "Etienne": le prime autoreggenti nere della storia, bombetta nera, bastone nero, sedia nera e pose da angelo azzurro. E "Quando mi vieni vicino, sai quando poi mi butti a terra e fai finta di cascarmi addosso? Ecco, dovresti guardarmi più... più torbida" ... "Torbida??"..."Ehm, sì"... "Tipo così?"... "No, così è troppo"...eh già, così è troppo.

    Incenso all'oppio, calura di luglio, semibuio, semiparole, semisilenzio, i Cure, casa libera. Tappeto, spalle al divano, cuscini e fumo denso. Rito di iniziazione: filtrino, cartina, passami l'accendino. "Com'è?"... "Mha, non è che mi senta diversa"... "Aspetta, semmai chiudi gli occhi: e aspetta"... poi la punta delle dita dietro i lobi delle orecchie, sempre i Cure...

    Alcool, tassi d'alcool esagerati: partire alle due con la Batida de coco, proseguire di birra, cambiare alle sei col cuba libre... "Vienimi a prendere, da sola non ci arrivo"... chiudere davanti alla pasta col Matheus, che andava tanto di moda. Scala a chiocciola del soppalco della pizzeria "Ti prendo in braccio?"... "Solo perchè sono ubriaca eh? Allora devo bere più spesso".   E ancora: esterno notte, sabbia fresca, lettini disordinatamente sparsi. L'Albana: a temperatura ambiente, denso, dolce, nei bicchieri di carta, la bottiglia di vetro verde e pesante. Scivolare fino alla battigia, scavalcare la recinzione della passerella del battello, sabbia fra le dita dei piedi umidi, arrivare in fondo, stendersi con le gambe penzoloni... "Io dormo qui".    E ancora, ancora: vino, da un certo punto in poi sempre vino, preferibilmente bianco... secco, dolce, con le bollicine, senza... vino con le briciole della ciambella inzuppata dentro nel fondo del bicchiere, vino profumato dall'anguria appiccicosa sulle dita, sulla pelle calda delle braccia, vino sottratto dal frigo e portato di corsa in bicicletta per berlo sul muretto "spizzicando" salatini, vino sugli scogli con la pizza che mangiala in fretta sennò si raffredda, vino che in casa al momento non ho e a forza di scriverne me ne è venuta una gran voglia.

     

    Poi corse, sfrenate corse, sempre di notte che a correre di notte c'è più gusto: in macchina, parlando al telefono mentre un altro guida per te, con la birra in mano (stavolta la birra) ed un mazzo di fiori rinsecchiti sul cruscotto; corse con la consapevolezza che tanto arriverai tardi comunque, perchè ormai quel che doveva succedere è già successo, eppure correre lo stesso: e correndo sperare di non arrivare mai. Corse in autostrada, chiedendosi cosa ci fai lì, a correre in autostrada, invece di startene davanti alla televisione. Corse in moto, su un rettilineo poco illuminato, senza specchietti retrovisori per tagliare meglio l'aria, senza poter vedere il contachilometri perchè stai aggrappata a qualcuno, ad occhi chiusi per non capire quanto vai veloce, per non aver paura di morire.

    Libri... pomeriggi di 33 giri che gracchiano ed "I ragazzi terribili" , "Le opinioni di un clown" ed i racconti di Cechov; lenzuola disfatte e la mia voce al telefono che legge "Arcodamore", sempre le solite tre pagine verso il fondo; le "Lettere dall'Africa" di Karen Blixen... adorato sugli scaffali, sempre troppo caro per poterselo permettere: tornare in libreria a giorni alterni trovandolo sempre lì, immobile, tornare per sfogliarlo sognando di possederlo...sognarlo per anni... comprarlo, finalmente: arrivare a casa e guardarselo posato sulla scrivania, in silenzio, come un amante che si concede... iniziarlo e non finirlo mai per anni: perchè dopo quello avrai letto tutto quel che ha scritto, e non ti resterà più nulla di nuovo da scoprire... finchè un giorno ti arrendi e lo finisci, accarezzando le foto al centro del volume ed incollando di nuovo la copertina; "Il delta di Venere" di nascosto dalla mamma; la portafinestra dell'ospedale che dava sul lungofiume, le macchine di sotto tutte diverse e tutte uguali, ed "Il grande Gatsby" di notte, seduta per terra alla luce dei lampioni, mentre le infermiere di turno ti guardano scuotendo la testa; la "Sonata a Kreutzer" scagliato contro il muro: troppo leggero per far male; prestare "Paula" con un brivido, solo perchè non puoi dire di no: e non trovare pace finchè non riesci a trovare una scusa qualunque per fartelo ridare. E tutte le lacrime e le risate ed i fermi pagina a mezz'aria per trattenere le idee ancora un attimo, disseppellire qualcosa, farsi violenza...

    ....questo post non ha un finale: per fortuna. Aspetto speranzosa ricordi.

    June 26

    Appello urgente

    Un mio caro amico si trova attualmente in una incresciosa situazione: le avversità della vita (donne sbagliate, investimenti poco oculati, un datore di lavoro poco disponibile) hanno ridotto al lumicino il livello di commenti nel suo blog. Le banche gli han chiuso la porta in faccia ed anche sua madre gli ha tolto il saluto ormai.Mi piange il cuore a vederlo soffrire così, e vorrei tanto dargli una mano: ma io stessa, purtroppo, non navigo in buone acque al momento. C'è qualcuno che, a tassi ragionevoli (garantisco io per lui), voglia prestargli un commento? Sarebbe un atto di bontà che vi ripagherebbe nell'anima. E a me farebbe vincere una scommessa. Vi lascio il conto corrente post...ehm, no...il link...   http://randomante.spaces.msn.com/. Sul post VINTO uNO A ZERO, possibilmente.
    Grazie infinite a tutti 
    June 21

    Cellulare nuovo

    C'è molto da riflettere sul fatto che, fra i messaggi predefiniti del mio cellulare nuovo, figuri "Ti amerò per sempre". Anche "Non prendertela" sarebbe un buon punto di partenza per una analisi socio-antropologica, ma "Ti amerò per sempre" è decisamente più preoccupante, nel suo essere preconfezionato. Com'ebbi modo dire l'altra sera, preferirei un più attuale "Ti amerò a tempo determinato con possibilità di rinnovo" 

    Primavera vien danzando, vien danzando alla tua porta...(titolo inadatto tanto per sdrammatizzare sto post stracciapalle, mi rendo conto)

    Mi sono spinta più in là. Un giorno finalmente l'ho fatto. Quel giorno sono rimasta in piedi, ed erano piedi nudi, perchè non avevo più paura dei pezzi di vetro sparsi che hai lasciato sul pavimento. E mi sono guardata attorno e nulla ha più parlato se non le mie labbra morbide e socchiuse: non c'erano più le tue parole ad annebbiarmi la vista e calpestarmi lo stomaco. Le tue parole svelte come raffiche di mitraglia, inanellate come perline rosso scuro, le tue parole che rotolavano come il mercurio di un termometro rotto ed io le inseguivo convinta che servisse a qualcosa. Fradicia di sudore, il respiro fuori tempo. I miei occhi, i miei poveri occhi che non avevano mai la possibilità di chiudersi. E le mie mani, le mie mani perfettamente inutili... perchè le mani che bastano a se stesse sono inutili, se non è una libera scelta. Le mie mani usate, sfruttate, scorticate da pensieri osceni e sgrammaticati. E tutto il tempo perso alla ricerca affannosa di alternative di salvezza, quel tempo che nemmeno il tempo mi restituirà più. Vedi allora com'è stato facile scivolare oltre la lucidità in nome di sentimenti sparsi in apparente spontaneità? Com'è stato persino più comodo ranicchiarsi fra le lenzuola in una stanza buia senza niente altro da fare se non osservare il display della sveglia che cambia i minuti? Com'è forte la tentazione di precipitare nel silenzio tranciando via tutti i fili con puntigliosa, ossessiva e meccanica determinazione? Vedi come mi son lasciata rinsecchire la pelle da tutta la mia patetica rassegnazione?
    Ma soprattutto, vedi come poi, per fortuna, l'aria lì dentro cominci a farsi schifosamente pesante, come la nausea cominci a montare inesorabile e montando travolga tutti i ricordi e le immagini e gli oggetti, le domande e le risposte, e i fogli comincino a volare per la stanza, a sbattere impazziti contro le pareti ed il vetro della finestra, e da fuori qualcosa inizi a smuovere la serranda e tutto questo mentre il cuore pompa in gola, il respiro accelera, il petto si alza e si abbassa e le lenzuola son troppo calde ormai, è tutto troppo caldo, troppo stretto, troppo limitante. Vedi come ad un certo punto ogni senso ritorni ad essere perfettamente funzionante ed il bisogno di metterli tutti quanti alla prova renda le dita, le dita per prime, frenetiche, svelte, leggere, e gli odori, i sapori, tutto quel che vedi e senti, scorra senza cercare appigli, disegni cerchi concentrici e fughe e linee rette ed angoli acuti senza soluzioni di continuità? E la mia pelle assorba il sole e l'ossigeno puro e vibri al ritmo fluido dei miei pensieri?
    Ma poi, sai, anche se non lo vedi, non è che me ne importi granchè: anzi, meglio. Perchè quelli come te certe cose non meritano neppure di vederle da lontano.
    June 15

    Comunicato di servizio

    Sto traducendo 17 pagine 17, fitte fitte corpo -2, di una roba inglese del 1835, per uno che me l'ha chiesto. Forse un giorno riuscirò a  scrivere un post di almeno due righe: nel frattempo confido che quei pochi valorosi che fin qui mi hanno apprezzata non mi dimentichino indefinitivamente. Ho tanto bisogno di solidarietà umana.
    June 08

    Protesta sintetica

    Posso dire, in tutta franchezza e senza tanti giri di parole, che ne ho piene le palle di tutto sto buon senso che continuano a tentare di propinarmi da ogni angolo? Che se mi andasse di vivere in una dimensione psichedelica, preda di una devastante allucinazione sensoriale, sarebbero pure benemeriti fatti miei? Chè magari poi, alla fine, si scoprirà che avevo ragione io a vivere così: e allora poi lì vorrò tutti qui a riparlarne... ma naturalmente, combinazione, non ci saranno più...

    Piccole cose di ottimo gusto

    Mi vien voglia di arrotolarmi un po' sull'anima, di scivolarmi un attimo addosso: uscire. D'inseguir farfalle. Di planare sulle parole osservandole dall'alto. Di fare come le lucertole che se ne stanno aggrappate al muro come fossero sul pavimento: immobile. Mi vien voglia d'immobilità in movimento. Di cose assurde e senza senso. Di far castelli di sabbia. Di sedermi sulla riva del fiume a guardare i cadaveri che passano: oh, se passano... basta aver pazienza. Di sfiorare l'essenza delle cose e quando capisco di poterci entrare dentro andarmene via senza neppure fiatare: così perlomeno continuo ad avere qualcosa di cui lamentarmi e da inseguire. Di raccogliermi tutta in una mano e starmene in silenzio mentre passa la gente che in silenzio non ci sta mai. Di sfatare miti, sgretolare certezze, stravolgere progetti: ma tutto con serafica calma. Di ridere, ma solo dentro, che tanto non mi sento più obbligata a far sapere al mondo se sono felice o meno. Perchè comincia a sorgermi il sospetto che il mondo, in realtà, trovi noiosa la mia eventuale felicità: per cui mi chiede se sono felice solo perchè spera che io abbia un problema da risolvere che gli possa riempire l'esistenza.E quindi... di tenermi tutto per me, felicità e disperazioni varie ed eventuali. Di camminare scalza sulla sabbia o in un chiostro: ma sempre e comunque di notte. Di stendermi a pancia in giù e guardare un prato dal punto di vista di una formica. Di buttarmi in piscina e nuotare lenta e cadenzata a dorso, vasca dopo vasca: perchè a dorso seguo una linea immaginaria nel cielo per andare dritta, e l'acqua mi entra nelle orecchie e mi ovatta tutti i suoni, finchè tutti i suoni sono solo acqua ed io alla fine non sono nemmeno più lì. Ed ora non sono nemmeno più qui: già da un pezzo.