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July 25 La diplomazia mal si addice alla passioneEd io mal mi addico alla diplomazia. Son troppo preda dei miei sensi distorti dalla storia per riuscire ad essere diplomatica. Troppo preda dell'ostinazione a raggiungere traguardi irrangiungibili per limitare le mie parole interiori: che vagano senza soluzione di continuità, rimangono sospese fra parentesi infinite, non le fermo, non riesco a fermarle mai. Peggio: non le identifico. E allora mi scappano e non riesco mai a pronunciarle.
Dovrei stabilire un punto fermo: meglio, un nuovo punto di partenza. Dimenticare gli anni di dedizione assoluta all'assimilare lezioni da mettere in pratica: e cancellare punti di vista apparentemente oggettivi ed aspettative consolidate. Dovrei ritornare vergine nel pensiero e nel modo di giudicare: anzi, non dovrei giudicare più. Dovrei avere la purezza d'animo di sedermi nella posizione del loto ad osservare con un pacifico sorriso sulle labbra: materna senza accondiscendenza, accondiscendente senza spocchiosità, pronta a cogliere le sfumature dal lato giusto, ed in quel lato che mi si apre insinuarmi senza violenza, sempre dimentica di tutto. Dovrei capire con prontezza, esattamente nell'istante stesso in cui tutto si verifica, e nelle frazioni di secondo che seguono agire di conseguenza: precisa, chirurgica, mai troppo nè mai troppo poco. Il tutto senza perdere spontaneità. Il tutto senza perdere di vista i miei reali desideri, senza sottometterli al raggiungimento di uno scopo.
Dovrei dovrei... dovrei poi riuscire ad essere straordinariamente presente senza darlo a vedere, schizofrenicamente dare la parvenza dell'assenza nella totale presenza.
Ed in generale annientare, tacitare, oscurare un vago senso d' inadeguatezza che mi rende clamorosamente, insopportabilmente timorosa di sbagliare ogni singolo, minimo passo... d'incrinare fragili e faticati equilibri, d'imboccare strade senza uscita, di soffiare inavvertitamente su castelli di carte che ho pazientemente costruito lavorando di cesello, le mie dita leggere ed impalpabili il giusto ma mai troppo...calcolate vie di mezzo fra l'istinto e la ragione, l'idea e la sua messa in pratica, la memoria e le speranze.
Ecco..insomma...tutto questo dovrei: ed è una delle cose più difficili che mi sia mai capitato di dover fare. July 17 Fiori d'arancioSono le sette del mattino. Credo di aver dormito stanotte, sì: c'era di sicuro un po' di Tavor nella camomilla che la mamma, benedetta mamma, mi ha costretta a bere ieri sera. Entra in camera con un sorriso mezzo gaio mezzo apprensivo, tira su la serranda e mi viene a dare un bacio sulla fronte. Lucciconi (di già?). Come stai?...eh, come sto... (come sto?)... dai, vatti a far la doccia che tra poco arriva la parrucchiera. E appena mi alzo lo vedo, appeso alla porta dell'armadio, tutto impacchettato in una carta trasparente croccante come un torrone, con ancora la velina imbastita al fondo per salvare l'orlo: di seta ecrù, svasato il giusto, con il corpetto di pizzo macramè leggermente basso sui fianchi, fermo sul seno in virtù di un numero imprecisato di stecche. Mi lascerà scoperte le spalle, l'ho detto al prete: non ha trovato nulla in contrario, per fortuna. Prete moderno. E per altrettanta fortuna c'è il sole, almeno per ora.
Me ne sto una buona mezz'ora nascosta nell'acqua: dritta sotto il getto della doccia, la faccia rivolta verso l'alto, gli occhi chiusi, mi lascio schiaffeggiare ben bene. Poi abbasso la testa per sottoporre anche la schiena allo stesso trattamento (dice che fa bene alla circolazione) e mi accorgo delle unghie dei piedi dipinte di un rosa pallido e perlaceo... ah, già, il sandalo col nastrino di raso che mi piaceva tanto: han detto tutti che non potevo indossarlo senza dipingere le unghie dei piedi. Ed io ho dipinto.
Dopo, davanti allo specchio, comincio a spalmarmi ben bene di crema idratante. E profumata, sia ben chiaro. Ma non troppo, eh, che fa volgare. Ho queste sopracciglia perfettamente disegnate che mi fan tanto sembrare Crudelia De Mon: eppure mi pareva d'averlo spiegato, che volevo un effetto naturale. Quando arriva la parrucchiera mi devo ricordare di chiederle se può farci qualcosa. Son lì che sto pensando a tutte queste cose quando bussa mia madre...Posso?... Sì sì, certo, son nuda ma se non ti scandalizzi tu... entra e mi porge, sempre col solito sorriso di prima, una grande scatolona bianca: la tiene da sotto con due mani, con una solennità che vorrebbe ricordare la corona della Regina d'Inghilterra... ma a me la prima immagine che viene in mente è una che torna a casa con due margherite dalla pizzeria a fianco. Lo so che c'è dentro: sepolto sotto tonnellate di velina, un corsetto di pizzo che fungerà anche da reggicalze (altre stecche, Dio mio!), slip moderatamente sgambati e loro, le calze. Sottili che più di così non si può: sicuro che mi si smaglieranno il tempo di arrivare giù al portone. Ma almeno oggi non se ne accorgerà nessuno.
Caccio un urlo per avvertire mio padre che bardata così, come una ragazza di un bordello londinese fine 800, sto per uscire dal bagno: ma mio padre è già fuori, mi urlano di rimando. Ufficialmente a lucidare per l'ennesima volta la macchina: in realtà con gli amici in attesa che gli venga servito il terzo Campari della mattinata.
Sicchè entro in camera con una certa scioltezza: e me le trovo tutte lì. Mia mamma, la parrucchiera, mia nonna, due zie ed una vicina di casa. W la sposa! Io sempre in corsetto, reggicalze e slip di pizzo... Su, la vogliamo truccare un po' sta bella ragazza?- Eh, ma neanche tanto, non ne ha bisogno, è già bella così!- Eh, bè, d'altronde non fosse bella lui non se la sposerebbe mica, eh!- Mah, secondo me se la sposa anche per altro (qui risatine maliziose e colpi di gomito)!- Eh bè, che c'è di male, è la natura, ci mancherebbe altro!- Ma anche lui è un bel tipo, dai!- Ah, che sia bellino si sa: ma bisogna che abbia anche altre doti, eh (risatine ancor più maliziose, colpi di gomito ancor più pronunciati)!- Oh, sta tranquilla che se se lo sposa si è già accertata di tutte le doti, questa qui (a sto punto la risata è decisamente sguaiata ed i gomiti cascano)...
Intanto volteggiano bicchieri, pizzette e pasticcini, il telefono squilla in continuazione, gente comincia a scampanellare da sotto (ma che fanno qui già a questa benedetta ora?) ed io devo restare immobile perchè altrimenti le ciglia finte non si attaccano bene, l'eye liner sbava e la scriminatura viene storta. Il tutto mentre cento forcine mi infilzano il cuoio capelluto ed altrettante mani mi palpano per testare la consistenza del pizzo del corsetto e l'eventuale capacità di resistenza delle calze alle fatiche della giornata.
Dopo una buona ora ho una pelle di porcellana che mi sognerò per i prossimi venti anni, su cui, però, mi viene tassativamente proibito di versare alcunchè, tantomeno lacrime: ed una acconciatura che mi rende un incrocio postmoderno fra Lady Goodiva e Maria Antonietta. Ma è giunto il grande momento: il gineceo, con una certa aria di sacralità, comincia a tirar via cellophane, veline, imbottiture, spilli vari dall'abito e, non si capisce bene perchè, ma rimango sola in camera con mia mamma e mia nonna. Caute e attente ma in maniera ambigua: dei due, me e l'abito, chi ritengono più fragile? Mi sento d'improvviso tornare bambina: ma una bambina molto piccola, eh. Mi infilano le gambe in quel mare di taffetà, serrano bottoncini, strizzano nastrini, tirano su, tirano giù, lisciano, alzano in aria per poi far ricadere a terra almeno cinque volte, prima di ritenersi soddisfatte. E non lo paiono comunque pienamente.
Quando finalmente esco dalla stanza, in soggiorno vengo accolta da un lunghissimo "OOOOOOOOhhhhhhhhhh", applausi a scena aperta e W la sposa. Guarda che c'è qui, mi fa qualcuno. Il bouquet: roselline bianche e ranuncoli senza però granchè profumo. Hai visto che bello? Questo poi lo devi lanciare, eh, ricordati: non penserai mica di portartelo a casa? Tanto avrai altro da fare stasera, che metterti a guardare il bouquet, eh eh!
Signore, signori, scusate, ma vi devo rubare questa bellissima sposa per un pochino. Il fotografo. Ecco, mettiti lì vicino alla finestra: un po' più su la testa..guarda fuori, bene. Ora spostati qui, abbassa lo sguardo, brava, fai finta di annusare il bouquet, così, perfetto. Facciamone una particolare: siediti sul divano, sì. Ora tira un pò su il vestito, tieni le gambe unite fino alle ginocchia ed allarga dalle ginocchia in giù...come un Pierrot stanco, brava, hai capito perfettamente! Butta indietro la testa che viene benissimo, vedrai....
Su su, son già le nove e mezza! Abbia pazienza sa, ma sta ragazza si deve sposare! Ne farà altre in chiesa, eh! Non vorrai farti aspettare proprio oggi? No no, figurati: andiamo, andiamo.
Esco dal portone che c'è tutto il quartiere per strada: bambini in bicicletta, le vecchiette che si avviano alla Messa delle dieci, mezzo palazzo affacciato al balcone. Salgo su una macchina nera pece salutando tutti come la principessa Diana (senza muovere la testa né il braccio, solo la mano): mio padre ha un sorriso tirato che pare appena uscito da un lifting. Come stai, mi fa. Tu, come stai, rispondo io. Eh, come sto, come vuoi che stia, dice. Bene, come me allora. Fine della conversazione.
Arriviamo sul sagrato della chiesa e pare che il nostro arrivo scateni l'Apocalisse: c'è un fuggi fuggi generale, gente che si sbraccia, alcuni che escono correndo da angoli impensati, e tutti alla fine son lì davanti all'auto mentre scendo. Mi baciano tutti, mi abbracciano tutti, bacio tutti, abbraccio tutti, qualcuno dietro continua chissà perchè a sistemarmi il vestito. Poi, come ubbidendo ad un ordine silenzioso, spariscono nel buio della navata.
Ok, ci siamo. Pronti? Pronti. Incedo lenta al braccio di mio padre continuando ad elargire sorrisi a destra e manca, all'inizio un pò scoordinata col passo, mio padre mi trattiene per l'avambraccio perchè tendo ad andare troppo veloce... Non siamo a Minneapolis, mi sussurra, dobbiamo arrivare all'altare quando finisce la musica. Sempre sorridendo liftato anche lui. Da lontano scorgo il mio promesso sposo che si va sempre più distinto nella penombra: avanzo verso di lui con questa velocità trattenuta che mi rende nevrotica.
Ma alla fine ce la caviamo egregiamente: giungiamo a destinazione, mio padre si fa elegantemente indietro per consegnarmi all'altro uomo che d'ora in poi avrà cura di me. Troppo pudichi ed emozionati, ci scambiamo un semplice bacio sulla guancia e poi ci voltiamo immediatamente verso il prete, con lo sguardo implorante di chi non sa che pesci pigliare e chiede a qualcuno di prendere in mano la situazione.
E lui lo fa. Parte deciso e sicuro di sè "Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti oggi..." e via omeliando, salmodiando, orando. Con una voce piuttosto monocorde, ad onor del vero, che però s'infervora con cristiana moderazione sulla predica, in cui avverte e quasi implora tutti i presenti di dare il giusto sostegno ai promessi sposi, per far sì che essi mai perdano di vista il valore altissimo del sacramento cui stanno per accostarsi.
Fa caldo, in questa chiesa: saranno i ceri, i fari del fotografo, il fiato dei parenti, il fondotinta che ho sulla faccia. Mi sento le spalle lucide di sudore, le mani umidicce. Mi cala l'attenzione, la riacchiappo per vie traverse, guardando il profilo di lui che fissa ora il prete ora me. E mi sorride rassicurante ogni volta. Poi dice sì. Ha detto che lo vuole.
Tocca a me. Attendo paziente tutto lo spiegone: pare sia finito... ma non son certa. Aspetto ancora. Ma forse è finito. Il prete mi guarda, abbassa un attimo lo sguardo meditabondo, poi lo rialza. E mi fissa. Si dipinge un sorriso da catechista sul volto, io lo guardo sempre più stralunata. A quel punto anche il mio promesso comincia a guardarmi. Mi guarda qualche secondo. Poi "Ti senti bene?", mi chiede. Io ondeggio fra i suoi occhi e quelli del prete: ci siamo solo noi nella chiesa, come sospesi in una bolla silenziosa. Ho sempre più caldo. Ho il senso del tempo rallentato, il fiato corto. Ho qualcosa che mi preme contro la gola e non fa uscire nemmeno il respiro, parole che non conosco bloccate, appiccicate sul palato.
"Dio mio, no, scusatemi, non ce la faccio! Non ce la faccio proprio!" e mi accascio sulla sedia.
Tesoro, mi chiederai mai di sposarti? Ti prego, fallo! Sogno da una vita di vedere che faccia farebbero i parenti! July 13 Ricettario cercasiEsiste una ricetta infallibile per.... - sfuggire a tutta l'inevitabile, catastrofica, devastante banalità di un amore corrisposto? - insegnare al proprio cane a non far buche in giardino? - raggiungere l'orgasmo cosmico (quello che ti pare di alzarti dal letto, o dove ti trovi, ed andare incontro ad un vecchietto con la barba bianca e stringendogli la mano dire "Piacere Signor Dio! E Lei, come se la passa, Lei?")? (in alternativa si accettano pure suggerimenti per il semplice orgasmo multiplo) - far sì che il mio ex, che ho lucidamente, volontariamente e senza appello piantato, la smetta di parcheggiare la macchina sotto casa mia? - non farsi mai, ma proprio mai, assalire dal panico da foglio bianco? - uccidere tua nonna e guadagnarti così il Nobel per la pace?... "per aver coraggiosamente liberato le future generazioni femminili della propria famiglia dal giogo del senso di colpa" - smettere di fumare sigarette per darsi definitivamente solo alla maria? - coltivare con successo la maria? (ed è evidente che questa domanda si pone in stretto contatto con quella precedente del cane) - stroncare sul nascere tutti i "tesoro, amore mio, pissi pissi bau bau" che, ad un certo punto, ti senti sgorgare da qualche oscura discarica emotiva dove ti illudevi di essere riuscita a portarli finalmente all'autocombustione? - andare al mare per tre settimane e contemporaneamente rimanersene qui, quelle stesse tre settimane, a fare la prova per un posto che passeresti con un caterpillar sul cadavere di tua nonna (tanto per star più sicura) pur di averlo? - smettere di adorare come dei pagani il Lambrusco, la Bonarda ed il Moscato di Pantelleria? (o perlomeno riuscire a far capire quanto sono adorabili anche al proprio stomaco) - ricordarmi di andare ad innaffiare le piante dei miei quando sono in ferie? e, già che ci sono, innaffiare pure le mie? - smetterla di rotolarmi nel letto... accendi il ventilatore, spegni il ventilatore, mettiti a pancia in giù, no, in su, abbraccia il cuscino, molla il cuscino, scendi, fatti un panino, torna su, mangiatelo a letto, torna giù, bevi un bicchiere di succo, torna su,esci sul balcone, accendi la sigaretta, spegni la sigaretta, controlla la sveglia, accendi il pc, spegni il pc... il tutto perchè stai alla ricerca disperata di qualcuno che non c'è? (e dovrete passare sul mio cadavere, a fianco a quello di mia nonna, per farmelo ammettere) - sentirsi finalmente, pienamente, indubbiamente soddisfatte del tema ed il layout del blog? - far sì che i propri vicini la smettano di far baldoria fino all'alba quando tu gli hai già detto più volte che ti devi svegliare alle sei del mattino? - far sì che quegli stessi vicini, però, non ti facciano in continuazione notare che il TUO cane porta la TUA immondizia nel LORO giardino? - mandare a fan..i propri vicini senza con questo rovinare i rapporti di buon vicinato? - sentirsi ogni giorno assalite da una spasmodica voglia di cucinare tale per cui panini e pizzette davanti al monitor lascino il posto a lasagne, verdure cotte e frutta sterilizzata su un tavolo, una tovaglia, con la sola magnanima autoconcessione di un po' di televisione? - vivere finalmente libere dal peccato e sicure da ogni paura, nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore? (anche se non si chiama Salvatore fa lo stesso, il senso è quello. Anche sul peccato...insomma..basta che venga, poi ne parliamo...vabbè, questa avrei dovuto rivederla un po', ok...)
July 12 Vengo qui a Canossa col capo cosparso di cenereE' ormai notorio che io sia intollerante, poco diplomatica e spesso priva del minimo tatto.
Questo lo sa soprattutto l'ectoplasma privo di blog, profilo o qualunque altro segno distintivo (di cui, in un impeto di generosità, non farò il nome, limitandomi a canticchiare due canzoncine... "là dove il mare luccicaaaaa, e tira forte il ventooooo...."..."...mangia libri di matematicaaaa, insalate di ciberneticaaaa....") il quale, approdato chissà come sulle sponde di questo golfo..ehm..blog, si faceva evidentemente di me l'idea di una ninfomane afflitta da profonda solitudine nonchè imbecillità. E coerentemente mi onorava di una breve mail zeppa di errori in cui tentava di spacciare la sua totale mancanza di iniziativa letteraria per "mistero" (un po' del quale non guasta mai, cito): "mistero" da cui, mea culpa, io avrei dovuto sentirmi probabilmente irresistibilmente attratta, come una falena dalla lampadina del soggiorno, una mosca dalla carta moschicida, una ottantenne bardata di topazi da un ventenne vigoroso, ben dotato e spiantato.
Sarà stato poco diplomatico rispondere a Macchia Nera domandandogli, in virtù della sua sintassi, se per caso fosse straniero?
Forse sì, a giudicare dallo sdegnato rilevare che, "per lui", nella vita esistono cose più importanti degli accenti.
E allora voglio farmi perdonare. E voglio farlo pubblicamente. Concordando con lui che sì, è vero, ha ragione: nella vita esistono cose più importanti degli accenti. Ad esempio le doppie. July 10 Post per il mio piccolo gineceoRagazze... scusate eh... lo so che è di una stupidità estrema... ma io sta cosa la devo dire!
Ma che è sto assorbente CON LE MOLLE, anzi MICROMOLLE, di cui stan facendo pubblicità? Che sò ste MOLLE? M'inquieta pure, la faccenda... cioè, considerando che spesso la sera arrivo a casa distrutta e mi accascio a peso morto senza la minima eleganza sul divano, e che il soffitto di casa mia non è poi altissimo, ste MOLLE lì sotto mi spaventano! Lo spot dice qualcosa del tipo "siediti comoda", ora di preciso non ricordo... mha, io non è che prima stessi scomoda: voglio dire, non ho mai pensato "ah, se avessi delle MOLLE nelle mutande però, come andrebbe tutto meglio".
A parte che poi è da una vita che uso gli O.B.... ODDIO! E se mi mettono le MOLLE pure agli O.B.??? July 08 Dissento. E dissento in crescendo.Vorrei esprimere profondo, costernato ed impotente dissenso. E vorrei farlo in forma esaustiva e cosmica. Dunque....
Per il tempo che passa. E, porca p....., io me ne accorgo sempre dopo. E allora arrivo in ritardo. Non tanto, eh. A volte persino solo di qualche frazione di secondo. Che poi è pure peggio: arrivassi una vita dopo mi darebbe meno fastidio. Ma così c'è da incazzarsi fino al midollo. Come quando dici o fai una cosa e, nell'istante stesso in cui la dici o la fai, capisci che non era il caso. E' un ritardo: impercettibile, ma sempre un ritardo. E ormai non c'è più nulla da fare, devi solo cercare di essere coerente con questa clamorosa cazzata che hai detto o fatto e tentare di svirgolare senza dar troppo nell'occhio. Mentre dentro l'autostima si sta preparando il cappio.
Per l'autocontrollo che mi affligge. Perchè vorrei essere capace, almeno una volta nella vita, di svegliarmi una mattina senza ricordare nulla di quel che ho fatto il giorno prima. Magari nel letto di qualcuno di cui non saprei dire niente di che. Non per propensione al puttanesimo: ma solo per poter dire che sono stata "veramente" incosciente. Vorrei non essere sempre così misurata ed attenta al dettaglio, anche quando sembra che non lo sia. Totalmente priva di schemi ed aspettative e saggezze varie che la vita mi ha vomitato addosso. Anche se io ho cercato di sfuggire, non c'è stato nulla da fare: mi sono accorta di tutto, tutto ho incasellato ed elaborato. E tutto mi è poi tornato schifosamente utile.
Per le signorine grandi curve: grandi tette, grandi culi, grandi sorrisi, grande felicità ostentata, preconfezionata, cellophanata, appesa al collo col nastrino griffato a fianco al cellulare wap, multiband, fotocamera integrata. Grandi risatine finto timide ed "oh" di stupore e lacrimoni in punta di ciglia: davanti ai cuccioli di labrador, alle storie "commoventi", "coinvolgenti", "su cui riflettere". Davanti a tutte le umane secrezioni ed umanissime manifestazioni di normalissime perversioni. Davanti a c....zi e m....zi, insomma (e vediamo se qui msn mi cucca).
Per i difensori della famiglia: santa, benedetta, una e trina, camera a gas senza valvole di sfogo, paradiso delle partorienti, condanna a morte delle sterili, svenata da un informe ammasso di cellule che chiamano embrione e sull'altare del quale dovrei immolare il mio ventre piatto ed i miei sogni di gloria. Orripilante accozzaglia di dispetti e nevrosi borderline: piromane, onnivora, onnisciente. Ricattatrice. Senso di colpa dilagante ed onnipresente. Priva di coerenza, limiti, misure e pietà. Baluardo della morale priva di qualsivoglia morale.
E quindi... per la morale: da qualunque parte essa venga. La morale della storia, dei racconti fine 800 scritti tanto bene. La morale del giornalista tanto intelligente e consumato e saggio che dispensa dall'alto la sua inconfutabile visione del mondo. La morale che mi vorrebbe vergine e casta: che se son vergine e casta son pura, pura come l'acqua del Monviso. Perchè la morale non prevede che io sia pura e contemporaneamente la dia in giro. E non ha senso della misura, sta benedetta morale, non perde neppure tempo a valutare caso per caso: non importa che che io la dia ad uno solo per volta, che ogni volta sia magari sospinta da altisonanti ideali e dopo mi prenda pure delle sonore legnate. Non importa: non son pura. Non importa che io la dia a più di uno alla volta perchè mi ritrovo con l'autostima di un protozoo e sono affamata di amore, affamata fino alla disperazione, all'autolesionismo, alla cecità e sordità complete di fronte a quelli che per tutti gli altri, quelli fuori da me, son segnali evidenti. Non importa: non son pura. Non importa che io la dia in totale allegria e leggerezza a chi mi capita, per il gusto di fare un po' di ginnastica sicuramente più divertente del sollevamento pesi: e lo faccia fottendomene altamente degli sguardi pieni di disapprovazione, le paroline sussurrate nelle orecchie al mio passaggio. Non importa che in tutto questo io non passi come un tir sul cuore della gente, ma scelga con cognizione di causa esseri umani leggeri ed allegri come me, con cui firmare un contratto chiaro, breve e senza clausolette del cazzo scritte in basso in piccolo ("Ma come, io pensavo fosse chiaro che..."). Non importa. Chi se ne sbatte dei sentimenti che rispetto. Vale più una eiaculazione sprecata che un cuore infranto. Un orgasmo vaginale che sere chiusa in casa a piangere col telefono staccato.
La morale che mi vuole rispettosa: dell'autorità costituita, del padre la madre la sorella la nonna e via fino al cugino di terzo grado, di tutti quelli che fanno parte di una categoria in qualche modo protetta e allora chi se ne frega se poi magari presi uno alla volta son degli stronzi da manuale. Rispetto, ci vuole rispetto. Ci vuole il rispetto per gli anziani solo perchè sono anziani: anziani usurai, anziani ladri, anziani pedofili, anziani stupratori. Per i carabinieri, i vigili del fuoco e la guardia forestale: pure se mi guardano dall'alto in basso e devo stare attenta a come parlo che son sempre sull'orlo dell'offesa al pubblico ufficiale. I gay e le lesbiche: che per il solo fatto di esser tali sembra debbano essere tutti simpatici, intelligenti, tolleranti, dalla profonda cultura e sensibilità. Per chiunque abbia un colore della pelle diverso dal mio: rispetto per partito preso, anche se mi entrano in casa dopo avermi terrorizzata per sere di seguito pedinandomi, mi stuprano e cuociono in forno il canarino. Altrimenti si comincia a dire in giro che nutro una morbosa passione per Bossi. Rispetto per gli ammalati: anche se sono immaginari, anche se non riescono neppure a concepire che attorno alla loro malattia, anche (e peggio) la più minima, non ruoti il mondo intero e non possono fagocitare tutto quel che li circonda. Che non è una questione personale se il suddetto mondo va avanti lo stesso. Se mai dovessi ammalarmi ed ammalandomi diventassi vittimista ed intollerante più di quanto non sia già ora, che qualcuno mi spari in fronte, grazie. O perlomeno abbia le sacrosante palle di dirmelo.
Dissento sulla mancanza d'individualià: mia e degli altri. Sull'impedirmi con ogni mezzo di averla. E con me impedirlo pure agli altri. Così stiamo tutti più comodi. E sono vieppiù incazzata perchè pure in questa rivendicazione, in questo dissentire, non sono sola: quindi pure così faccio parte di un gruppo sociale ben definito ed analizzato. July 03 Raccolta di firmeCome alcuni di voi avranno già notato, lo space di random non esiste più. Denunciato forse da cattocomunisti, sicuramente da piccolo borghesi, è stato nottetempo oscurato dal sancta sanctorum di msn. Ora... il ragazzo avrà sicuramente mille difetti, dalla mancanza del senso della misura alla scarsa accondiscendenza: ma perdere un random per rimpiazzarlo con una patatina90 tutta glitterata mi pare francamente un po' troppo... vilipendio alla religione della nostra intelligenza, oserei dire. Quindi apro seduta stante una raccolta di firme qui di seguito... più un sit in, due scioperi della fame ed uno sciopero bianco. Nei prossimi giorni provvederò inoltre a pubblicare post contro il Papa, il Presidente della Repubblica e Valeria Marini, illustrando il tutto con foto tratte dalla mia gloriosa collezione di "Le ore": e voglio vedere... |
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