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August 31 La valigiaNonostante le apparenze, ho una notevole dose di razionalità: che ultimamente sto cercando di tenere a bada. Ma a volte torna decisamente utile, specie in certe circostanze pratiche: tipo questa. Fare la valigia.
Ho un metodo infallibile: ripercorrere una giornata tipo. Dunque...
Mi alzo la mattina: prima o poi mi alzo. Mi rigiro tra le lenzuola, dai rumori cerco di capire che ora sia, se c'è qualcuno in casa o son già tutti usciti. Nella migliore delle ipotesi non c'è nessuno: ma ciò è del tutto indifferente, nella economia della mia valigia. Deambulo verso la cucina e...cos'ho addosso? Dipende: dipende dalla temperatura (segnare: CAMICIA DA NOTTE DI SETA CORTA PIU' VESTAGLIA, PIGIAMA LUNGO, GOLF E CANOTTIERA DA LETTO, CALZINI BIANCHI). In cucina c'è il telefono sottocarica (CARICABATTERIE): accendo il telefono, vediamo se trilla, se qualcuno ha sentito così spasmodicamente la mia assenza da mandarmi un sms alle quattro del mattino, mentre... mentre metto su l'acqua per il thè (DOLCIFICANTE... sì, dolcificante! Qualcosa in contrario? Sono affezionata alla mia taglia 40). Intanto che l'acqua bolle (brum brum brum) apro la portafinestra, il cane mi viene incontro (LIBRETTO SANITARIO, CIOTOLA, GUINZAGLIO, MUSERUOLA: le crocchette le compro giù, niente ciotole che prendono posto, piatti di carta e via andare).
A colazione finita vado in bagno (SPAZZOLINO, IL DETERGENTE PER PELLI ABBRONZATE, DEODORANTE) e...cosa sto per fare? Fa bello? Allora vado in spiaggia (OLIO PROTETTIVO PER CAPELLI, PETTINE, ELASTICO, PINZA: i miei capelli, sono follemente innamorata dei miei capelli). E mi vestirò, ovviamente non ci posso andare in pigiama o in vestaglia di seta (TUTTO IL PLAUSIBILE PER ANDARE IN SPIAGGIA, A SECONDA DELL'UMORE: DAGLI HOT PANTS AI CAMICIONI INDIANI, PER FINIRE CON I MAGLIONI DI COTONE SE COMINCIA A TIRARE ARIA, CHE' IN FONDO E' SEMPRE SETTEMBRE: e qui già comincio ad avere dei problemi di scelta, delle crisi di coscienza fra il minimalismo che vorrei coltivare e l'ansia da prestazione che eternamente mi attanaglia). E stiperò tonnelate di roba in una BORSA DA SPIAGGIA (ci avviciniamo a grandi passi verso il delirio: ma siamo appena all'inizio...): TELO, OCCHIALI, SOLARE, SPECCHIETTO (ottimo antidoto alla noia: o ti rifai le sopracciglia...PINZETTE... o osservi gli altri che pensano tu non li stia osservando. Nella peggiore delle ipotesi provi a dar fuoco a qualcosa: ma io non brillo per pazienza, ammetto)...la maschera è già giù, nella casa al mare, idem per i costumi e le ciabatte...andiamo avanti... LETTORE MP3 (e qui precipitiamo in una momentanea angoscia: perchè tutto lo scibile non ci sta in 1Gb, e gli sbalzi umorali sono assolutamente imprevedibili... e se mi vien voglia di Tory Amos alle due del mattino, ed è una voglia talmente prepotente che ho un bel navigare tra i files, mi fa tutto schifo, tutto quello che fino al giorno prima mi mandava in estasi orgasmica, che faccio?.... LETTORE CD, E I CD: le pile, come le crocchette, le compro giù. Ma segnarsi mentalmente di non arrivare in caletta con le pile al minimo chè poi mi tocca tornare indietro nel pieno della sega mentale e le sensazioni tranciate a metà). Poi...ah...BERRETTO e... CARTA E PENNA! Ancora mi sale su dalla pancia un post, o una cartolina virtuale senza francobollo, una semplice interiezione da segnarsi assolutamente prima che affoghi.
A quel punto pedalerò verso il centro paese per comprarmi un pezzo di focaccia calda ed un meraviglioso giornale il più banale possibile, e semmai le sigarette: e qui, a parte il bancomat ed un borsellino per le monetine, direi che non c'è nulla degno di nota.
Come non ci sarà nulla degno di nota per il resto della giornata, credo: almeno, sempre per quanto riguarda la lista della valigia...senonchè... I LIBRI...no, non ci voglio pensare, ci penso dopo, eh, fammi concentrare su qualcosa di più semplice (cioè, è un oggettivo casino! mi dò alla giallistica usa e getta, grondante sangue e nicotina? rileggo per la ventesima volta "Arcodamore", così mi sento colma di poesia e piango goduriose lacrime al tramonto sul bagnasciuga? una biografia non autorizzata di Lady Diana? vedi? ci penso dopo, eh). Tutto questo sempre che faccia bello... torno a ripetere (e a ripetermi: ciccia, è settembre, non dimenticarlo...pure avanzato).
La sera poi mi degnerò di tornare a casa: doccia (e qui tutti gli annessi e connessi: sempre i capelli in primo piano...SPAZZOLA, FLUIDO LISCIANTE, LA PIASTRA...poi ogni tanto sarà pure il caso di dare una ritoccata all'irsutismo dilagante... DEPILATORE).
E qui... qui, signore e signori, siamo all'apoteosi del dubbio, al caos primordiale, alle crisi d'identità da schizofrenica borderline: CHE MI METTO? CHI SONO, STASERA? Una intellettuale in preda alla scazzo cosmico senza nessuna intenzione di attirare la minima attenzione, una sinistroide borghese altera elegante e distaccata, un troione da sbarco che ha lasciato i neuroni a casa, una massaia priva di pretese, una frigida vestale virginea e candida, la ragazza della porta accanto, quella invece di qualche numero civico più in là, chè tanto qui non ci conosce nessuno? Ballerò o non ballerò? Sarò straordinariamente presente o irrimediabilmente lontana? Facile o difficile? Voglio dar l'impressione di bastarmi o no? O alla fine mi faccio un gran bel giro in bici (ABBIGLIAMENTO DA BICI IN NOTTURNA) fottendomene altamente di tutto questo, persa nel vortice di me stessa, e qualunque musica andrà benissimo, basta che mi martelli i timpani, e arriverò alla fine della passeggiata, contro la montagna, con i polmoni svuotati, accasciata sul manubrio, totalmente incapace di tornare indietro, di mettere in pausa per rispondere al telefono, maledicendo solo il fatto che ho troppa paura per mettermi a dormire lì da sola?
La valigia: devo fare sta benedetta valigia...dunque..mi sveglio la mattina... August 29 Concorso letterario senza premio finaleLui disse "Sali".
Lei rispose "Ok".
La litoranea tutta curve era deserta. Tre del mattino di ottobre, dai finestrini aperti entrava aria ancora tiepida, nonostante la stagione: aria tiepida e moscerini.
La radio trasmetteva una musica senza infamia e senza lode, una qualunque stazione dal repertorio preconfezionato, in attesa del mattino.
Masticavano entrambi silenzio e sigarette: lui in più pareva molto intento a calibrare la frizione nel buio pesto a strapiombo sul mare. Ma con la coda dell'occhio non la mollava un attimo: ciò fu chiaro non appena lei, senza apparenti scatti, posò la mano sulla maniglia della portiera e lui subito chiese "Vado troppo veloce?". Allora lei, per la prima volta da quando era salita, si voltò a guardarlo "No: da quando in qua mi spaventa la velocità?". "Ti piace: ma questo non vuol dire che non ti spaventi, anche". "Uhm... anche questo è vero. Ci penserò su".
La strada cominciava a scendere verso il paese, le barche ormeggiate al porticciolo si facevano sempre più distinte, si sentivano persino le onde. Sulla destra apparve uno spiazzo lungo al massimo cinque metri, protetto dal guard rail, giusto sopra una piccola baia di quelle senza bar, senza ombrelloni, senza niente. Lui mise la freccia ed accostò fluido e lento: stette lì un attimo, fermo, come se dovesse pensarci su, poi spense il motore.
"Bè, perchè ti sei fermato qui?". "Sono stanco, ed ho bevuto troppo. E poi mi andava di fermarmi qui. Hai fretta di arrivare da qualche parte?". "No". E nel dirlo lei aprì la portiera, scese ed andò ad appoggiarsi alla destra del cofano. Dopo qualche istante scese anche lui e si mise vicino a lei. Stettero così per una buona decina di minuti: senza dirsi una parola, continuando a sbuffare fumo davanti a loro, ognuno con lo sguardo fisso verso un solo punto, forse persino lo stesso per entrambi.
"Allora?" chiese lui, senza preamboli. "Allora cosa?". "Quand'è che la finiamo con sta pantomima?". "Quale pantomima?". Lui non rispose. Gettò il mozzicone per terra e lo schiacciò accuratamente. Quindi incrociò le braccia sul petto e pareva ben deciso a tacere per sempre. Anche ciò era chiaro.
Allora lei buttò lì un "Vabbè, anche le pantomime hanno un loro fascino".
"Sì. Ma solo per un po'. Dopo cominciano a diventar noiose. E poi ogni spettacolo prima o poi finisce: si esce dal teatro e ricomincia la vita vera. Magari diversa da prima, ma sempre vita vera. Quindi... quand'è che la finiamo con questa pantomima?". "Ancora! Puoi essere più chiaro, per cortesia?". "No, non posso. Con te non si può". "Perchè non si può con me, scusa?": stava in bilico a metà fra lo stupito e l'offeso. "Perchè se si è chiari ti senti aggredita e ti chiudi a riccio, non si riesce a cavar più nulla. Invece a non esser chiari ti si offre una possibilità di fuga di cui, di solito, non approfitti mai del tutto. Ovviamente è rischioso, puoi scappare completamente da un momento all'altro, e richiede una immensa pazienza: ma non ho scelta, purtroppo". "Tu hai pazienza?". "Abbastanza: ma forse sto cominciando a perderla".
Lei ricomincò a guardare in avanti verso il punto di prima. Era in trappola. O risaliva in macchina facendo finta di nulla, o affrontava la cosa: in ogni caso non c'era nessuna possibilità che tutto tornasse come prima. Che si potesse proseguire con la pantomima. Ma magari un tentativo si poteva ancora fare...
"E' che, sai, le cose a volte non sono esattamente come sembrano. Cioè, non parlo solo di quello che uno vede negli altri, ma anche di quello che vede in sè. O gli par di vedere, appunto". "Certo: ma è anche vero che a volte, invece, sono esattamente quello che sembrano. Siamo noi che andiamo a cercare troppe possibilità di interpretazione". "E perchè lo facciamo, secondo te?". "E perchè non mi chiedi se secondo me tu lo fai, invece di nasconderti sempre dietro i massimi sistemi?". "Perchè non mi pare cortese focalizzare la conversazione su di me: i massimi sistemi sono più di interesse generale". "Io trovo interessante anche parlare di te: e in questo momento mi interessa di più dei massimi sistemi. Poi magari domani ho cambiato idea, eh: ma adesso mi va così". "Allora andiamo via e riparliamone domani": e abbozzò un mezzo sorriso, mezzo beffardo e mezzo implorante. Ma lui non si muoveva: restava lì appoggiato, le braccia eternamente conserte, disegnava cerchi sull'asfalto con il piede destro.
"Allora?" le disse. "Allora cosa?": e c'era già una sfumatura di fastidio nella sua voce, una incrinatura sottile di rabbia e paura. "Vai in cerca di mille interpretazioni delle cose, tu, secondo te?". "Può darsi: ma non lo faccio apposta". "Vedi che sei già sulla difensiva? Chi te ne ha fatto una accusa? Ma se lo dici, che non lo fai apposta, è perchè da qualche parte pensi che non si debba fare. O sbaglio?". "Mah, forse: o forse penso solo che, se lo facessi di meno, magari vivrei più tranquilla". "Questo vuol dire che non vivi tranquilla, quindi". "Non quanto vorrei".
Passò sfrecciando un tir: lo spostamento d'aria li spinse a premersi ancora di più contro la lamiera della macchina, per un attimo si fissarono accomunati dalla sorpresa e da un vago spavento. Dopo il silenzio intorno parve ancora più netto.
"Io alla fine mica ci credo tanto alla storia di sto tizio, sai". "Come sarebbe a dire, scusa? Mica me lo sono inventato sai!": ora era decisamente offesa. "Non voglio dire questo". "E che vuoi dire, allora?". "Che è un bell'alibi per te. Che esistesse o non esistesse, non cambierebbe proprio nulla. Tu continueresti a startene lì al palo, indecisa fra il dire ed il fare. E' un po' come quando uno ha scontato la pena e deve uscire dal carcere: che oggettivamente è un posto infame, ma il mondo fuori è talmente pieno di incognite che fa decisamente più paura che starsene lì in mezzo ai topi e alla puzza delle latrine". Pausa. Lei taceva, era il momento buono. "Dimmi un po'... se tu non ti stessi macerando l'anima per tizio... che poi anche questo è ancora tutto da vedere, quanto veramente ti stai macerando e quanto invece vuoi far credere a me che ti maceri... ma dicevo: se tu non fossi lì a leccarti le ferite per uno che non ti vuole più, mi piomberesti a peso morto fra le braccia e saresti giuliva e contenta e piena di entusiasmo, di fiducia cieca, magari persino di progetti? Oppure invece faresti come fai adesso, che giochi di sponda e mi tieni legato a doppio filo alla tua vita, ma sempre ad una certa distanza? E prendi tempo, tempo, tempo? E ti avvicini pericolosamente come una che guarda l'abisso, metti persino un piede nel vuoto, a volte, ma appena ti accorgi che forse, e dico solo forse, sto cominciando a far lo stesso anch'io, ti ritiri di scatto lasciandomi lì da solo come un cretino?". "Non essere violento". "Non sono violento: sono sincero. E sono chiaro. E francamente avrei decisamente voglia che finalmente cominciassi ad esserlo anche tu". E si accese un'altra sigaretta.
Io la fine di questa storia non riesco ad inventarmela. Perchè ci ho messo un po' di me, di quel che sono stata e che sono al momento, e un po' di un tot di persone che conosco: nè lui nè lei sono decisamente me o decisamente un qualche uomo. Per questo, forse, non riesco a trovare un finale plausibile: un finale che possibilmente vada al di là del semplice lei che gli casca fra le braccia vincendo tutte le sue paure. O, se non altro, io un finale così non riuscirei a scriverlo senza che ogni rigo mi sembri melenso e da rifare.
Questa storia ha bisogno di un finale. Grazie. August 27 Quella è la porta, grazieChiunque si approcciasse a questo blog, faccia una cortesia: si guardi un attimo dentro, prima.
Perchè qui non solo non si accettano, ma non sono neppure lontanamente tollerati, quelli complessati che piantano le tende per farsi psicanalizzare gratis: non ho abbastanza energie per star dietro anche alle paranoie altrui, oltre che le mie; gli astemi di ogni forma e natura: che non bevono, non mangiano, non fumano, non ascoltano musica, non ballano. Quelli che non.
Io sono brutta, sporca e cattiva. Io non vi offrirò una spalla su cui piangere le vostre disgrazie, non vi passerò una mano calda sulla guancia dicendovi "Poverino, come sei stato sfortunato". Io, appena troverò il vostro punto debole (e, se non siete abbastanza attenti, ci metterò veramente ben poco) lo userò senza scrupoli per ferirvi a morte: non subito, eh. No: basta che non mi provochiate.
Io non avrò mai limiti nel riproporvi voi stessi, pungolarvi nel superare i vostri, di limiti. Se siete pieni di limiti, quella è la porta, grazie.
Io non vi dirò mai che io sono migliore degli altri: ma neppure che voi lo siete. Se siete convinti di essere migliori degli altri, quella è la porta, grazie.
Risparmiatemi tutte lo vostre regole inossidabili, i principi inappellabili, i moralismi a cui avete bisogno di aggrapparvi per sentirvi qualcuno. Risparmiatemi anche le finte elasticità di pensiero che fanno tanto evoluto, democratico e di sinistra. Io non sono democratica. E probabilmente neppure evoluta. Forse solo di sinistra.
State lontani coi vostri schemi di riferimento per capire chi avete di fronte: state lontani coi vostri ideali irraggiungibili ed i vostri ricordi laceranti. Io non ci tengo a rientrare nei vostri schemi, a soddisfare le vostre aspettative. Soprattutto non voglio nessuno, qui intorno, che mi voglia plasmare e, plasmandomi, alla fine non guardi più chi sono io.
Io qui voglio solo persone che mi avvolgono ai fianchi, spingono con le loro gambe contro le mie e disegnano con me cerchi di musica alla luce delle stroboscopiche. Io qui voglio gente ubriaca fradicia che si scruta attenta intorno e riesce ad essere comunque assente. Gente che preme sull'accelleratore e si gode l'aria a schiaffi sulla faccia e sfida l'asfalto.
Perchè non è detto che quelli così non siano delle brave persone. August 21 Onda su ondaEd ora me ne sto qui, arrotolo ciocche di pensieri come capelli, le mie dita sanno di tabacco e Fragolino ed io, a mio modo, son felice. Di una felicità in perenne stato di allerta, calibro i miei passi con precisione matematica per non perdere l'equilibrio.
Qui sulla riva le onde arrivano lente, fanno giusto qualche bolla quando la sabbia comincia ad assorbirle. Pare una calma piatta, un luccichio sereno e solo leggermente tremolante: ma io so che l'acqua sotto si muove, segue flussi di correnti apparentemente disordinate e tuttavia ben precise, un percorso già stabilito che non conosco ma seguo e m'insegue ed attraversa, acqua calda e fredda e calda e fredda e calda e fredda.
Mi piace, starmene qui, seduta per terra a stringermi le ginocchia sul petto guardando tanti punti lontanissimi ed indefiniti: non ho bisogno di niente altro, al momento.
Ed anche se in realtà, in qualche angolo oscuro, so perfettamente che tutto questo non mi basta, riesco a farmelo bastare. E ciò mi rende sommariamente felice. August 18 Eccomi eccomi eccomi!Bene, ci siamo: gradualmente mi sto liberando. Gradualmente mi ritornano le parole, dopo tanto silenzio assorto e meditabondo e lacrimoso. Gradualmente è pure finita la SPM: ma non ammetterò neppure sotto tortura che c'entrasse anche un minimo!
E dico tutto quel che ho da dire...
... che finalmente mi si stanno liberando le narici, e ricomincio a sentire il mio odore: ed il mio odore è profumo. Io so di buono. Non so di vestiti messi in naftalina senza prima averli portati in tintoria nè di sudore vecchio e stantio nè di anguste e buie cucine senza aerazione alcuna. Io so di buono. So di finestre spalancate al sole sull'erba appena tagliata e penombra di tende inamidate, so di latte fresco e frutta dalla buccia vellutata, abiti a fiori svolazzanti e capelli lavati da poco, so di timo, salvia e rosmarino.
... che finalmente mi faccio scivolare dalle labbra al palato sciroppo di fragola, vino rosso sangue e marmellata di albicocche, gelato al cioccolato e panna montata, pomodori maturi e basilico spezzettato con le dita. E nel palato, lì, in mezzo alla bocca, sulla superficie soffice e porosa della lingua, io tengo tutto fermo per istanti infiniti, mi mangio gli odori, mi godo ogni singola variazione di gusto man mano che la mia saliva si va a mischiare agli umori morbidi del cibo. Annuso il vino che sta nel mio calice mentre me lo porto alle labbra e mi diverto ad osservare come il profumo che un po' mi pizzica diventa sapore, e man mano che mi entra nelle vene mi sento io stessa profumo e sapore: more e bacche e mirto selvatico. E benedico il vino per l'effluvio di vita e terra madre che porta con sè: e benedico me stessa perchè quell'effluvio io sono in grado di raccoglierlo.
... che finalmente ho riacquistato il gesto languido ed affettuoso di accarezzarmi la nuca con una mano e da lì scivolare lenta fin quasi alla scapola per poi soffermarmi in punta di dita sull'orlo della scollatura. Oppure di ranicchiarmi sfiorando il ginocchio con le labbra e con la guancia, coccolandomi con le mani il collo dei piedi. Ed in tutta questa fisicità morbida mi lascio andare come una che torna a casa dopo un lungo viaggio, e chiude la porta dietro di sè perchè la cosa più importante ora è dormire nel proprio letto, mangiare al proprio tavolo: riprendere tutti i propri ritmi. E amo, adoro visceralmente il mio corpo e la sua natura, che non riterrò mai volgare e di secondaria importanza, mi va di spingerlo al limite per fargli capire che so che esiste e non lo rifiuto, anzi: mi va di fargli tirar fuori tutta l'energia di cui è capace, di non concedergli riposo fino a quando non sarò assolutamente certa di non avere proprio più fiato. Perchè io sono viva.
... che finalmente non m'importa più di indossare maschere di saccenza e distacco dalle emozioni perchè l'emozione è qualcosa di sconveniente o comunque fondamentalmente pericoloso. Anzi: son ben determinata a sviscerarmele fino in fondo, le mie emozioni e sensazioni, ad assaporarmele fino all'ultimo millimetro di materia disponibile. Son ben determinata ad ascoltare la stessa canzone per decine di volte di seguito, ed ogni volta alzare gli occhi al cielo sempre nello stesso punto del refrain, ed ogni volta sentirmi la musica fin dentro lo stomaco ed allargare le braccia e cominciare a ruotare su me stessa immaginandomi come quella notte di questo inverno al mare, che ero da sola sul molo ed imperversava la bufera ed io potevo fare tutto questo senza che nessuno mi prendesse per matta. E ci ritorno al mare, questo inverno: oh, se ci ritorno.
... che finalmente mi voglio anche far del male, se occorre. Ma se mi faccio del gran male, sarò anche in grado di farmi del gran bene. Perchè non voglio fermarmi alla superficie delle cose, non m'interessa tenermi a distanza di sicurezza dalla mia vita: voglio tutto, la razionalità ed il cuore impazzito, la cultura eccelsa e la volgarità paesana, ogni sinonimo e contrario che gli anni a venire sono potenzialmente in grado di offrirmi. Voglio sentire le mie corde vibrare fin quasi a spezzarsi, godermi ogni singola bracciata nell'acqua, ogni risata che nasce dal cuore profondo degli amici, ogni nota, ogni carezza sospiro respiro desiderio e pensiero che mi attraverseranno la mente ed il corpo. Voglio che tutta la mia fragilità venga finalmente allo scoperto, chè forse questa è l'unica lezione che ho veramente tratto da questa storia: che non c'è nulla di male ad esser fragili, ed a forza di nasconderlo mi son persa di vista io stessa. Non mi sono più ricordata chi ero.
E sono estremamente orgogliosa di essere così, ora che mi è tornata la memoria. August 09 C'è nessuno?Agosto, blog mio non ti conosco eh.... buone ferie a tutti allora: io vado a settembre... August 07 Salirò(parte seconda). Sottotitolo: questo è quantoPrecipito, precipito... e più precipito più mi zavorro: cerco scientemente e premeditatamente nuovi modi per precipitare ancora più a fondo. E non mi sforzo neppure di trovare un qualche appiglio non dico per fermarmi, ma almeno per rallentare la mia caduta libera. Perchè tanto non ho le forze per aggrapparmi ad alcunchè. Non dormo da giorni, non mangio da giorni, non vivo da giorni: mi limito ad alzare il volume dello stereo e ad intossicarmi i polmoni... ho colonne sonore perfettamente calibrate per ogni singolo frammento di pensiero e tutti i posaceneri pieni. Ed il mio equilibrio è sempre più fragile, non posso chinare la testa altrimenti mi assale la nausea.
"Respiro lento, aspetto il vento"... aspetto: e intanto scavo. Ed in realtà mi consola questo rendermi conto che il mio è un attendere: perchè so bene che non è l'attesa di nessuno in particolare, se non di me stessa. Ed io a volte mi son forse persa di vista, ma alla fine son sempre ritornata da me. Non dipendo dalle scelte di nessuno, dai sentimenti di nessuno: e neppure dalle mie scelte od i miei sentimenti. Sono libera in questo naufragare in alto mare, non ho mete, rotte da seguire, strategie da mettere in pratica, analisi e controanalisi da impilare in bell'ordine: sguazzo nella mia impotenza che mi assolve da ogni responsabilità.
Il buio della mia stanza da letto mi accarezza opprimente appena metto piede in casa, lo desidero mentre sto lavorando e non riesco a fare a meno di odiarlo mentre mi ci avvicino inesorabile. Buio, silenzio e lenzuola fresche di bucato: mi nutro di questo da almeno due settimane. Il copriletto ad avvolgermi per riparami da un freddo che non dipende dalla temperatura esterna: cerco protezione, qualcosa che mi sfiori la pelle. Poi mi sveglio all'improvviso, sudata fradicia, reduce dagli incubi: "avevo tolto l'ombrellone dal tavolo del giardino, lo avevo posato per terra. Ma quando sono uscita sul balcone non l'ho più visto: giù c'era qualcuno come spiacevolmente sorpreso di vedermi, che mi dice a malavoglia che me l'hanno appena rubato. Allora scendo di corsa, di corsa faccio tutto il viale, esco dal cancello, e faccio appena in tempo a vedere un tizio che sta per chiudere il mio ombrellone nel suo garage. Ed io me lo riprendo, senza neppure arrabbiarmi più di tanto col tizio, che mi guarda con un mezzo sorriso beffardo, come se andare in giro a rubare fosse la cosa più normale del mondo e semplicemente a volte può andarti male".
Non so cosa sento che mi stiano rubando: ma quel che più mi turba è la parte di me che ritiene che questo furto rientri nell'ordine naturale delle cose. Perchè io, da sveglia, non riesco ad averla sta serenità d'animo. Io da sveglia vorrei solo dormire: e quando mi sveglio mi sento in colpa per aver di nuovo dormito. Forse è la totalità che mi rubano: mi rubano la totalità e mi danno in cambio solo mezze misure.
Mi rubano l'ombrellone emotivo che mi dovrebbe riparare dalla pioggia e dal sole, e senza ombrellone son costretta a rimanere in casa al buio ed al silenzio. Da sola. Perchè son troppo fragile per affrontare quel che c'è là fuori senza qualcosa, qualcuno che, all'occorrenza, mi protegga: senza un abbraccio io mi chiudo qua dentro, perchè le mie braccia son troppo corte per abbracciarmi da sola... e anche se a volte, sforzandomi, ci riesco, dopo un po' non son più capace di prendermi in giro. Così divento pure una facile preda: e siccome questo lo so bene, ora chiudo questo post e me ne vado in camera a dormire. August 04 SaliròNon sto aggiornando il blog: ma la verità è che non sto aggiornando la vita. Quindi non ho nulla da dire. |
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