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    September 27

    Bentornata eh...

    Son piena di furore antico
    in più mi sono accorta che non ho una pompa per la bici: quindi non mi rimane che correre sul posto.

    Sono io

    La senti la voce da lontano, che chiama piano, che prova a ricordarti cosa siamo, la forma delle cose che diciamo e il ruolo che da sempre recitiamo? Quest'aria che ti passa sulla faccia, l'odore della preda, quello dell'uomo che la caccia? La senti l'atmosfera sovraccarica? Arriverà la pioggia, e non è l'unica minaccia. Lo senti questo vago avvertimento, lo sguardo che si posa lento, inerte al cambiamento della luce? La vedi questa sagoma sottile in controluce, e come scivola veloce sui tuoi fianchi? Lo vedi, lo senti, questo respiro trattenuto tra i miei denti? E come i sogni sono sempre più distanti? Riesci a vedere nei silenzi il motivo per cui danzi, la collera che abitualmente scansi, i fanali posteriori della macchina che ti stava davanti, scomparsa nella nebbia e tu rallenti? Ancora non la senti, la voce che ripete ciecamente "chiudere gli occhi non ha mai cambiato niente"? Sono io
    September 26

    Lo scopatore folle

    Allora, mie care... prima di tutto sappiate che esiste: non è una leggenda metropolitana, nè una raccomandazione della mamma. 
    E, prima o poi, lo incontrerete tutte: e questo, invece, non è un anatema. E' una semplice constatazione. Il mio personalissimo e sincero augurio è che, perlomeno, ve ne capiti in sorte uno che vi faccia divertire il giusto.
    Punto uno, dove trovarlo. In ogni luogo. Ma quelli preferiti, ovviamente, sono i punti di aggregazione della varia umanità. Quindi all'erta in supermercati, discoteche, spiagge (anche se, mi rendo conto, non è più stagione: ma prendete nota per la prossima estate) e chat: lo scopatore folle si aggira con aria finto indifferente fiutando la preda come un setter, ha un olfatto così affinato che vi individuerà nell'aria prima ancora di avervi viste. Barricarsi dietro ettolitri di acqua di rose non vi servirà ad un emerito fico.
    Punto due, com'è fisicamente. Ovviamente qui non è che si possa tracciare un ritratto preciso, alto tot, peso tot, capelli così, naso cosà. Però sappiate che ci sono due caratteristiche che, nella massa, lo contraddistinguono. Uno: l'occhio (insomma, è un po' come andare al mercato e riconoscere il pesce: e scusate l'involontaria battutaccia). Lo scopatore folle non ha, per tornare alla similitudine di cui fra parentesi, l'occhio da pesce lesso. No no: ha un bell'occhietto vispo, attento, arguto. Ben puntato su di voi: anzi, sfrontatamente puntato su di voi. Nei casi meno raffinati abbinerà questo sguardo spermatico ad un posizionamento delle mani sulla cintura dei pantaloni con relativa pressione verso il basso: attente, qui. Se abboccherete e punterete il vostro sguardo "lì", lui lo coglierà immediatamente ed accentuerà la cosa, al punto che vi ritroverete a chiedervi se abbia intenzione di tirarsi giù pure le mutande, lì, di fronte a tutti. Ma se avrete la fortuna di capitare con quello che, invece, la strategia del "ce l'ho grande e grosso a più non posso" l'ha già superata da tempo, e punta tutto sul farvi semplicemente sentire al centro della sua attenzione...bè, auguri: non ditemi poi che non vi avevo avvertite. Seconda caratteristica: una certa mollezza fisica. E con questo non voglio dire che lo scopatore folle sia necessariamente grasso e flaccido. Ma qualcosa, in lui, vi farà notare che non passa tutto il tempo della sua vita davanti allo specchio: che gli manchino i capelli, abbia un po' di pancia, la pelle un filino secca, troppi peli sul petto o sulla schiena, una camminata non programmata, non importa. E' qualcosa che vi dice che lui, la vita, se la gode, qualcosa che conferma il detto "Bacco, tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere".
    Punto tre, come vi approccia. Oh, qui il discorso si fa un po' più complesso: perchè tutto dipende da voi. Cioè, da come siete voi: lui si adatterà come la plastilina. Ciò che francamente auspico è che siate (ma lo siete, lo so, lo so) tipine piuttosto intelligenti, e non vi accontentiate di un banale e brutale "trombiamo?" (anche se poi, visto appunto che siete intelligenti, sapete benissimo che è lì che si andrà a parare). Se siete così, intelligenti ed introspettive, mie tenere pollastrelle, occhio: perchè vi ritroverete di fronte ad uno che vi ascolterà con sincera e dedita attenzione. E più lui vi parrà attento, più voi scoprirete i vostri punti deboli: quindi, date retta ad una che qualcosina ha imparato, negli anni scorsi... mischiate un po' le carte. Spiazzate. Siate incoerenti. In una parola: non abbassate mai la guardia. Perchè lo scopo finale, se ne avete il fegato, è far durare la cosa il più possibile: e non è cascando a peso morto ai suoi piedi, che lo raggiungerete. Se sarete abbastanza brave vi ritroverete coinvolte in una bella schermaglia mentale che, progressivamente, farà sì che i vostri ormoni comincino a fare i bulgari (ricordate Aldo, Giovanni e Giacomo?) sulle vostre spalle. Un bel giochetto di toccate e fughe, finte rese e veri attacchi, che se riuscite a condurre via sms è ancora meglio, perchè niente dà adito a fraintendimenti e smentite salvafaccia quanto un messaggiare pallido e assorto. E smentite e fraintendimenti alimenteranno gli sms in un circolo, mai termine fu più appropriato, deliziosamente vizioso. Lui, sempre nel caso che voi siate le tipine dotate di buona dialettica che vi riconosco, darà il meglio di sè: e voi darete il meglio di voi. Vi divertirete un mondo. Ma attenzione... attenzione: state giocando, non state facendo sul serio. Questo non perdetelo mai di vista...
    Perchè questo ci fa arrivare al punto quattro. Che in realtà avrei potuto accorpare alle caratteristiche sul "come riconoscerlo": ma era il mio pezzo forte, andava tenuto per ultimo. E comunque non è una caratteristica di cui vi potete rendere conto subito. Anzi: è solo dopo, che ve accorgete. Sempre che abbiate condotto il vostro gioco bene: in caso contrario, rimarrete per sempre nel dubbio.
    Allora, ragazze... è un teatrino, prendetene atto. E come in tutti i teatri, c'è un protagonista. Ora, tenetevi forte: non siete voi. O meglio: lui non vuole assolutamente che siate voi. Lui è un egocentrico che ha bisogno della dedizione di qualcuno per sentirsi vivo: e non sopporterà per nessuna ragione che gli rubiate la scena. Soprattutto, non mettetevi ad adorare qualcun'altro: non fategli nemmeno sorgere il dubbio, che possa essere così. Non ve lo perdonerà: lui può scopare con voi, ma voi con lui no. Voi con lui dovete esserci corpo e anima, costi quel che costi (tanto chi se ne frega, pensa lui: siete voi a pagare. E poi lui ha sempre un'altra che lo aspetta da qualche parte...se ci tenete alla pelle, auguratevi anzi che lo richiami: altrimenti tornerà da voi. E se torna son dolori: perchè nel frattempo vi sarà mancato....). Se volete liberarvene, la maniera migliore è esattamente questa: non farlo sentire più unico, sfidarlo sul suo stesso piano. Mettete in preventivo che vi mancherà, che per un po' vi chiederete cosa diamine ha in realtà dentro, che vi gireranno immensamente le palle al pensiero che, per lui, due che son stati a letto non possono essere neppure amici (è un po' limitato, in questo, lo ammetto: un uomo ed una donna che stanno bene insieme, per lui, necessariamente devono far sesso: non è ammesso che si accontentino di parlare. Per una notte intera, poi, men che meno).
    Ma che vi devo dire...aveva un certo non so che... un fascino tutto suo, come di una stella cadente che devi stare bene attenta altrimenti te la becchi diretta sul cranio...
    September 25

    Stelle di fine settembre (message in a bottle)

    Te lo ricordi l'albero nel mio cortile sotto cui ho parcheggiato la bici la mattina della prima notte che abbiamo passato insieme? Sotto quell'albero, ora, ci sono molto vasi: uno solo, fra questi, è rettangolare, a cassetta, come si dice. Sotto quel vaso ho lasciato una cosa per te, prima di partire, avvolta in un sacchetto di plastica bianca nel caso nel frattempo piovesse: spero sia ancora lì...
     
    Mia dolcissima stellina,
    spero che tu troverai questa lettera, perchè ho delle cose importanti da dirti. E spero che riuscirai, una volta che tu l'abbia trovata, a decifrare la mia scrittura:) 
    Innanzitutto grazie, per tutto quello che mi hai dato in queste notti: mi hai mostrato cose di me che avevo dimenticato o che, addirittura, non avevo mai avuto il coraggio di guardare. E me le hai mostrate con una brutalità tenera che ti invidio: io non sono mai riuscita ad essere brutale ma anche tenera.
    Però...però...però, mentre ti ascoltavo, ho percepito spesso qualcosa, come una nota stonata, una esagerazione, che non sono riuscita a meglio definire: e, non riuscendo a definirla, ho preferito non ribattere mentre ti avevo di fronte. Ma ora credo di aver capito.
    Sì, è vero, hai ragione, io SONO un'anoressica: parte di me rimane legata a quella ossessione, parte di me, a tratti, cerca dei modi per potersi continuare a fare del male. Ma hai ragione solo in parte: io sono ANCHE un'EX anoressica. La mia battaglia l'ho vinta: io, l'equilibrio col mio corpo, l'ho raggiunto. E' senz'altro un equilibrio non comune alla maggioranza delle persone, è un venire a patti con me stessa ogni giorno, ma è il MIO equilibrio, che mi permette di uscire a cena con gli amici, mangiarmi coppe di gelato con la panna e gustarmi tutto ciò che di buono la vita ha da offrirmi. Mi ci guardo, allo specchio, e con piacere: hai sbagliato, quando hai detto con quell'aria sicura di te, che io sono una che evita persino di passarci davanti. Me la ricordo ancora, la tua faccia delusa, quando ho smentito questa tua supposizione. E so perchè ti ho deluso...
    Non ti nascondere, mia meravigliosa stellina di questa fine settembre, dietro l'affermazione "tu sei e rimarrai un'anoressica" per poter avere gioco facile a dire "come io sono e rimarrò un tossico": non cercare in me una compagna di sventure. Al limite cerca in me lo SPUNTO per trovare in te quello che da tempo stai cercando.
    E sottolineo lo spunto: perchè la tua motivazione a non rifugiarti più nel farti del male è solo tua, non potrà mai essere identica alla mia. Non tentare di copiarmi, nel bene e nel male.
    La mia molla, te lo dissi verso le tre del mattino in quel bar di poveracci senza un posto cui tornare, è stata capire che il mondo, mio padre e gli uomini che mi favevano schifo, se ne fottevano altamente che io mi stessi rovinando. Peggio: vincevano loro, perchè potevano darmi della debole, della perdente, della povera pazza vittima di una dipendenza. Ed io, tesoro immenso, la soddisfazione di darmi della debole non gliela voglio più dare.
    Credo che tu sia vicino a giungere alla stessa conclusione: quando ti lamenti che a 35 anni hai il coprifuoco, i soldi contati e tutto il resto, ed invidi la mia indipendenza, sei già sulla buona strada. Ma fai un passo avanti, ora: non ti vittimizzare e nemmeno colpevolizzare. Non ti arenare in questa situazione.
    Pensa che, se ci sei cascato, e ogni tanto continui a cascarci, è perchè tu hai qualcosa IN PIU' rispetto agli altri, non qualcosa IN MENO: i tuoi occhi vedono più in là degli occhi della maggioranza della gente, il tuo cuore e la tua mente sanno ascoltare con più attenzione di qualunque altra persona,uomo o donna che sia, io abbia conosciuto finora. Tu non sarai mai uno che seppellirà l'anima sotto la quotidianità: non sarai mai uno che si ferma alla apparenza delle cose, alla loro superficie.
    E questo, indimenticabile compagno di deliri notturni, checchè ne dica il mondo, è una immensa ricchezza: questa è forza, non è debolezza. Non credere a chi ti vuol far pensare il contrario: te lo vogliono far pensare perchè quelli come noi, al mondo, stanno sulle palle. Lo mettiamo in discussione, ne scopriamo le contraddizioni, le paure, i punti deboli e le ipocrisie. Siamo pallosi, stellina.
    E io sono maledettamente orgogliosa di rompere i coglioni al mondo: e di essere ancora qui a farlo. Sono orgogliosa di essere stata un'anoressica: perchè vuol dire che io avevo qualcosa in più, io ho urlato più forte degli altri, il mio cuore ama e soffre più di tanti altri cuori. Io vivo, non sopravvivo. E orgogliosa di essere un'ex anoressica: perchè quelli che per qualche anno han potuto sentirsi un dio in terra solo perchè potevano darmi della "poveretta", ora non hanno nemmeno la metà della ricchezza interiore che ho io.
    Voglio vedere i tuoi occhi sorridere come quando giochi con Marco; come quando hai ricordato la nostra corsa in bici nel cuore della notte su quella strada che di giorno non si riesce nemmeno ad attraversare ed invece ora era tutta nostra; come quando mi guardavi giocare con il cane che correva a perdifiato sulla spiaggia. Ti ho visto sorridere di tutte queste piccole grandi cose della vita, gustartele con lo stesso stupore di un bambino, perchè come i bambini, che non a caso adori, tu rechi in te il gusto per la vita.
    E se è vero che qualcosa, negli altri, noi tutti andiamo cercando, io forse questo ho visto e cerco in te: la tua voglia di godere anche e soprattutto delle piccole cose, il tuo desiderio prepotente e disperato di essere felice.
     
    Con immenso affetto,
     
    la tua amica S.
    September 18

    Everything burns (che sarebbe la canzone che metterei di sottofondo a sto post, se solo dal pc della biblioteca del paesello si riuscisse a fare)

    30 Agosto 1970: il marchese Casati Stampa torna nella sua casa dei Parioli da una battuta di caccia nella sua tenuta in Veneto. E sorprende la giovane moglie con l'altrettanto giovane amante: li uccide entrambi con il fucile da caccia e poi si suicida.
    Verrà poi fuori che il marchese amava molto osservare (e talvolta partecipare) gli incontri amorosi della moglie: al punto da essere lui stesso a sceglierle e procurarle avieri, bagnini e studenti universitari, prendendo minuziosamente nota di ogni particolare su un quadernetto. Però l'ultimo della serie gli aveva procurato un problema imprevisto: lei se ne era innamorata, al punto da cominciare a vederlo di nascosto dal marito.
    Quella sera il marchese telefonò a casa: ma gli rispose il giovane. Mise giù, rifece il numero e rispose lei: ne seguì un forte alterco e l'epilogo con cui ho aperto.
    16 Settembre 2006: alle 7,30 mi sveglio. Il tempo è brutto, sfoglio qualche giornale rimasto in casa da agosto. E leggo questa storia. Carta e penna mi fremono... scendo in spiaggia e partorisco il delirio che segue. Dal mare con furore (pure oggi, a dirla tutta, non è che la giornata sia granchè...difatti sto qui in biblioteca a scrivere...)
     
     
     
     
    Te ne stai lì distesa, stranamente scomposta. Dovrei tirar su le serrande, far entrare aria e luce. Ma io, invece, rimango qui, seduto per terra, la schiena appoggiata al muro, le gambe lunghe e larghe sul pavimento, con i piedi abbandonati in fuori. Mi tremano le  mani.
     
    (Amo l'autostrada. La marcia fissa, il rettilineo dei miei pensieri alla deriva, l'orizzonte sempre in movimento. Stanotte invece l'ho detestata. Ne ho odiato l'immutabile indifferenza alla mia fretta, tutto l'inutile premere sull'accelleratore senza punti di riferimento. Certamente dipende solo dal motivo per cui ti metti in macchina).
     
    Il tuo odore mi arriva violento alle narici: E' uno schiaffo al cervello che rimbalza dalle lenzuola all'armadio per poi rotolare stanco fra le mie cosce. Sai di un qualche detersivo di buona marca misto ad un profumo lezioso, con un'eco di tabacco. E c'è persino qualcosa di acido, in fondo, qualcosa che non sono mai riuscito a definire: forse semplicemente sudore.
     
    ("Cosa stavi facendo?"."Niente. Ero qui stesa sul divano, leggevo un po'"."E non pensavi a me?"."No"."Perchè?"."Perchè stavo leggendo, te l'ho detto"."Non ci credo"."Non crederci".).
     
    Mi manca un po' il respiro, devo slacciare la cravatta. Anzi, la levo e basta e mi sbottono anche la camicia. Sto raccogliendo sui pantaloni tutta la polvere che c'è per terra, credo: quando uscirò di qui sarà il caso che mi dia una pulita. Mi cadono gli occhi sul petto: sto ansimando. E devo smetterla. Devo smettere di ansimare. Pensare ad altro.
     
    ("Perchè non metti il catenaccio alla porta? Tu ti fidi troppo del mondo e di te stessa. Che ti costa? A volte non ti preoccupi neppure di controllare se hai chiuso a chiave, se le finestre son tutte bloccate. Tu vai in cerca di guai volontariamente").
     
    Il tuo corpo mi monopolizza il campo visivo. Il tuo corpo è preciso ed attento in un modo che ogni volta mi sorprende. Risponde alle mie provocazioni con esattezza millimetrica, freme puntualmente quando è ora di fremere e tace puntualmente quando vorrei che tacesse. A volte addirittura riesce ad arrivare in anticipo sulle mie previsioni: ma anche quello è un anticipo perfetto, un anticipo minimo che non infastidisce o delude. Un anticipo non fuori tempo. Io coltivo continuamente estenuanti aspettative sul tuo corpo, che tu soddisfi accondiscendente, senza tuttavia farmi mai sentire realmente vincitore. Ovviamente neppure ora, il tuo corpo, è mio fino in fondo.
     
    ("Potremmo cercare una forma diversa di passione"."Mi pare abbastanza inutile"."In che senso?"."Nel senso che una passione non è saggia o misurata, se sono saggezza e misura che vai cercando. Altrimenti non è tale. E' un sacco di altre cose, né migliori né peggiori: ma non è passione. E non so quanto io e te siamo in grado di adattarci a gradazioni diverse di rapporto che tengono la passione sulo sfondo").
     
    Ho modellato la nostra vita, sul tuo corpo. La mia per primo. Ho calibrato il mio passo sul tuo, per riuscire a starti vicino, ma sempre qualche centimetro indietro. Non è stato poi così difficile: tu hai questa camminata altera e flemmatica, l'incedere di una che non segue nessuno, ma invita a seguirla senza voltarsi mai. Anche la mia voce, ho modulato a dovere, per compiacerti: tu non ami i toni troppo alti, gli acuti ed i falsetti. Ho pensato spesso che sia così perchè, in mezzo a tanti suoni rochi e soffocati, i tuoi, oggettivamente un po' striduli, risaltano meglio. Sei sempre stata disperatamente egocentrica. Così ora mi viene da chiedermi se tu, in realtà, hai mai modellato qualcosa di te, su di me.
     
    (Ci sono quasi. Al prossimo casello non potrò più ripensarci. Imboccherò lo stradone, al secondo incrocio svolterò a destra e poi percorrerò il viale alberato fino in fondo. La chiave lunga del portone mi si è spostata in tasca e mi preme fra la carne ed il sedile: la lascio lì, mi ricorda dove sto andando. Come ci siamo arrivati, fin qui?)
     
    Sì, forse qualcosa hai modellato, te ne dò atto. I tuoi desideri. E non è poco: ti dò atto anche di questo. Tu avevi desideri semplici e monotematici, limiti prestabiliti e rassicuranti. Che io forse avrei dovuto rispettare: ma non riesco a chiederti perdono, per averteli stravolti. Semplicemente non ho potuto farne a meno. Meno semplicemente, è come se me lo avessi chiesto. E' bastato infrangere il primo, per non essere più capaci, e neppure avere voglia, di fermarsi. Ci sono varie forme di possesso, vari modi di sentirsi legati e vari di sfuggirsi: cercare di spingersi oltre quel che il mondo chiama "normalità" era solo un modo come tanti altri per metterci alla prova, per me. Il senso di esaltazione che mi davi ogni volta che, anche solo per un attimo, mentre il tuo respiro si faceva sempre più corto, ti voltavi e ritornavi a posare i tuoi occhi su di me, dopo tutti gli istanti passati a chiedermi terrorizzato se anche questa volta lo avresti fatto... amore mio, come avrei potuto rinunciarci? Pungolarti per andare più in là, sempre più in là, e sentirmi smodatamente orgoglioso del tuo essere capace di farlo, e pensare che solo io potevo chiederti tanto. Fino all'apice della totale illusione perfetta del possesso della mente che non passa per il corpo, ed è definitivo ed immutabile proprio perchè il corpo lascia libero. Mi sono sbagliato, anima mia.
     
    (Ho puntato con la stessa precisione con cui, qualche ora prima, avevo puntato sul cervo nella tenuta. Ero fermo, determinato. Non ti ho lasciato il tempo di parlare e non l'ho lasciato neppure a me.Pensavo solo al calore del tuo sangue che probabilmente, vista la distanza ravvicinata, mi avrebbe avvolto di lì a poco. Il rinculo del colpo mi ha fatto chiudere gli occhi e così non sono riuscito ad osservare il tuo sobbalzo nell'istante esatto in cui il proiettile ti penetrava. 
    Ti ucciderei di nuovo: solo per poter vedere anche questo)  
    September 03

    Chiuso per ferie

    Mi tarpo le ali da me perchè ho paura di volare. Me le tarpo anche nei modi più stupidi. E non sono l'unica.
    Ma ora parto (purtroppo? per fortuna?) 
    Vi mancherò, più di quanto voi stessi ora non pensiate.