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May 31 FeuilletonLui era un tipo tarchiato e grassottello, completamente rasato perchè diceva che i capelli gli davan troppo caldo. Di buono c’eran due occhi moderatamente azzurri: un po’ al limite dell’ inespressività, a onor del vero. Camminava come si conviene ad uomo: gambe larghe, spalle larghe, petto largo. Invadente, come si conviene ad un uomo. Aveva decisamente poca fantasia nel vestire: se ne stava sempre aggrappato a camicine a righe sottili e jeans vagamente scoloriti (unico guizzo di personalità che si concedeva). L'orlo dei jeans glielo faceva la mamma, che tagliarli brutalmente era troppo anarchico. Lei era una tipa magrolina tutta ricci rossi e lentiggini, le unghie perfette e bianche da bambinetta cresciutella. Aveva questa camminata da uova fresche sul selciato, disegnava coreografie fra punta e tallone. Molleggiata come una nuvola di piume. Ed era un fiorire di abitini provenzali, un tintinnare di braccialetti di rame, uno svolazzare di kefie e sciarpe di shantung: molto alternativa. O almeno così era convinta d'essere. Lui ovviamente votava a destra: andava dicendo in giro che non poteva far altro, era una tradizione famigliare. Che in casa sua si era sempre fatto così e lui non avrebbe potuto scegliere diversamente, specialmente da quando quei rossi del Comune, vent'anni prima, gli avevano arrestato il padre per una storia di appalti truccati che poi si era rivelata una mossa per poter, loro, impadronirsi del campo. O così lui diceva che fosse andata. Lei ovviamente votava a sinistra: ma non si appellava all'usanza storico famigliare. No, sarebbe stato troppo piccolo borghese (anche se il nonno aveva fatto la campagna di Russia maledicendo il Duce e beccandosi pure una pallottola nella chiappa destra mai estirpata, ed il bisnonno era l'unico in tutto il paese che ogni mattina si macinava chilometri in bicicletta per andare a comprare L'Unità). S'incontrarono un pomeriggio di fine luglio in un supermercato: lui stava al banco dei salumi facendo incetta di pancetta coppata e prosciutto di San Daniele, e lei lo aveva interrotto per chiedere alla tizia dove fosse, nel caso benedetto ce ne fosse, il pane biologico. Solo che la tizia non lo sapeva, e allora lui aveva detto "L'ho visto prima: se aspetta un attimo l'accompagno io". "Molto gentile, grazie" aveva risposto lei, ed aveva continuato ad armeggiare con l'anello. Dopodichè erano andati insieme verso la corsia dei biologici dietetici macrobiotici equi e solidali e lei, dopo averlo ancora ringraziato, si era chinata a scrutare attenta le etichette senza più degnarlo della minima attenzione. Solo che lui se ne uscì con "Ma lo sa che il pane di Altamura è buonissimo, costa un sacco di meno e non è affatto detto che questo che sta per comprare sia veramente biologico?". Allora lei lo aveva osservato curiosa ed aveva risposto "Dice?". E non avrebbe dovuto dirlo. No, decisamente avrebbe fatto meglio a ribattere qualcosa tipo "Mha, guardi, può darsi: io comunque voglio fidarmi, sennò se cominciamo a ragionare così non ci dobbiamo fidare di niente e di nessuno". Perchè se avesse risposto così lui avrebbe sicuramente posato sul carrello le grosse mani tozze che si ritrovava, avrebbe salutato e se ne sarebbe andato con un sorriso vagamente beffardo e da saputello. E morta lì. Invece no. Sicchè lui mise su una bell'aria trionfante e cominciò a snocciolare dati presi da Altroconsumo, alternandoli ad osservazioni apparentemente acute sul sistema ingannatore e sfruttatore del consumatore ignaro. Bella mossa, baby: lei ci cascò in pieno. Cominciò, per la prima volta in vita sua, a chiedersi se forse anche quelli senza occhialini da intellettuale e capello incolto fossero dotati di qualcosa di vagamente somigliante ad una testa pensante. Continuarono a fare la spesa insieme: lui galante le offrì uno spazio nel suo carrello, visto che lei come al solito aveva finito per riempire a dismisura il cestino. Che senso di protezione dà spingere un carrello insieme ad un uomo, eh, ragazzina? Quasi quanto quello che ti dà vederlo mettere tutte le cose nei sacchetti con precisione millimetrica, sicuramente frutto di anni di studi di termodinamica e fisica dei corpi: surgelati tutti nell'apposita busta, la roba da frigo in un altra, per carità separare detersivi dagli alimentari. E le uova ovviamente sopra. Calmo, riflessivo, perfetto: senza una sbavatura aggiunta. Uscirono dal supermercato che il sole scioglieva l'asfalto ed i cani parcheggiati nelle macchine esalavano gli ultimi respiri e lui, come da copione (ma questo lo so io e lo sapete voi: lei no) disse, con apparente noncuranza (sì sì, studiata anche quella: ma anche questo lo so io e...etc etc..) "Da che parte va?". Che già sto fatto che le desse del lei era una cosa di un esaltante da rifletterci su perlomeno un paio d'ore, appena arrivata a casa. Lei disse, in un estremo, unico tentativo di ravvedimento “Mha, veramente abito proprio qui dietro, la ringrazio, non si preoccupi”: Ma lui, che a quel punto aveva ormai deciso di travolgere senza remore chiunque si opponesse al suo passaggio, costasse quel che costasse (è una questione di principio: i veri uomini si vedono anche e soprattutto in queste situazioni), se ne uscì chiaramente con “Allora l’accompagno, queste buste sono pesanti… se non le dà fastidio” …sguardo finto basso, su questa ultima frase. Due a zero: bastò un “se non le dà fastidio” ed erano già due a zero per lui e palla al centro. Benedetta ragazza, quanto è banale a volte la psiche umana! Così, sudando umidicci sotto il sole (lui di più, eh), arrivarono al portone… - Bè, allora grazie - Di niente, si figuri. E’ stato un piacere. - Sì…insomma… che divertimento, trascinare venti tonnellate di roba con 40 gradi all’ombra! (brava scema, dagli corda!) - Intanto son potuto restare di più con lei (affondo! O la va la spacca!) Rossore di rito per lei. Impercettibile ghigno soddisfatto per lui. Giunti a questo stadio, si sa, è tutta una questione di tempismo: accerchiamento indiano, si chiama. Una volta bloccato spalle al muro l’avversario si sferra l’attacco decisivo senza indugiare, in modo che questo non abbia il tempo di rendersene conto ed innalzare le opportune difese (che mi vien pure da dire: che fatica essere uomo, a volte). E quindi… “Senta, scusi se mi permetto, lo so che le sembra strano, e non vorrei che pensasse che sono un maniaco ma… magari stasera le va di andare a bere qualcosa insieme?” (l’ho detta, sì, l’ho detta: avrebbe potuto venirmi meglio, ma ormai è andata, ora vediamo)
FINE DELLA PRIMA PUNTATA May 25 Le parole che non ti ho detto (che era un libro e pure un film)Le parole che non ti ho detto sono scritte sul palmo della mia mano, sono nascoste nei cassetti della mia scrivania, fra vecchi contratti e fasci di foto sparse, così che nemmeno io possa vederle, a meno di non volerle andare a cercare a tutti i costi.
Sono piccoli intervalli di tempo fra occupazioni banali e quotidiane, brevi respiri tra un'apnea e l'altra.
Nessuno può ascoltarle, le parole che non ti ho detto, perchè non amano il rumore e la luce forte, si ritraggono veloci e silenziose come gatti.
Sono pazienti, le mie parole: sanno aspettare molto più di me, molto più di me sono misurate e tolleranti, il tempo per loro scorre come un pacifico fluido denso che non ha fretta di precipitare. Non amano la notorietà, perchè non pensano che aggiungerebbe loro valore: anzi, forse uscire allo scoperto le farebbe raggrinzire come la pelle di una vecchia signora. Si nutrono di silenzio e buio, loro.
Amano restare sospese nel vuoto mentale, aggrappate solo le une alle altre, non lasciarsi afferrare ed identificare: lasciano spazio alla fantasia, le parole che non ti ho detto. Si può pensare quel che si vuole, di loro, senza paura di venire smentiti.
Se ne stanno lì, attente e delicate, come una melodia di sottofondo: occasionalmente salgono di tono, perchè non son stupide, sanno perfettamente di essere importanti e si divertono a ricordarlo quando uno meno se lo aspetta. Ma poi ritornano da dove erano venute. E non dipende da me, non c'è nulla che io possa fare, non posso nè spingerle a rivelarsi nè metterle a tacere, fanno tutto da sole: io mi limito ad assistere. Piuttosto impotente, aggiungerei.
Me le sento addosso come una guaina trasparente, un guanto di lattice: sottili e calde, non mi limitano nei movimenti e tuttavia ci sono, a volte anche un po' opprimenti.
Ogni tanto cerco di forzarle, di prendere in mano la situazione e costringerle a mostrarsi: ma loro si ribellano, per confondermi le idee mi mandano in avanscoperta altre parole che gli somigliano ma non sono loro. E mentre io mi faccio fregare loro se ne vanno ancora più a fondo, giù in abissi dove la pressione è troppo forte perchè io possa avere il coraggio di andarle a scovare.
Allora capisco che ho molto da imparare da queste parole, dalla loro saggezza, dal loro senso dell'opportunità. Allora capisco che nemmeno io le comprendo e le conosco veramente, le parole che non ti ho detto: che devo lasciarle fare perchè io non son capace veramente, devo lasciar decidere a loro cosa dire, come e quando, perchè in certi momenti non si è in grado di decidere alcunchè. E magari è pure bene che ogni tanto arrivino, momenti così.
Le parole che non ti ho detto mi aspettano ad un varco che osservo da lontano, e si limitano a questo, aspettarmi: non mi chiamano, non si sbracciano per attirare la mia attenzione, tanto sanno di averla già, e quindi si risparmiano la fatica e l'umiliazione. Ed io in fondo sono loro grata, perchè non mi forzano la mano, non mi stanno col fiato sul collo: io so che sono là, pronte anche a scomparire, se capiranno di non essere necessarie. Si stanno sacrificando per me, le parole che non ti ho detto: ed io un giorno vorrei tanto ripagarle, per questo. May 22 Non mi guardateIo questi che mi guardano proprio non li sopporto. Mi verrebbe da urlargli dietro... se solo ne avessi la forza... che poi più che la forza è la voglia: non ne vale la pena, risparmio energia. Loro, con le loro grisaglie ben stirate, la piega perfetta, le loro ventiquattrore di pelle lucida, i loro tailleur nero ordinanza... con sti tacchetti isterici sul pavè che mi ritmano il mal di testa. Ma che ci finissi lunga distesa, sul marciapiede! Ti ci vorrei proprio vedere, a gambe all'aria, tutta preoccupata che il tuo collant si sia smagliato, mentre intorno ti continuano a svolazzare i fogli degli importantissimi incartamenti che ti portavi sottobraccio: impolverata e ridicola. Sai allora che farei? Non ti guarderei nemmeno, cara la mia donna altera ed impegnata. Nemmeno uno sguardo ti poserei addosso. Così, per il semplice piacere di farti sentire ancora più patetica. Eh sì, perchè non credere che non me ne sia accorto: solo perchè tu non mi vedi non vuol dire che io non veda te. Anzi, me la godrei proprio questa tua caduta libera: ormai son diventato bravo ad apparire assente, perso in quelli che voi chiamate vuoti di memoria, follia, disperazione o chissà cos'altro. Mi ci sono abituato perchè ho capito in fretta che non vi va di sentirvi osservati: mi sa che il mio sguardo vi pare tipo un atto d'accusa. Ma che cazzo di coscienze fragili che avete! Non ci riuscite proprio a fottervene veramente! E poi sarei io il perdente! Voi ansimate tutto il giorno su e giù dalle scale del sottopasso, parlate parlate parlate... con tutti gli altri stronzi come voi per la strada, gli autisti dei taxi, l'apprendista del bar che vi serve il decimo caffè della giornata e gli tocca pure sorridervi, i vice capo di questo e capo di quell'altro che vi chiamano al cellulare, gli amici dell'happy hour, mariti cornuti e mogli più troie di un trans di periferia. Che avete da dire??? Quanto, di tutto quel che dite e fate, sarebbe veramente utile e necessario? Ma sì, ditemi che son deluso, che chissà quali problemi ho avuto, dedicatemi quel cazzo di sguardo pietoso e veloce che secondo voi dovrebbe farmi sentire meglio: manco ci potessi comprare da bere ed un paio di scarpe nuove, col vostro occhio caritatevole e cristiano...ma poveretto, si è incattivito, ha perso ogni dimensione umana, non ha più morale nè decenza... poveretto... segue lungo sospiro, e poi tirate avanti. Incoerenti! Abbiate rispetto per voi stessi, come io ne ho per me (chè vi assicuro che ce l'ho: ma voi siete troppo irrimediabilmente preda del buon senso imperante, del buonismo dilagante, per capirlo). Abbiate rispetto per voi stessi e siate coerenti: tirate dritto e basta, sta pantomima da messa della domenica mattina ha rotto i coglioni anche a voi. Almeno ditelo, che forse mi fareste meno schifo. Eh sì, cari miei, non mi frega niente di colpire i vostri teneri cuoricini ben allineati al sistema: lo schifo è reciproco. Puzzo, sì, puzzo: ed ora che fa caldo puzzo ancora di più. Sono rivoltante, disgustoso, contagioso. Statemi lontano, cambiate posto sull'autobus, aprite i finestrini vergognandovi di farlo: vi son talmente superiore che farò finta di non accorgermene. Vi concedo già la mia indifferenza, che cazzo volete di più, pure la mia benedizione? Più mi isolate, più mi fate un piacere: perchè più cala il silenzio più riesco a sentirvi, più vi voltate dall'altra parte più io riesco a guardarvi senza far fare troppa fatica alla coda dell'occhio. E non ci provate voi: non siete abbastanza allenati. Smettetela di venirmi a rompere le palle con i vostri pasti caldi e sani e senza sale, le faccine da bravi ragazzi di belle speranze, non ho chiesto aiuto, se non l'ho chiesto è perchè non lo voglio. Perchè vi sentite in diritto di pensare per me, di sapere cosa sia meglio per me? Pensate di esser poi così migliori? Così diversi?
May 21 Dazebao rivolto al genere maschile (sottotitolo: oggi a pranzo ho bevuto)Sola sola sola...son destinata ad invecchiare sola, lo so già. Tutto sta nel farsene una ragione, tutto qui. Già mi vedo raggrinzita e rachitica (vuoi mica che ingrassi proprio quando la magrezza saprà ancora di più di tormento interiore?!) deambulare logorroica, pensierosa e con un esagerato tasso alcolico nel sangue per le strade di questa città. Sprezzante ed incattivita, irrimediabilmente delusa.
Dov'è quello che capisce che la mia camminata è solo e semplicemente intonata all'abbigliamento? Chè non si può sculettare volgarmente in scarpe da ginnastica e tunica tunisina...sta bene solo con il già citato tubino e Chanel tacco 12. Ma non è mica un'identità, dolcezza, possibile che tu non lo capisca? Possibile che tu non capisca quanto sia un gioco facile far scivolare la manica della suddetta tunica giù lungo la spalla per vedere se il testoterone ti reagisce? apparentemente banale...apparire apparentemente banale e facile...possibile che tu non lo capisca?! La femminilità, una volta che hai capito come funziona, è quanto di più banale da metter in pratica..talmente banale da non riuscire a distinguere neppure io dove finisco io e dove inizia il clichè. Ti prego, ti prego, non reagire, sii indifferente e distaccato, prendimi pure in giro, scoprimi tutte le carte, dimmi senza mezzi termini, senza paure e giri di parole e false sensibilità che è tutta una messa in scena per te, per testarti. Non mi deludere. Per piacere. Non reagire. O buttati piuttosto in una reazione contraria: son persino disposta ad accettare una reazione opposta solo per finzione, pensa un po'! Sai che mi frega della tua erezione fulminante, mettici un libro davanti e non me ne accorgerò: fatti aspettare. Non mi piacciono le conclusioni scontate. Ormai ho una tecnica collaudata che mi annoia nella sua perfezione. Non mi dare la perfezione: perdo già troppo tempo ad inseguirla da me.
Tu non sai quanto rido di tutti quelli che ci cascano, quanto mi sento superiore a tutta questa idiozia dilagante, questa facilità di caduta: bellissima, sì, mi fan sentire bellissima, là sopra un piedistallo di platino, irrimediabilmente sopra. Che tristezza, che noia, che ripetitività. Quella cosa che ti ritrovi in mezzo alle gambe ti rende così stupido, così poco intuitivo, così meccanico: sei schiavo di un flusso di sangue che ti gonfia la patta.
Sai che me ne faccio di una lubrificazione ben orchestrata: anzi, scusa (arianzi, niente scusa), mi sa che ci riesco meglio da me, ti assicuro. Io almeno so dove metter le mani, dove come e quando, senza neppure l'ausilio di mezzi meccanici: mi urta la tecnologia, voglio un ritorno alla natura, alle origini. Voglio sentire le corde vibrare senza nessuna attenzione agli accordi, voglio qualcosa di fluido che mi scorra addosso senza neppure una possibilità di reagire o di programmare, voglio che mi prendi e mi trascini senza farmi pentire di questo lasciarmi trascinare, che mi dia una sola, una sola ragione, per lasciarti entrare veramente: non la solita finta sintonia che ti ammazza i pensieri e l'energia, quel trito e ritrito "vabbè, ma uno si deve pur adattare, l'uomo perfetto no esiste, una storia è fatta di compromessi". Voglio un facile compromesso...anzi no..voglio uno scontro ai vertici, sali sul piedistallo, fammi fermare...perchè mi fermerei, Dio se mi fermerei... mi fermerei di fronte alle parole ben calibrate, di fronte alla prontezza di reazione, alla voglia di viaggiare... non ti sedere sul mio divano, ti prego... o, se proprio lo fai, fai in modo che io non me ne accorga... e se io mi siedo, per piacere, fammi alzare: non mandarmi via, no...ma fammi stare in piedi, dammi perlomeno l'illusione di stare in piedi. non importa che sia vero o meno..tanto è un'illusione, non lo so, e questo già mi basta.
Coltivo una speranza, al momento... ma resto circostanziata, cauta oltre ogni limite accettabile dalla mia mia volontà di sperare: mi muovo attenta lungo una linea di confine senza mai superarla... ogni tanto evado, ma è tutto attentamente e preventivamente studiato. Quando salirò in piedi sulla spider (in corsa senza neppure allacciare le cinture) allora, e solo allora, forse, saprò smettere di calcolare. E sarà una decisione calcolata. May 18 CaldoCaldo. Fa caldo. I muri bianchi di calce, le travi scure sul soffitto. Le cicale di fuori. Fa caldo. Sarà mezzogiorno circa, si sente la risacca: lenta, pigra, morbida. Silenzio. Un silenzio di caldo e risacca. Si rigira nel letto, fissa le venature delle travi, allarga le braccia e le gambe, la pelle appiccicosa sa di lenzuola sfatte, di cuscini gettati a terra. Sospira. Vorrebbe alzarsi, ma le gambe le dolgono, la testa le pesa, è già una fatica portare una mano alla fronte per pensare: ed il pensiero è allungato, procede per concatenazioni tutte sue, indipendenti dalla volontà, scivola attutito lungo discese poco ripide. Ma scivola: inafferrabile. Sicchè lo lascia andare. Che poi alla fine è un pensiero fisso, in movimento e fisso: è un rimorso di coscienza, un desiderio inespresso di cui vergognarsi, una determinazione a precipitare, un andare e venire senza decidere realmente cosa sia giusto fare. Molto più di un dubbio. La vita è questione di scelte, dicono. Non si può stare eternamente sospesi sopra le scelte, prima o poi in qualche ruolo tocca calarsi. E che sia un ruolo netto, preciso, senza concessioni alla poesia o alle tentazioni della pancia: non si pensa con la pancia, la pancia deve solo tacere ed eseguire. La sua pancia… l’avvallamento impercettibile fra l’ultima costola e la flessione appena accennata che precede una successiva discesa. Il percorso netto e preciso di curve e spigoli del suo corpo, il ritmo invisibile del suo respiro che sfiora il petto, le ellissi dei suo fianchi… e così per ore, in tondo, attorno al ricordo degli odori, ai flash degli istanti senza collegamenti logici. Oddio! Sospira di nuovo… No no, non si può, non si può… Quand’è che si capisce da che parte stare, allora? Quand’è che finalmente te lo ritagli, un ruolo, e lì ti fermi senza tentennamenti, indecisioni, retromarce e fughe in avanti? Quand’è? Ha detto che sarebbe tornata presto, giusto il tempo di comprare del vino fresco, pane e…”mozzarella? Ti va della mozzarella? Magari due pomodori, eh, così ci facciamo una bella insalata, che con sto caldo non so cosa riusciamo a buttar giù. Torno presto: non scappare eh…” E chi si muove. Come fa, ormai, a muoversi da lì… come fa a tornare a casa zuppa di sudore, i capelli annodati, ruvidi e bianchi di sale, i jeans arrotolati col segno della marea sotto il ginocchio? E quella cosa nella pancia: quella cosa che ondeggia perenne, che spinge contro le pareti, che si arrotola su se stessa, che si contrae ed espande senza sosta,che accompagna i passi che ora fa verso la finestra con delle stupide tendine a fiori. Sotto, una vecchia vestita di nero seduta su una panchina all’ombra tiene d’occhio due bambini che giocano sul marciapiede con…cosa sono? Costruzioni? Sì, forse sono costruzioni: strano, giocano senza far rumore… Passa un tizio cha fa jogging con sto caldo: infatti è zuppo, ma insiste. Sarebbe persino eroico, nel suo sforzo: senonchè lo trova ridicolo. Ridicolo nei suoi calzoncini di acetato blu notte che gli strizzano le cosce e gli fasciano il culo basso. Con i polpacci pelosi che probabilmente saranno imperlati di minuscole goccioline e la maglietta che ormai ha perso ogni forma. Ad un certo punto si ferma: non ce la fa più. Si china con le mani sulle ginocchia ed ansima scomposto. Poi alza la testa per accertarsi che nessuno stia assistendo alla sua disfatta e la vede. La vede e comincia a molleggiare sulle caviglie, accenna esercizi di… riscaldamento? Dopo che è arrivato lì correndo all’una del pomeriggio? Allarga le gambe e porta le braccia in alto: si gonfia bene il petto, il gallo corridore, butta in dentro la pancia da bevitore a costo di morire soffocato. Infine si gioca l’ultima carta: le rotazioni del busto. Il movimento delle pelvi. L’imitazione abbozzata di virili spinte, l’ostentazione soddisfatta di un rigonfiamento fra le gambe che, per il solo fatto di esserci, a quanto pare lo fa sentire un dio. Solo il giorno prima lei avrebbe, a questo punto, richiuso la tendina. Ma oggi invece le è chiaro un concetto che finora non l’aveva mai sfiorata: il tizio è ridicolo, e pure patetico. Quindi, se c’è uno che deve vergognarsi e nascondersi dietro le tendine, non è lei. Così se ne sta lì a fissarlo: e si sente crescere in viso una espressione beffarda, e dentro una gran voglia di ridere ed incazzarsi e gridare, tutto insieme. E qualcosa di tutto questo arriva al tizio, e a quanto pare non gli piace: così, dipingendosi su la faccia di uno che non è mai stato nemmeno lì, ricomincia a correre. E lei torna a letto, ad aspettare. Ad aspettare vino fresco, pane, mozzarella e pomodori. Ad aspettare il peso degli istanti sospesi nel vuoto di quella stanza, il sapore di una saliva così simile alla sua, la sensazione straniante di starsene distesa a pancia in giù mentre una bocca ti sfiora la schiena e lunghi capelli te ne solleticano la pelle. La sensazione che non sia la ripetizione monotona dello stesso film di sempre, solo proiettato ogni volta a velocità diverse, tanto per mischiare un po’ le carte. Che non ci sia nessuna ipocrisia nei gesti, negli sfioramenti e le prese decise, che nulla sia calcolato in funzione di un unico, costante, onnipresente e scontato finale. Che tutto sia uno scorrere fluido di pure vibrazioni tattili, che ogni decisione alla direzione da dare sia presa in virtù dell’attimo, e possa sempre cambiare. Che persino la violenza irrompa all’improvviso quando meno te lo aspetti, quando il copione sedimentato negli anni non la prevede. Gli ansimi, i respiri, le idee confuse e torbide e quelle chiare e nette, le parole…oddio, le parole, le parole! Così perfettamente incastrate le une nelle altre perché i desideri, la pelle, la pancia, sono le stesse: identiche, simmetriche, combacianti come pezzi di un puzzle. E scivola, scivola lungo questa china di sangue e lacrime e risate scomposte e morsi, respira sempre più veloce, la pancia preme ancora più di prima, e non c’è più nulla da fare, nulla da dire, nulla che valga la pena di aggiungere a questo delirante, morboso e soffice desiderio di se stessa. Poi la porta si apre: entrano vino fresco, pane, mozzarella, pomodori e un paio di sandali di cuoio sopra gambe affusolate che ondeggiano dentro una gonna a fiori. “Allora mi hai aspettata!”… e chi si muove… May 17 E guardo il mondo dal sedile di una decappottabile in corsa senza sognarmi neppure di allacciare le cintureDunque... girellavo per casa mangiando non ricordo bene cosa e beandomi del volume assolutamente intollerabile del mio stereo. E girellando e mangiucchiando sentivo un post, lì, giusto giusto attorno al basso ventre, che chiedeva attenzione: oh che bello, sono ispirata! Sicchè mi son piazzata davanti alla meravigliosa macchina da guerra e colà è avvenuto che, prima, l'occhio mi cascasse sull'ultimo post della cappellaia (sempre sia lodata). E mi son detta "Oh bella, il mio post, quello che preme lì, giusto giusto attorno al basso ventre, è quasi quasi la risposta, o forse meglio l'alternativa, al post della cappellaia". V' invito pertanto, per maggior chiarezza, a mollarmi qui ed andarvi prima a leggere le ultime fatiche della cappellaia: se non altro per dar senso compiuto al mio sovrastante titolo, altrimenti di per sè incomprensibile.
(Pausa per consentire alla cappellaia di ricordar bene il suo post, e ad altri due, forse tre massimo, di andare a documentarsi))
Bene, ed ora che siete di nuovo qui vengo al dunque: sono in preda ad approccio nuovo alla vita pure io. Ed è giusto che si sappia. Per certi versi simile a quello della ormai ridondantemente citata cappellaia. Ma non identico. Sostanzialmente, negli ultimi tempi non me ne frega niente di niente e di nessuno. MA (qui sta il bello) non perchè sia in preda al solito attacco nichilista o ad una sindrome premestruale particolarmente violenta, tale per cui avrei solo voglia di chiudermi in casa a sperare in una morte veloce ed indolore. Macchè! Io me ne frego e son contenta! Non me ne frega nulla di far progetti immediati, di prepararmi terreni per progetti futuri, di soppesare, equilibrare, decidere se distanziare od avvicinare, chiedermi come perchè quando. E la cosa più pazzesca è che in questo totale menefreghismo vedo un disegno più ampio di concreta utilità. Insomma, attualmente son gonzamente convinta che la totale mancanza di progettualità e sforzo sia la strada di gran lunga migliore per ottenere dei risultati. Dici "Vabbè, abbiam capito, ti sei innamorata: ne riparliamo fra tre mesi, eh, ciao". E invece... tiè! Qui non si tratta di semplici traballamenti dei ventricoli: questa è proprio una rivoluzione dell'anima, un rivoltamento di un edificio mentale, che coinvolge il lavoro, la famiglia... il futuro, il futuro, cavolo di futuro! Una goduria totale, in sintesi! Non so quanto durerà, ma intanto me la godo! Quindi, cappellaia, il mio commento è questo post: molla st'oblò, esci direttamente sul ponte e goditi l'aria fresca e tutta quell'acqua intorno, non c'è nulla di male a fregarsene altamente di tutto e tutti, mica ti devi sentire in colpa, basta con sti sensi di colpa, e non t'incazzare se qualcuno prova a convincerti che non sia un tuo diritto rispondere "non lo so". Fregatene pure di questo!
P.S. Quanto al trito e ritrito discorso sul traballamento dei ventricoli, anche lì: ma perchè dovrei crearmi il problema, pure se fosse? Forse che se mi creo il problema, mi metto giù armata di bisturi a vivisezionare, impongo svolte agli avvenimenti che altrimenti non si sarebbero verificate?
May 14 Schiacciasassi-Su Rocco Buttiglione, che ha dichiarato che, "notoriamente", le donne di destra son più belle di quelle di sinistra. "E' un dato estetico di evidenza assoluta".
-Su Katie Holmes. Perchè Tom Cruise sarà pure belloccio, ma come si fa ad accettare di partorire in "assoluto silenzio" perchè così vuole Scientology?
-Su Federica Zarri, a quanto pare nota pornostar, perchè ci ha tenuto a sfatare il mito che Rocco Siffredi faccia l'amore (o qualcosa del genere) da "uomo di destra". No, lei si è sentita amata e rispettata: QUINDI Siffredi è di sinistra. QUINDI. ERGO.
-Su tutti quelli che son sconvolti da questa cosa delle intercettazioni, e gridano alla profanazione della purezza dello sport. E su tutti quegli altri che scuotono con aria saggia la testa e dicono "ma si sapeva che era così, che ci vuoi fare?"
-Su quel giudice della Corte d'Appello di Cagliari che ha ridotto la pena da 4 anni e 6 mesi a 2 anni (più pure la condizionale) ad un uomo che aveva violentato la moglie.L'avvocato difensore dell'uomo, Pierluigi Pau, ha spiegato che ''in base al terzo comma dell'art. 609 bis del Codice penale, nei casi di minore gravita' la pena e' diminuita in misura non eccedente i 2/3. Questo caso e' stato ritenuto appunto di minore gravita', ma non perche' tra coniugi puo' essere consentito cio' che si vuole, ma perche' e' comprensibile che il danno psichico che subisce la moglie e' diverso da chi viene improvvisamente presa e portata in un luogo nascosto per essere violentata''. (disonesti.com). Eh già, è COMPRENSIBILE.
-Su Berlusconi: per qualunque cosa abbia dichiarato e dichiarerà, da qui alla fine dei tempi.
-Sui genitori di Jennifer Zacconi: che avran pure il loro dolore, che si sa, a volte manda fuori di testa. Ma volere esplicitamente che il Gazzettino pubblichi la foto del feto, per giunta vestito di tutto punto..."così la gente capirà"...COSA, dobbiamo capire?
-Su Veltroni, che venerdì su La Stampa titolava "Lavoro, la via giusta è quella di Biagi".
-Su sto Benedetto di Ratzinger, che ha definito "debole" qualunque unione al di fuori del matrimonio.
E su tantissimi altri, ma qui va a finire che mi scoppia il fegato se proseguo. Solo l'ultima, fatemela dire: su quelli che pensano che il buon blogghista ("Come scrivere un blog e ricavarne una discreta somma di soldi", cap.2, n.d.r.) debba astenersi rigorosamente dal parlare di sè ed esprimere invece solo dotte opinioni sul mondo, manco fosse Mieli o Ferrara. E son convinti che le zitelle nevrotiche che si ostinano a parlar di sè vivano, per l'appunto, fuori dal mondo, con nessun'altra opinione se non quella inerente la misura ideale di un pisello. May 11 Dubbi...banali, ma sempre dubbi...Dubbio numero 1: che fare del gonnellone multietnico che ho comprato la settimana scorsa al mercato? Era così caruccio, con gli specchietti e quelle palline di metallo... solo che, una volta indossato, le palline di metallo si son rivelate microscopiche campanelline che tintinnano ad ogni passo precedendo sonoramente il mio arrivo...che fare? Estirpare le campanelline rinunciando alla multietnicità per una più limitata etnicità, oppure iscriversi ad un corso di composizione e solfeggio?
Dubbio numero 2: chi è che conosce il mio nick di posta "azira72" e viene a visitare il mio space dopo avermi, tramite il suddetto nick, scovata nel mare magnum di msn riuscendo in tal modo a non lasciare mai traccia individuabile di sè?
Esci fuori dolcezza: sarò pure impetuosa e dotata di carattere all'apparenza non troppo accomodante, ma ti assicuro che so egregiamente tenere a bada i miei sensi, all'occorrenza. Son persino in grado di intavolare un normale scambio d'idee, se m'impegno...
Non è carino, dai: e nemmeno troppo onorevole... May 10 AriaHo appena finito di farmi un giro per i blog degni di nota, varia natura di nota: quelli dove le "è" hanno l'accento ed i cui titoli non son frasi tagliuzzate da canzoni del Vasco nazionale.
Dovrei quindi sentirmi colma di poesia, ebbra di cultura, orgasmicamente ammaliata da profonde correnti di pensiero.
Dovrei. Cavolo, dovrei proprio!
Com'è che invece mi manca l'aria?
P.S. Ora vado elevatamente a riflettere sull'eventuale effetto ugualmente devastante che le mie elucubrazioni ed i miei esercizi stilistici potrebbero avere sugli altri.
Penso che lo farò con la luce accesa, la musica a palla e la tele sintonizzata sul programma più idiota che mi riesce di trovare. Signor giudice le stelle sono chiare...Signor giudice, mi perdoni se in questo tempo di follie, delirio e rassegnazione, ho avuto un solo ed unico culto: quello della personalità.
La mia.
Mi perdoni perchè, tutto sommato, non son mai riuscita ad essermi tenacemente fedele.
Mi perdoni per l'incostanza e la consapevolezza nell'inseguirla, per il gusto coltivato della ribellione interiore. Mi perdoni perchè troppo spesso è stata solo interiore.
Se può, perdoni le fughe.
Mi perdoni per l'attaccamento morboso al ricordo dei miei piedi scalzi affondati nella sabbia fresca di una notte del luglio 1990: sia clemente, dal momento che son l'unica a non aver ancora capito che ormai siamo nel 2006.
Non condanni, signor giudice, le svendite dell'anima in cambio di una parvenza di normalità: le ho già condannate io.
Chiuda un occhio, piuttosto, sulla bontà che non è mai stata disinteressata, perchè anche un semplice "grazie" è un'elemosina fatta all'autostima. Lo chiuda, l'occhio, perchè ho continuato ad essere buona anche dopo essermi resa conto che buona non lo ero affatto.
Abbia pietà della stupidità ostentata per scansar conflitti e per pigrizia.
Non faccia caso al mio non esser mai stata al posto giusto nel momento giusto, non esser mai entrata nel giro giusto, non aver mai stretto le mani giuste: ma mi perdoni, invece, per il mio quotidiano dolermene.
Perdoni, quello sì, tutto il sesso inutile ed assente, la pornografia della simulazione dell'amore, lo sfruttamento della ragione nel tentativo deleterio di far palpitare il cuore: lo perdoni lei, chè io proprio non ci riesco.
Mi perdoni pure i silenzi che avrei potuto e dovuto rompere ma per mille stupidi motivi ho lasciato crescere a dismisura, e quelli che invece ho violato e violentato per il puro gusto di stare a guardare com'è che s'incrina e precipita inesorabilmente un fragile equilibrio.
Mi perdoni per le coerenti e geniali scuse accampate di fronte a tutti gli specchi.
Nel caso le rimanesse ancora un briciolo di magnanimità, signor giudice, assolva la propensione coltivata con dedizione a prendersi rivincite a spese di chi non era mai stato in debito, la strategia della provocazione al solo scopo di vincere la noia.
La assolva perchè la noia non l'ho vinta.
Poi sappia, eminentissimo giudice, che son pure invidiosa: e non sto qui ad elencare di chi e che cosa, chè so bene che fuori dall'aula c'è una fila di gente che aspetta. Le dico solo che nella mia invidia non son stata nè misurata nè selettiva, e nè tantomeno al di sopra della volgare materialità della vita: per cui ho invidiato dal denaro alla cifra stilistica nello scrivere, la piega dei capelli come l'eleganza degli atteggiamenti, l'altezza in centimetri e la chiarezza d'idee, persino l'affusolatezza delle dita accanto alla serenità d'animo.
Ma almeno io lo ammetto: quelli là fuori non so...
Insomma, signor giudice, credo di aver finito: mi rimetto alla sua coscienza. Mi sento solo in obbligo di avvertirla, prima di tornare a sedermi, che qualunque sia il suo verdetto, non esiste nessuna probabilità che io cambi, se non in qualche lieve ed insignificante sfumatura, giacchè in fondo m'illudo non solo di non esser peggiore di tanti altri, ma di aver piuttosto qualcosa in più. Del resto, glielo dissi all'inizio: ho avuto un solo culto... May 07 La poesia della domenicaDomenica mattina...mi sveglio con calma verso le dieci, e sento fuori gli uccellini che cantano. Mi coccolo ancora un po' sotto le coperte poi, con una punta di paura (speriamo non sia la solita giornata grigia che da un po' Mr onnipotente mi propina), vado a tirar su le serrande...Gioia, tripudio e gaudio! Splende il sole, i sopra citati uccellini perseverano a cantare, refoli d'aria calda che mi fanno svolazzare l'orlo del pigiama troppo largo. Colazione e quindi decisione coerente con la giornata: prendo la bici, per andare dai miei, ci attacco pure il cane, e sulla strada mi fermo a comprare un bel mazzo di fiori. E così pedalo tutta presa nel mio ruolo: come son candida, con cane al seguito e mazzo di ranuncoli nel cestino. Mi guardo riflessa nelle vetrine e mi sento così perfettamente donzelletta che vien dalla campagna, anche se non è sabato.
Quasi quasi mi fermo pure a prendermi un caffè in quel baruccio tutto stucchi verde salvia e legno di noce. Mi assaporo sto profumo di caffè che mi sale dalla tazzina, la perfezione del mio cane che aspetta paziente vicino alla bici: come son caruccia...
E' a quel punto che mi sale l'occhio verso la tv appesa quasi al soffitto del baruccio tutto stucchi verde salvia e legno di noce: appeso su uno di quei cosi di plastica nera che fan tanto motel d'autostrada...è a quel punto che la vedo, credo maglietta rossa e jeans, nell'intimità della sua casa, che mi confessa a bassa voce e con aria vagamente disperata "Bhè, sì..ehm...devo dire...che gli odori intimi m'imbarazzano". E subito dopo, deus ex machina, la voce fuori campo proclama trionfante "FINALMENTE c'è Vagisil intimo antibatterico, per combattere gli odori intimi!!!"!
Ora...combattendo l'istinto a prendere i ranuncoli che son pure di serra e quindi non profumano (me ne sono accorta solo ora) e buttarli nel primo cestino, e pedalando molto meno donzelletta e molto più "Domani è lunedì", mi domando e dico: QUANDO, di preciso, li senti, sti odori intimi, beata idiota che vorresti trascinare pure me nella tua follia catodica? Quando volteggi beata per la strada? Perchè, in tal caso, a meno che tu non vada in giro non solo senza mutande, ma pure senza alcunchè che ti ricopra le parti inferiori, verrebbe da consigliarti di lavartela con l'Amuchina, la tua "parte intima"...non so, una spruzzata di Ace, due gocce di ammoniaca, una pozione di aceto, Cif e Idraulico Liquido in parti uguali, vedi un po' tu, basta che te la lavi ( e dimostri pure così un minimo di pietà per chi t'incrocia) ( e non voglio pensare alle tue ascelle, a sto punto: sicuramente dev'essere traumatico incontrarti su un pulman affollato...).
Se invece il problema si presenta solo, ehm, in certe situazioni, prendi in considerazione l'ipotesi che la tua scarsa attività sessuale degli ultimi tempi possa essere vagamente collegata non al fatto che ANCORA non esisteva Vagisil intimo antibatterico, ma che ti si è rotta la caldaia e son mesi che salti a piè pari la corsia profumeria quando vai a fare la spesa al super.
E in ogni caso, mia povera creatura, chi ti ha dato il diritto di ammorbarmi l'aria di una splendida domenica mattina con la rivelazione che prima dell'avvento di Vagisil intimo antibatterico mi puzzava e non lo sapevo??? May 05 Risalgo la china...Ho bisogno d'aria fresca, d'una boccata di salsedine e maestrale. Di staccare un attimo la spina e riordinare le idee. Di trovare spazio per me. Di un paio d'ore di silenzio. Di una accesa discussione di politica, quattro passi di danza ed una doppio malto senza bollicine.
Risalgo la china...lentamente...con la velocità di un bradipo... strizzo gli occhi per mettere meglio a fuoco la luce in fondo, e forse mi par di vederla.
Ho cambiato prospettiva di osservazione, scala di priorità. E' un cambiamento fresco, avrà appena un paio di giorni, e non so quanto durerà, se solo il tempo necessario a prosciugarmi le energie o tutta la vita. Ho rallentato il corso dei pensieri, e sento che ancora son troppo veloci: e ancora una volta mi fermo a guardare il mare, a cercare qualcosa laggiù in fondo.
O forse ho solo bisogno di dormire... May 03 AIUTOCosa posso fare per levarti il vuoto davanti agli occhi? Levartelo da dentro, da attorno, estirparti questo dolore antico che non riesci più a combattere, che ti sta abbattendo a colpi sordi? Oggi eravamo lì, in terrazza, il sole ti scaldava la pelle morbida del petto, il tuo seno traboccava come bianco montato a neve in una tazza troppo piccola...avrei voluto affondarci il volto, tornare bambina per sentirmi protetta da te, sentire la tua forza che mi scaldava nell'abbraccio. Invece no, parlavo, parlavo a raffica, ti raccontavo ogni idiozia mi venisse in mente pur di non lasciar cadere per terra una sola briciola di silenzio, ti trascinavo lungo i sentieri di tutte queste amenità illudendomi che tu mi stessi seguendo: facevamo finta in due, lo so. Mi turbinano le parole in testa, mi si accavallano le emozioni: ho tristezza immensa, e rabbia, e senso d'impotenza. Ho voglia di urlare e prendere a calci qualcosa, tipo la sedia di ieri sera, mettere su una musica incazzata e saltare e girare su me stessa fino allo sfinimento. Ma tu sei così piccola adesso, una bambina spaventata dalle sue stesse paure, non ti riconosco mentre dici di non riconoscerti. Sento tutta la tua richiesta d'aiuto che mi preme sul cuore. E allora devo stare calma, e calma infonderti, ingoiare le lacrime di fronte alle tue lacrime, rimanere in perenne equilibrio fra l'assecondarti per non forzarti e lo scuoterti senza sminuire la tua propria capacità di reagire. Ti abbraccerei ora e per sempre, e quando mi hai detto "Dopo che piango mi sento meglio" mi son sentita ancora più in colpa. Perchè il tuo pianto infinito mi uccide, e vorrei a tutti i costi evitarlo. Vorrei portarti in cima al mondo, e via dal mondo, via da tutto quello che ti sta consumando, che non ha pietà di te e non ne ha avuta, che ti ha succhiato tutte le forze per farle proprie, che ti ha negato baci, carezze e dignità pretendole però da te, in cambio di una parvenza di amore che di amore non aveva proprio nulla. E vorrei dartelo io, tutto quell'amore negato, vorrei inondarti d'amore, scaldarti le mani ogni secondo di ogni maledetta giornata sempre più pesante. Vorrei scuotermi da qui, da questo senso di paralisi e terrore che m'incolla alla tastiera per sfogarmi almeno un po', trovare la bacchetta magica che ti ridia il sorriso e la serenità. Che ti ridia la tua vita, anche a costo di cederti in cambio la mia.
E ancora una volta mi scuso con voi lettori, pochi o tanti che siate, questa volta per la slavina di tristezza che vi ho rovesciato addosso: non vi biasimo se mi odierete per questo, e magari mi salterete a piè pari. Ma questo ho nel cuore, ora: tutto il resto sta diventando un mero contorno di nessuna importanza o valore reale. Consigli di chiunque ci sia passato sono decisamente bene accetti. Non ho bisogno di...Per piacere...non ho bisogno di fermi immagine ravvicinati e psichedelici, ma solo di lunghi piani sequenza. Non ho bisogno del bisogno altrui di mettermi in una qualche casella per potermi meglio identificare e gestire: mi gestisco da me. Non ho bisogno di monosillabi e neppure di monologhi: mi basta la conversazione. Se poi avessi a tutti i costi bisogno di un uomo, chiuderò questo blog e m'iscriverò a meetic. Non ho bisogno di provocazioni fini a se stesse, di discussioni sul filo del rasoio e di banalità da sabato sera. Datemi l'eleganza di una fine intelligenza, la capacità di discernere fra il sacrosanto bisogno di urlare e la volgarità del semplice mettersi in mostra per reale assenza d'idee. Datemi la curiosità per il mondo, l'energia senza l'affanno, l'onda lunga dei vostri pensieri alla deriva. Datemi il coraggio e l'incoscienza di chi si nasconde dietro un monitor senza aver bisogno di nascondersi da alcunchè, la spontaneità della notte senza i trucchetti banali del giorno. Datemi Buddha Bar Paris ed i Negrita prima maniera, colori brillanti e chiaroscuri, stile senza manierismo, assenza di limiti col senso del limite. Datemi qualcosa che valga la pena di vivere e raccontare. E se io non riesco a darvi altrettanto, scusatemi: ma sappiate che perlomeno ci provo...
May 02 Onora il padre e la madrePadre...innanzittutto risarciscimi della sedia del giardino che ho sfasciato prendendola a calci stasera appena rientrata. Perchè padre, onnipresente e stoicamente ottuso padre, la rabbia, il risentimento e il dolore non li avrei placati neppure strangolandoti con queste stupide mani che così tanto assomigliano alle tue. Tutte le parole che avrei voluto dire me le sono infilate in borsa mentre sbattevo la porta della TUA casa. Ed ora le ho qui fra le dita, mi premono sullo sterno, non si muovono, come uno schifoso grumo di capelli nello scarico del lavandino. Ogni singolo frammento di vita, ogni ricordo faticosamente annebbiato col vino, il sudore e la volontà, me li sono ritrovati addosso come la frana di una cava di marmo. E più tentavo di pulirmi il volto da questo vomito di arroganza, presunzione ed ignoranza, più mi sentivo sommergere. E neppure il mio odio mi salva da questa piena. May 01 Comunicazione ai navigantiCommenta Glitch "Che cosa spinge una persona a scrivere il grosso dei cazzi suoi alla comunità mondiale?"
Ora...partendo dal presupposto per me lapalissiano (ma per altri evidentemente no) che questo è il MIO blog, e pertanto ci scrivo quel che mi pare. E che, secondo assunto della teoria, nessuno punta il mitra in faccia a nessuno costringendolo a venirlo a leggere (non piace? bene, chiudere e passare oltre, come faccio io con gli altri)...ecco, partendo da questi due incontrovertibili dati di fatto, tengo a precisare che l'ho aperto da appena due giorni. E in questi due giorni mi va di parlare dei... FATTI, per piacere, FATTI, e non altro, miei. Non è affatto escluso che fra una settimana mi metterò a dissertare di teoria del plusvalore, importanza della fase orale nello sviluppo del SuperEgo o lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta. Ma sarà decisione mia sull'onda delle mie personalissime inclinazioni e, magari, degli stimoli che da altri internauti cominceranno ad arrivarmi. Ci metterò la musica, appena riuscirò a capire come si fa, e pubblicherò le foto che mi parranno degne (sempre secondo il mio personalissimo ed inappellabile giudizio) di pubblicazione.
Nel frattempo confiderò che la mia buona educazione ed il mio rispetto per gli altri siano con la stessa eleganza ricambiati.
Grazie a tutti, passati e futuri Serata di ieriAllora...ieri sera ero lì, nel dehor di sto pub irlandese (che faceva pure un filo freddo, ma dentro la musica era troppo alta per poter parlare). Gente che entrava e usciva, quelli che correvano per prendere il pulman, una che all'una di notte se ne va tranquillamente da sola in bici... ed io me li guardavo, i miei due amici. Carini, puliti, seduti di fronte a me con un sorriso aperto, tutt'e due intenti a farmi star bene: me li guardavo mentre monologavo ed intanto pensavo che li conosco da una vita (6 anni per me sono una vita!), e che in tutto questo tempo non mi sono mai chiesta loro come stanno. Cioè, gli ho sempre scaricato addosso le mie inquietudini, loro han sempre ascoltato pazienti, han commentato discreti... ma io non mi son mai realmente chiesta come stavano loro, con le loro inquietudini. O meglio: non che non li abbia mai ascoltati, ci mancherebbe. Solo che mi ero fatta un'idea di loro, li avevo incasellati in un certo schema, ed in base a quello ormai li consideravo. Non ho mai preso in considerazione l'ipotesi che forse in quello schema ci stavano stretti, che avrebbero voluto essere ascoltati, e considerati, in maniera diversa. Così ad un certo punto ho smesso di parlare, l'ho fatto apposta, e mentre parlavano mi son messa ad osservarli. Mi sono imposta di posare su di loro uno sguardo privo di preconcetti...e mi sono accorta che X (continuo a chiamarlo così, anche perchè mi ha chiesto l'indirizzo di questo blog, io ho svicolato ma non so per quanto riuscirò a sfuggire!)(anche se non è che poi ci vorrebbe molto a far uno più uno)...che X, dicevo, non è mica brutto! Anzi, un bel tipo, dai: alto, slanciato, con l'occhialino da intellettuale che su di me fa sempre una certa presa. E neppure stupido. Se n'è accorto, che il mio sguardo era diverso da quello che quasi ogni giorno ho calato su di lui in questi 6 anni: ed ovviamente è partito alla carica. Nemmeno tanto circostanziato..."Non so, è che mi sento vecchia, come se dentro stessi lentamente morendo giorno dopo giorno, ho bisogno di una vita nuova" ..."Ma che vecchia, sei bellissima, non lo vedi come ti guardano tutti sti cretini attorno? Hai fascino da vendere, emani energia...e non mi dire che non te l'ho mai detto che lo sai...e adesso non diventare rossa"...e più mi diceva di non farlo, più lo diventavo! (sempre perchè son clamorosamente libera indipendente e cinica, eh!)
Insomma, sviluppo del tutto imprevisto di una serata che doveva essere normale e semplicemente scaccianoia. Poi mi ha accompagnata a casa, siamo rimasti io e lui soli in giardino, riempiva di complimenti il mio cane per far colpo su di me (questo l'ho capito, eh bhè: non ho mica superato i 30 per niente, dai!). Ho tirato fuori il vino, lui qualcos'altro che non si può dire che con la legge recente finiamo tutt'e due in galera, e siamo stati lì un'altra buona ora con una conversazione sempre in bilico sull'orlo di un silenzio imbarazzante. Quel silenzio che quando lo lasci andare non si sa che cosa lo potrà rompere: sicuramente qualcosa che con le parole generiche di prima non c'entra più un fico. E non era quel che volevo: almeno, non ero affatto certa che fosse quel che volevo. Poi certe decisioni preferisco prenderle da lucida, non fusa alla due del mattino. Sicchè l'ho buttata in politica, che lì qualcosa da dire c'è sempre e il pericolo silenzio lo schivi facilmente. Ho percepito netta la sua delusione mentre comunque mi seguiva docile sul sentiero dell'arringa postelettorale... tenero, mi faceva tenerezza: tutta una serata passata a forzarmi la mano, a prendermi sottobraccio mentre paseggiavamo per il corso, e poi, quando sicuramente pensava che ormai c'eravamo, non insiste e mi lascia sfuggire. Mi son sentita pure un po' verme, la dico tutta, via! Quasi come se a quel punto dargliela fosse diventato un dovere morale a cui stavo sfuggendo! Ma tanto X lo sa che non la smollo facilmente, nonostante le apparenze...
Alla fine ho detto che ero stanca, avevo sonno, e lui si è alzato subito, una molla dalla sedia, quasi volesse fuggire pur di non sottostare a questa tortura cinese. Mi ha abbracciata forte e, non ci metterei la mano sul fuoco, ma ho un ricordo vago di aver schivato un bacio. Se l'ho fatto, ho fatto bene: ci devo pensare ancora un po' sopra sta cosa. Mi ha buttato lì, prima di andare "Era ora che ti decidessi: da quanto tempo è che ti bombardo di sms per aperitivi, birre e pizze? Sempre con la paura che poi t'inc...perchè vuoi stare da sola...ma io me ne frego ed insisto".
Ho chiuso la porta, mi son portata il cane a letto e mi son ranicchiata sotto le coperte tutta infreddolita. Il sonno è arrivato in fretta, ho titrato dritto fino a mattina inoltrata: e quando mi son svegliata mi sono accorta che ormai alla manifestazione del primo maggio non faecvo più in tempo ad andare. Ho acceso il telefono sperando che non ci fossero suoi sms: e per fortuna non c'erano. Per oggi son ancora salva... April 30 Stasera...Stasera avrei una gran voglia di uscire, ma se Lu non si decide ad emergere dal guscio in cui si è chiusa da almeno 5 ore temo che passerò la serata a tentare di migliorare sto blog (mi son fatta un giro negli altri, e mi son sentita una fallita: musica, contatori visite, video clip... son troppo letteraria, non c'è niente da fare!).
Oddio, in mancanza di Lu c'è sempre X (X, sì, che non si sa mai: un blog è pubblico, ed io non sono una tale str...): lui di sicuro mi porterebbe in uno di quei posti underground di musica lounge, tequila e maria, che è esattamente quel che vorrei per dare una scossa a sta domenica casa e casa. Solo che lo so: lo chiamo e lui comincia subito a farsi i film (che finalmente mi sento sola, che finalmente ho capito che solo lui può risollevarmi dalla mia ansia di sottofondo, che solo lui solo lui solo lui, era ora che me ne rendessi conto...). E invece no... a me di X, da quel punto di vista lì, non mi frega proprio nulla: e non è certo chiamandolo "Usciamo stasera?" che riuscirei a rendere il messaggio chiaro e forte... argomento su cui, fra l'altro, ho pure perso le speranze, visto che son ormai 5 anni che esco con chiunque tranne che con lui, e glielo dico pure. Insomma, mi fa pure diventare brutale, che non sarebbe nella mia natura: io son più soft, nei rifiuti, non riesco mai a chiudere violentemente le porte in faccia...sto male io per loro, vedi un po'! Ma se Lu non si decide...eh, se Lu decide di darsi all'eremitaggio... io stasera ho proprio un bisogno fisico di mettermi un paio di jeans aderenti, zeppa, push up per far scena e collana rossa e stare a dimenarmi un po' in mezzo a gente chiassosa e chiaramente allupata. Posto che l'ultima cosa che voglio è portarmi qualcuno a casa: ma ho voglia di provocare... a più di 30 anni me lo potrò pur permettere, no, di giocare un pò?
Sì, deciso: ora mollo il blog e vedo chi c'è disponibile su piazza stasera... Eccomi parte 2Dicevo ieri della quadra del cerchio...cioè io. Nel senso...io, dove sto, io? Tra le omologate di sicuro no: francamente non mi ci vedo proprio china sul water a vomitare l'anima senza neppure riuscire a centrare il buco perchè l'anguria che mi ritrovo poggiata sull'utero m'impedisce pure l'accuratezza della mira. E' una perdita di stile ed eleganza intollerabile, daiiiii....Per non parlare della crisi isterica che mi assale al solo pensiero di non poter allargare le gambe nel letto quanto mi pare perchè c'è un inevitabile ostacolo sull'altro lato... un ostacolo peloso e magari che russa pure. Una volta la colazione insieme è romantica, due è rassicurante... ma tre... sul tre comincio già ad avere dei dubbi. Per non parlare dell'attacco di orticaria di quando lascio qualche foglio abbandonato in giro per casa, e lui lo prende in mano e dice "Cos'è questo?"... gli salterei al collo, a uno così! Fosse anche la bolletta del gas, tu come ti permetti di prendere, sbirciare, leggiucchiare? E' la MIA casa, il MIO territorio: io non mi permetterei mai neppure di far cadere l'occhio sulle tue cose, perchè tu ti senti in diritto di farlo tranquillamente con le mie? Ti amo, ti adoro, al momento son beatamente convinta che tu sia l'uomo perfetto, l'unico rappresentante del genere maschile degno della mia attenzione...ma stai lontano dalla mia privacy, non ti allargare baby, che non ti ho dato nessun permesso. Che nel caso ti fosse sfuggito, hai bisogno di questo, del mio esplicito permesso, per intrufolarti: non basta che ti abbia fatto una dichiarazione d'amore per far sì che tu mi possa aprire i cassetti della scrivania. No amore, non è consequenziale, potrà stupirti, ma non è "normale". Almeno, in questo ambiente non lo è.
Allora dovrei stare tra le contro, a sto punto...ma se fosse così a quest'ora starei allegramente a scopacchiare con qualcuno, invece di interrogarmi in un blog. Perchè, al contrario delle contro, io non son affatto convinta che "gli uomini son tutti uguali": mi ostino a ritenerli degli esseri umani pieni di sfaccettature ed emozioni e sensibilità, vedi un po'. E in barba alla mia decantata indipendenza, se ne incontro uno che mi pare valga la pena, mi ci butto a capofitto come un ippopotamo in un lago di fango (che non sarà poetica come immagine, ma rende l'idea della foga!). Non ho remore, nè difese, o mezze misure: non riesco ad elaborare strategie, a fare lucide analisi, a calibrare i passi. Sono un fiume in piena di emozioni e parole, non calcolo nulla, non pongo limiti e non me ne pongo: non riesco neppure più a vedere perchè dovrei farlo (nemmeno passata la tempesta, a onor del vero: dev'essere proprio una tendenza dell'anima, uno stile di vita). Devo vivere intensamente senza risparmiare un attimo, godere di ogni singola sfumatura, rilascio fiducia incondizionata (e altrettanta ne pretendo, altrimenti divento una iena): un fuoco perenne di passionalità, sensualità, onnipresenza. Provoco in continuazione, avanzo, arretro, gioco, alimento scatti di nervi pur di sentire tutte le corde vibrare, alterno carezze materne a sospiri soffocati senza alcuna possibilità di previsione. Insomma, m'innamoro come una quindicenne! Magari anche solo per una settimana, ma in quella settimana son completamente presente. Certo, molto dipende da come reagisce chi ha l'onore di assistere, a questo spettacolo: deve darmi l'input giusto, reagire di dovere, perchè io continui, magari più di una settimana. E basta poco, eh, son molto selettiva: una battuta non afferrata immediatamente, un ritardo impercettibile nella risposta, e già comincio a rivedere le mie opinioni. Aspetto paziente un recupero, non è che condanno subito: ma di un passo son già arretrata, non c'è niente da fare.
Insomma, mi rendo conto: non è facile starmi dietro. Uno m'incontra algida e razionale e distaccata, e poi all'improvviso si trova di fronte un fuoco di fila di allusioni nemmeno tanto velate, invasioni di territorio e languidi abbandoni. E quando si è appena abituato, ridivento una provocatrice lontana anni luce: non l'ho ancora incontrato, quello che ne esce vivo e con dignità da sto gioco... lo incontrassi lo sposerei, giuro! Non aspetto altro, figuriamoci!
(bhè, magari il matrimonio proprio no: un bel pacs, ecco, forse è meglio, giusto per non farsi mancare l'aria...)
Ma, tornando a bomba, una vera contro mica si lascia andare al fiume in piena come me! No, le mia amiche contro riescono sempre a conservare questa cavolo di freddezza che io son capace di mandare a quel paese nel giro di un paio d'ore! Loro neppure una volta te la fanno fare la colazione la mattina nella loro cucina: piuttosto vengono a casa tua e alle tre del mattino si vestono e chiamano un taxi. Mentre io son lì che già mi struscio tipo orsacchiotto di peluche e ascolto musica più a tonnellate del solito per trovare riferimenti. I difetti al ragazzo glielo trovo: ma son magnanima, di esser spietata proprio non mi viene.
E allora, conclusione: la quadra del cerchio...io dove sto? April 29 EccomiDovrei essere la classica trentenne d'assalto, la donna liberata che basta a se stessa e sorride beffarda delle svenevolezze della gioventù. E magari lo sono pure un po'... il fatto è che su un tacco 12 ci caracollo male: o meglio, l'allure non la perdo, ancheggio il giusto e guardo avanti senza che nessuno riesca ad accorgersi che son perennemente tesa a non rimanere incastrata, tacco e abitino stretch nero tutto bottoni, in qualche grata. Pancia in dentro e petto in fuori, vai che fai colpo, t'inseguiranno e non ti avranno mai.
Solo che comincia a far caldo, e a macinar chilometri sotto il sole mi sento più a mio agio in lungo lino bianco e ciabattine etniche... che non mi slanceranno, ok: ma fanno tanto alternativa. E poi chi lo dice che non puoi essere sexy e pure alternativa? Tanto c'ho il fisico da grissino che mi salva...
Da un po' mi sto guardando attorno, e francamente mi sento un filo depressa: perchè non riesco a far quadrare il cerchio. Mi spiego: qualche amica ce l'ho, più o meno della mia età, e mi son resa conto che alla fine le categorie son principalmente due (con ovvie miriadi di sfumature in mezzo): le omologate e le contro.
Le omologate si son sposate tutte, han già figliato e a volte ci stan pure provando di nuovo (a figliare, intendo)...sveglia, colazione, porta i bambini a scuola, ti ricordi di andare in banca a rivedere il tasso del mutuo? ma questa domenica siamo dai tuoi o dai miei? ok, ci vediamo stasera...
Ed io le guardo senza sapere che faccia fare mentre mi dicono con un sorriso a 87 denti che sono "feliiici" (sì, con tre i in mezzo). E son pure portata a credergli! Vivo nella pia illusione che chi ti dice che è felice lo sia veramente: così le invidio anche, perchè io, per me, la parola felice, non ho mai il coraggio di usarla. Sarà una forma di scaramanzia, non so... Il punto è che poi, dopo un po' di tempo che ti hanno fatto sentire una povera zitella rifiutata anche dall'ultimo naufrago dell'ultima isola deserta, se ne escono con "Eh, beata te, tornassi indietro non mi sposerei": dove per "un po' di tempo" non intendo anni, ma solo il tempo che gli serve per sentirsi a loro agio e vuotare il sacco. Perchè lo vedi, glielo leggi in faccia, che son sincere! E quando si sentono veramente, ma veramente a loro agio, la frase è "Senti, ti spiace se dico a Marco che esco con te stasera? Per cui, se evitassi di rispondere al telefono, o magari gli dò il tuo cellulare, eh, che dici?", con l'espressione a metà fra l'implorante ("Ti prego, ti prego, sei la mia unica salvezza") e l'estatico ("Come sono feliiice", aridaglie con le tre i!). Che io passo la serata a pregare che Marco non mi chiami, terrorizzata dal fare qualche passo falso ed essere io (io! non lei, io!) l'artefice della fine di tutta questa clamorosa felicità coniugale.
Le contro, invece, di cui in teoria farei parte pure io, son quelle che, a sentir loro, han capito tutto della vita. E degli uomini in particolare, che son poi l'argomento di conversazione preferito. Se ne son passate in rassegna già un discreto numero, e son ormai capaci di discernere se quel tipo lì lo vuoi per farci colazione la mattina o solo per sbottonargli la patta in macchina che di farlo salire in casa e nel MIO letto manco parlarne. Distinzione che già di per sè è una gran conquista, visto che fino a qualche anno prima non erano ancora in grado di separare testa, cuore e pancia: era tutto un grande amore. Finchè non si son rese conto che i grandi amori si susseguivano troppo velocemente ed è statisticamente improbabile che una incontri un grande amore all'anno: è lì che cominci a cogliere le sfumature...che poi una decida di darsi alla castità nell'attesa che arrivi LUI, oppure di giocare alla roulette russa perchè la medesima attesa va pur ingannata, è un altro paio di maniche...
Fatto sta che le contro ostentano quest'atteggiamento distaccato, direi persino beffardo, per i palpiti del cuore. Attaccate come cozze alla loro indipendenza, non rinunciano mai a guardare con commiserazione le omologate (per non parlare dell'aria trionfante sbandierata quando queste vuotano il sacco di cui sopra), nè a riunirsi in sabba notturni in cui vivisezionano il malcapitato di turno. Un'associazione a delinquere: se per puro caso una contro è nella fase in cui è "feliiice", stai certo che le altre un difettuccio al poveretto prima o poi glielo trovano. La riportan sulla retta via, insomma...
Che poi il punto è questo: indipendenti, liberate, più o meno sessualmente attive... e poi le ritrovi a pianger come salici perchè, beffa della beffa, incontrano uno che "non mi sento pronto per una storia ora"!
Il discorso è ancora lungo...ma devo andare ad asciugarmi i capelli, proseguirò dopo... |
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