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    October 28

    Venghino siori venghino, lo zoo è in città

    Lui sta come l'avvoltoio in agguato.
    Povero avvoltoio spennacchiato rinchiuso nello zoo della normalità.
    Lui allunga le zampe fra le sbarre ad accettare noccioline dai passanti, tutti i passanti, arsenico e vecchi merletti.
    Ed i merletti e le trine e le buone cose di pessimo gusto in bella mostra nelle case zeppe di risate ed occhiatacce sfuggenti gli accarezzano gli zigomi rossi di vergogna e lui ancora sorride.
    Lui è come il leone che alla leonessa serve solo per l'accoppiamento, il re di una giungla disfatta dai turisti vocianti.
    Lui è l'ippopotamo che sta a galla solo nello stagno di acqua ferma, straordinariamente leggero, ma giusto il tempo di una apnea.
    Lui è la iena che ride sui cadaveri, perchè dei vivi ha troppa paura.
    Lui tace come un pesce, perchè come un pesce non ha nulla da dire. Come un pesce nuota nevrotico in tondo in una boccia che chiama mondo.
    Lui è l'orso bruno che boccheggia sulla roccia di polistirolo e sdraiato a pancia in su mena fendenti ai salmoni telecomandati.
    Infine è il pavone, la ruota sbandierata solo per lo specchio di una femmina, il bisonte che sbatte le corna per il trofeo del capobranco.
    Lui sarebbe anche interessante.
    Se solo fosse un uomo.
    October 27

    Allibisco...

    ... da qualche giorno. Quando guardo le statistiche delle visite in codesto luogo e vedo che qualcuno sistematicamente, puntualmente, quotidianamente, ripetutamente, cerca se stesso ed il proprio nick nel mio blog. Azzarderei una diagnosi di paranoia ossessiva con tendenze schizofreniche borderline, in un quadro generale di manie di persecuzione e complesso di superiorità. Fatica sprecata, per di più: anche uno così avrebbe ormai capito che non è questo il posto dove cercare. Che palle, mamma mia... curatevi, gente, curatevi...
    October 26

    This is halloween

     

    Citazione


      

    Profilo

    Io comunque non sono tagliata per la normalità.
    Che poi non ho grosse pretese: mi basta illudermi di essere speciale.
    Che poi se sia così o meno davvero poco m'interessa.
    Tanto sono felice: e solo questo importa
    October 19

    Bollettino metereologico

    Al momento il clima da catastrofe ecologica permette ancora il deambulare in bicicletta. Quindi io deambulo. Questa la premessa incontrovertibile. Poi ciò potrà risultare gradito o meno ai viaggianti su quattro ruote motrici: ma se ne facciano una ragione, le mezze stagioni non esistono più.
    Se ne facciano una ragione in particolare tassisti e rappresentanti del sesso femminile: queste ultime in special modo. Il fatto che loro abbiano mille cose da fare, dall'accompagnare la suocera a fare le radiografie al prendere il bambino piangente fuori dalla scuola ormai da due ore, unito all'innegabile sensazione di rivalsa extra domestica che provano nell'imbracciare un volante... ecco... tutto ciò non mi riguarda. E non ho intenzione di pagarne le spese: specie se ciò significa ritrovarmi agonizzante a bordo di una ambulanza.
    Episodio tipo. Ampia strada. Amplissima. Per i torinesi via Nizza di fronte al Lingotto. Alla vostra destra potete osservare la corsia riservata ad autobus e tram. Alla vostra sinistra macchine in doppia fila. Il velocipede dell'Azira procede, come da codice della strada, alla destra della carreggiata: che, come da codice della strada, s'intende esclusa la corsia riservata a, per l'appunto, taxi ed autobus. L'inciviltà di alcuni costringe la macchina che la segue a non poterla superare, pena il tamponamento di auto selvaggiamente parcheggiate. L'Azira pensa che il problema è di tutti, meno che suo. E pedala pacifica alla velocità umanamente consentitale dal mezzo. Ad un tratto il suo pacifico errare, dritta come un fuso peraltro, viene turbato da uno stonato strombazzare. L'Azira non si scosta ma,zigzagando nel tentativo di superarla, l'automobile ottiene il suo medesimo risultato: fermarsi al semaforo rosso. A quel punto l'Azira, che non se ne lascia scappare una, sfodera la sua faccina d'angelo (che col capello biondo risulta ancora più angelica) e domanda "Scusi, ce l'aveva con me?". La guidante non afferra. Si ripete la domanda. La guidante abbassa il finestrino. Per la terza volta si ripete la domanda. La guidante risponde "Ehm, sì. Le chiedevo di farsi un po' più a destra, non riuscivo a passare". L'Azira "Più a destra dove, scusi? Sulla corsia degli autobus o solo sulle placchette di metallo che la delimitano?". Il suocero reduce dalle radiografie a fianco della guidante interviene in soccorso "Eh, ma non si va per la strada in bicicletta!". L'Azira casca dal pero "Ah no? E dove dovrei andare, sul marciapiede?". Poi scatta il verde. Buon viaggio.
    Altro episodio tipo. A centro carreggiata asfalto bello liscio ma anche, ahimè, le due corsie del tram. Ai lati solo arcigni sanpietrini. Agli estremissimi lati le solite macchine in doppia fila. Velocità di crociera massima consentita a qualunque mezzo, indipendentemente dal tipo di alimentazione e numero di ruote... diciamo un paio, massimo tre, metri al quarto d'ora. Sempre per i torinesi, trattasi di Via Madama Cristina poco prima dell'incrocio con Corso Vittorio Emanuele. Ora, carissima mechata strombazzante con braccialetti tintinnanti ed occhiali scuri da panterona arricchita con pure il tagliando dell'assicurazione griffato Dolce e Gabbana... cosa ti fa pensare che, se io mi sposto sulla destra, tu riuscirai a giungere una mezz'ora prima alla scopata mattutina col tuo amante, che ti aspetta all'angolo di Piazza Carlina prima di andare in ufficio? Sei davvero convinta che IO sia la causa del tuo doverti rassegnare ad un saluto dal finestrino invece della eccitantissima sveltina nel bagno del bar gremito per le colazioni? Ma soprattutto... cosa, dimmi per piacere cosa, ti rende così certa che le sospensioni del mio velocipede siano estremamente migliori di quelle del mastodontico Suv che porta in giro il tuo delicato culo e quindi io possa tranquillamente deambulare sui sanpietrini mentre tu sgusci liscia come l'olio sull'asfalto a centro carreggiata. Io, non so se l'hai notato, sono almeno 200 metri che mi sfianco come Chioccioli sul Pordoi per cercare di rendere la nostra convivenza forzata il più breve possibile, per non farti pesare più di tanto la mia presenza: contando sul tuo buon senso. Ma visto che dimostri di non avere nè quello nè un sacco di altre cose... bene, io ti aspetto al varco di Via Accademia. Perchè lì la strada si restringerà a due minuscole corsie, giusto lo spazio di una macchina per senso di marcia: lì io, mia cara, mentre ti accasci piangente sul volante bloccata in una coda dalle proporzioni epiche, salirò sul marciapiede (era questo che volevi, no? E io ti accontento) e ti supererò dall'alto metaforico del gradino con fare fintamente indifferente, elegante come Coco Chanel alla fine di una sua sfilata. Poi m'infilerò giusta giusta fra te e la macchina che ti precede e, allo scattare del verde, verrò colta da improvvisa mancanza di forze (mi sono spompata per te, prima, ricordi? E qui il tratto è anche un filo in salita): procederò lenta ed affaticata, guardandomi attorno stremata. E con la coda dell'occhio mi godrò lo squallido spettacolo di te che imbracci il telefonino, piazzi l'auricolare e ti masturbi col vibracall.
    E ringrazia: che a me, i sanpietrini, mi hanno solo fatto venire una male tremendo alla patata, altro che orgasmo in corsa!
    October 01

    Copia e incolla

    LEGàMI

     

    Non vorrei che ti facessi un’idea sbagliata di me. Il fetish non mi interessa. Dovevo imparare a fare i nodi e il corso di bondage costava meno di quello di vela. Ci sono giorni in cui il tuo odore mi scivola addosso come una carezza. Mi hanno regalato anche un kit di corde in canapa. La prima lezione è stata sulle nozioni di sicurezza e i nodi base. Ci sono giorni in cui vorrei riuscire a trattenerti dentro di me. Poi siamo passati ai nodi base per polsi e caviglie. Una volta capita la tecnica ho imparato a legare anche torso, braccia e gambe. Ci sono giorni in cui mi illudo di non averti mai incontrata. Il body harness, la legatura completa è astrusa, ma meno delle semi-sospensioni e delle mummificazioni. Ci sono giorni in cui ti canto il mio tormento e tu mi consoli. Sei lezioni in tutto. Sono soddisfatto, ce l’ho fatta, di solito non sono costante negli impegni. Ci sono giorni in cui ti accosti a me con una delicatezza che blocca il fiato. Non voglio farti male, ma non posso permetterti di andare via. Ti tratterò bene, mi prenderò cura di te. Ci sono giorni in cui nel mio cuore stringo tutta l’ umanità che desidero, perché accoccolata tra i miei sensi ci sei tu. Se fai la brava non ti immobilizzo al letto, ma devo bloccarti in qualche modo, lo capisci? Userò un restrittore. Ma stai ferma, per favore. Vedi, non ho preso quello con la barra posteriore in metallo, è in cuoio e pelle, anche il collare e le polsiere; metti bene le mani dietro la schiena, così. Stai calma. Con le mie lacrime potrei pulire tutto il dolore del mondo, in certi giorni. Voglio regalarti il cimitero che ho dentro. Farti entrare nella mia casa blue dalle pareti venate di plasma e farti scivolare sul tiepido parquet screziato. Ti farò camminare nella mia anima. E’ un privilegio unico. Accenderemo una torcia alla volta per rischiarare il cammino. Sarà come percorrere una galleria, ci fermeremo in ogni stanza che valga la pena di essere raccontata.

    postato da: LaGradisca alle ore 10:26 | Permalink | commenti (26)
    categoria:legàmi

    giovedì, 14 settembre 2006 Difficile io citi. Ma questo mi era proprio piaciuto: non ricordo neppure più come ci ero arrivata. Figuriamoci il blog dell'autore, con cui mi scuso fin d'ora...

     
     
    September 27

    Certe passioni ti danno l'illusione dell'immortalità. Fortunatamente un giorno ti rendi conto che anche tu devi morire, prima o poi.

    Forse non sono stata chiara: mi sono solo profondamente innamorata di un uomo che si è profondamente innamorato di me. (Per inciso, "profondamente" è ben altro che "follemente". Fine dell'inciso). Tutto qui. Non ho subito una mutazione genetica. Vale a dire che sono sempre la stessa di prima: una donna adorabile ambiguamente fascinosa o una odiosissima stronza o una colossale idiota. A seconda dei punti di vista. E la regola è sempre quella: o dentro o fuori, credito e sconti non se ne concedono a nessuno.
    Come prima continuo a fare l'ingenua, che non capisce e casca dal pero, se e quando mi fa comodo o anche solo, molto semplicemente, se mi fa divertire. Come prima non mi lascio facilmente inscrivere in una sola casella: angelo del focolare, troia da diporto, maestra scafata o allieva devota. E non per gusto o sfida, ma perchè in una sola casella ci stavo e ci sto stretta. Come prima continuo ad ignorare sfacciatamente l'arte della diplomazia ponendo la mia necessità di dire quel che penso sempre un gradino più su rispetto al rischio di offendere o ferire qualcuno. Come prima riservo questo trattamento di favore alla gente con cui ho un qualche legame affettivo: lo sforzo dell'ipocrisia lo faccio solo con i semplici conoscenti ed ai pranzi di lavoro, dato che non vedo un solo motivo valido per concedere me stessa in quelle occasioni. E ciò che penso continua ad essere frutto di una mentalità riassumibile in "banalità scopiazzate, effetti speciali da cinema dell'oratorio e piagnistei eterni, al di là della barriera ideologica, grazie".
     
    Peynet persevera nel farmi venire l'orticaria: meglio Paperino e la buonanima di Andrea Pazienza. Ma soprattutto l'orticaria me la fa venire chi si crede, Peynet, e sforna scoperte dell'acqua calda col piglio dell'artista geniale. La grande arte è tragedia mica per altro: perchè è più facile raccontare la tragedia senza provocare sbadigli. Per cui, se proprio dovete raccontare, raccontate la tragedia, a costo d'inventarvela: la felicità, se godete della benedizione divina di averla, limitatevi a viverla. A meno che non siate Federico Moccia ed abbiate razionalmente deciso di pagare il mutuo inventando slogan per adolescenti. Resta il fatto che a me Federico Moccia non piace e lo dico: senza pietà, come sempre.
     
    La pornografia fatta in casa persevera nel suscitarmi conati di disgusto. Ma non per moralismo: per severissimo, complicato e sfacciatamente snobistico senso estetico. Mi boccio da me medesima, ripresa a colori ammanettata al letto: perchè le lenzuola sono bianche ed io indosso roba nera, ma il muro è azzurro e beige, la lampada blu e la mia pelle abbronzata. Non per niente ad ogni occasione mi faccio regalare volumi di Helmut Newton e cestino buona parte di Roy Stuart ma, soprattutto, Anne Geddes con tutti i suoi cavolfiori, api e girasoli.
     
    Il presenzialismo sociale persevera nell'apparirmi noioso ed inutile, specie quello intellettual-impiegatizio: preferisco presenziare a casa mia. Che esisto, faccio e valgo pure qualcosa lo capisco anche senza fiondarmi frenetica agli happy hour e vedere il mio nome stampato in fondo alle cose che scrivo. Anzi, meno appaio meglio è: ci provo gusto, a tramare nell'ombra. Sfido chiunque a trovare la mia faccia sul web. Protagonista lo sono già: della mia vita e di quella di coloro che mi amano davvero. Che statisticamente non sono mai più di cinque, inutile insistere a volere la luna. Come sempre dei vari giudizi me ne fotto: quindi anche di quello di misantropa.
     

    E persevero nell'essere orgogliosamente donna: e, da donna, non tollero le donnette insicure che infangano la categoria e gli uomini altrettanto insicuri che le prediligono e le allevano. Non è misoginia e neppure femminismo: è difesa della specie. Non soffro di gelosia retroattiva nè anteriore, non sento l'urgenza di fare il vuoto mediatico intorno al mio uomo rinchiudendolo in un recinto di semilibertà condizionata da nascondere sotto l'etichetta "condivisione". Magari sono semplicemente molto egocentrica, troppo. O forse, ancora più banalmente, il fatto di potermi fidare è uno dei motivi che mi porta ad innamorarmi: e quindi il problema neppure si crea. Il punto è che nutro il sospetto (che definisco senza paura "legittimo") che chi ingabbia e, peggio, si lascia ingabbiare, nasconde qualcosa: troppo facile dimostrarti che tengo a te vegliando soave sulla tua vita come un avvoltoio. Così siamo capaci tutti. Prova a far capire a qualcuno che lo ami senza teatrali paranoie di possesso: e, nel contempo, possederlo ugualmente. Prova. Tutta sta smania di simbiosi è amore per un uomo o per la compagnia in generale, visto che stiamo invecchiando e qualcuno da abbracciare la sera davanti alla tele fa sempre comodo, specie in inverno?

    E perchè ti lasci controllare e manovrare dal Grande Fratello travestito da donna appassionata, devota e fragile e violenta? Diventa fin troppo accessibile, poi, la via d'uscita del "Scusa cara, ma non ce la facevo proprio più, tu mi stavi sempre addosso, io mi sentivo soffocare, avevo bisogno di una dimensione solo mia". Vedi alla voce "Ho bisogno di ritrovare me stesso/a".

     

    Concludendo: cortesemente, sapete bene dove e come trovarmi, se volete un'amica. Ma ricordatevi che questa amica era ed è fatta così. Con grande affetto, vi dice sempre la verità: o quella che per lei è tale. A costo di litigare. Diversamente, se vi manca l'aria, compratevi una bombola d'ossigeno, che qui respirazioni bocca a bocca ai finti suicidi che non sanno ancora bene che genere di vita gli piaccia di più (e per niente intenzionati a metterci un minimo d'impegno per decidere), non se ne sono mai fatte e mai se ne faranno.

     

    Con affetto

    Simona

     
     
     
     
     
    September 23

    Avvertenza agli utenti

    Confermo: Jorge da Gaxum è un idiota. A questo pure direi anche un pazzo furioso. Alias cid etc.. Giorgio, se ti accontenti di postarmi sul blog sti commenti link sei ancora peggio di quel che pensavo: almeno prima ritenevo che eri uno ancora capace di innamorarsi ma non altrettanto di accettare la sconfitta.
    Ora francamente mi fai solo una gran pena.
    Piantala con ste cazzate adolescenziali e viviti la tua vita, che hai già perso troppo tempo a tentare di vivere la mia: che, per inciso, della tua non sa che farsene. Ma che ca...o! Abbi un po' di dignità!
    September 19

    Fw: eliminazione account

    caro utente hotmail,
     a causa della moltitudine di persone che si è scritta a hotmail,
     abbiamo notato che stiamo finendo le risorse. quindi chiunque non
     riceverà questa email con l'esatto titolo entro un mese sarà
     cancellato dal nostro server. per favore inoltra questa email
     cosicchè sappiamo che stai ancora usando questo account.
     attenzione! vogliamo sapere chi sta veramente usando il
     proprio account, quindi invia questa email a tutti i tuoi contatti
     hotmail, altrimenti ti cancelleremo dal nostro server. se non la invii
     ad almeno 20 account ti cancelleremo. scusa per questo inconveniente
     ma è indispensabile

    Eh già... perchè adesso Bill Gates si mette a fare le catene di Sant'Antonio. Fantastilioni di cookies e trojan e quant'altro, ma poi per vedere se usi ancora Hotmail si deve tornare alla clava... già, perchè se no il sistema collassa: i blog si mischiano l'uno con l'altro, tipo foto fetish a commento di Sacre Scritture, stai chattando con uno ed improvvisamente ti trovi in videoconferenza con l'Onu, i film che conservi nell'hard disk e che spedisci illegalmente subiscono mutazioni genetiche (Qualcuno volò sul nido del tuo culo, L'albero delle zoccole...) finchè il pc comincia ad emettere ronzii preoccupanti, la ventola gira che manco una turbina di una centrale idroelettrica, la scrivania inizia a tremare e con essa tutta la stanza finchè... bum! Una grande luce blu Windows Classic ed appare l'ologramma del tecnico della Microsoft che con voce baritonale ti dice "Sei stato eliminato! Piccolo schifoso idiota che ti accontenti di esistere solo in rete e non nella vita reale e ci intasi i server che dobbiamo usare per scatenare la guerra nucleare controllando il Medio Oriente, altro che te! Scusaci solo di non aver messo le maiuscole dopo i punti, ma il nostro amanuense era in mutua quando abbiamo scritto la mail".
     
    Per cortesia, abbiate pietà di voi stessi: non mandatemela più.
    September 18

    Scusa tesoro, per l'ospedale?

    Una che non conosco e che sta con uno che conosco ha di recente scritto nella sua pagina quanto segue: "L'amore guarisce. Qualunque cosa sia accaduta in passato procediamo con la nuova consapevolezza, è così che inizia il processo di GUARIGIONE".
    Ora... Io non so cos'abbia spinto questa persona a fare tale affermazione, e a dirla tutta poco m'interessa, se non per pura curiosità scientifico letteraria: quindi si tenga presente ciò, mentre esprimo la mia valutazione.
    Ma sono rimasta perplessa. E continuo ad esserlo. Sarà anche perchè notoriamente sono prolissa e quindi i concetti espressi in meno di 50 parole mi sfuggono, a meno che non siano stati partoriti da Oscar Wilde o Mae West.
    Quel che prima di tutto mi ha turbata è quel "guarigione" a lettere cubitali: ma questo forse è un vezzo filosofico-calligrafico mio. E' che penso che, se un concetto è forte, è forte di suo: se mi metto ad urlarlo è perchè sotto sotto temo che non venga sentito... che magari non sia poi così forte. E poi fa tanto adolescente, il cubitale: il che va bene se sei un adolescente, ma non se hai già superato i 35.
    E poi, sopra ogni altra cosa, la parola in se stessa: guarigione. Anzi "il processo di guarigione". Mi suscita un brivido alla schiena decisamente poco piacevole questo accostamento fra la poesia insondabile della parola "amore" e la precisione asettica ed ospedaliera del "processo di guarigione": la cartella clinica dell'anima? il diagramma di flusso delle emozioni? la supposta per il buco nel cuore???
    Volendo capire e non condannare senza appello solo in virtù di un giudizio estetico opinabilissimo, alla fine sono giunta a tre ipotesi d'interpretazione. E le ho bocciate tutt' e tre.
     
    PRIMA IPOTESI. E SECONDA.
    "Io ero malata ed il tuo amore mi guarisce"/ "Tu eri malato ed il mio amore ti guarisce"
    La sindrome dell'io ti salverò: anche quella accettabile non oltre la soglia dei 35. L'amore non guarisce da nulla: non ti fa passare il mal di denti, figuriamoci il male di vivere. Casi di tossici, alcolizzati, giocatori d'azzardo guariti per l'amore io non ne conosco. E non ti guarisce neppure dal male della mancanza d'amore. 
    Perchè qualunque problema tu abbia, specie se un po' più serio di un mal di denti, è tuo e solo tuo: ed anzi, se prima non te lo sei risolto, cercare l'amore per curarlo non farà che peggiorare la situazione. Parlando per metafore... poniamo io abbia una sete boia, al limite della disidratazione. Sicuro non sono lucida: ho un problema che mi assilla la mente, non ragiono neanche un po'. Così quando in mezzo al deserto trovo una bella bottiglia di liquido trasparente me la tracanno senza pensarci due volte. Nove su dieci è candeggina, che un certo odore ce l'ha: ma non lo sento. Se mi va bene mi becco solo una diarrea. Da malata non capisci un cazzo e becchi solo altri malati: quelli sani ti passano davanti e manco li vedi, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore tiri giù nel tuo baratro pure loro, poracci.
    Io sono innamorata, follemente, dell'uomo con cui divido il letto: non mi piace il pensiero che, se qualcosa non va, non ci sia lui con cui parlarne. E lui è l'unica persona a cui sento di potere dire tutto, lui è la mia ancora ed il mio porto. Ma non ho mai pensato che io l'avrei "guarito" o lui avrebbe "guarito" me: ci si sceglie e ci si porge reciprocamente una spalla. Ma perchè ci si piace reciprocamente, proprio noi due, non perchè si ha bisogno di qualcuno che ci guarisca, non perchè da soli a guarire non ce la si fa: guarda caso, io l'ho incontrato proprio quando avevo deciso che stavo bene da sola, che non mi sarei neanche più guardata attorno. Non era una rinuncia addolorata: io da sola, a quel punto della mia vita, ci stavo veramente da Dio. Tant'è che ci ho messo un po', a concedergli parte del mo territorio.
    Altrimenti, ciccia, è solo la beffa dell'innamoramento salvifico: ti innamori a raffica, e potresti innamorarti di un uomo come di un cane, non fa differenza. Tanto il diagramma di flusso è sempre quello: endorfine da innamoramento, effetto anestetico iniziale, che bello sono guarita. Ed alla prima nota stonata (c'è, c'è sempre. E' la tua malattia che hai solo sedato che ti spinge a cercarla con pazienza certosina)... alla prima nota stonata puf! Oddio come sono malata, avanti il prossimo.
    Che se poi la "malattia" è un amore passato, tanti cari auguri: chi sostiene di dover "guarire" da un amore passato è ancora pieno di germi come un lazzaretto. Anche la storia più tormentata e mefitica che una abbia vissuto si può arrivare, prima o poi, a definirla "amore passato", come tutti gli altri amori passati: definirla "malattia" da cui "guarire" è spia di un desiderio di non volerla porre allo stesso livello delle altre, di voler sottolineare che "quella" era diversa, particolare. Di più. Non si sa in cosa, ma di più.
     
    TERZA IPOTESI
    "Qualunque cosa sia successa in passato...". Ipotizziamo invece che uno dei due abbia fatto qualcosa all'altro. Si parla cioè del vissuto in comune, non quello personale e precedente. Anche qui, questo "qualunque cosa"... io proprio non mi capacito! L'amore è, per essere banali, una cosa meravigliosa, assolutamente: ti colma la vita di nuove emozioni, ti infonde forza, ti sprona a fare sempre meglio. Sono la prima ad affermarlo e viverlo.
    Ma boh... sarò cinica, che ne so: io tutto sto potere taumaturgico all'amore non me la sentirei di concederglielo. Oltre i 35 no, mi ripeto. "Qualunque cosa..." : e se quello mi passa sopra con la macchina in una crisi di gelosia? Lo so, è un esempio volutamente esagerato: ma nella vita sono rarissimi i casi in cui ci si può concedere di essere assolutisti. Ed il futuro non è certamente uno di questi: non solo non ci si può illudere di essere in grado d'immaginare tutto ciò di cui sarà capace l'altro, ma neppure delle proprie reazioni, si può essere certe ( a 20 anni dicevo "Io non tradirò mai, piuttosto chiudo la storia e passo ad altro". A 30 ho detto "Ho tradito e non me ne pento". A 36 dico "Non voglio tradirti").
     
    Insomma, io la riscriverei: una cosa tipo "L'amore dà forza. Qualunque cosa sia successa in passato si può fare un tentativo di comprendersi a vicenda e proseguire insieme. Ma senza ammalarsi". Meno roboante, poetico ed impattante, mi rendo conto: ma più consapevole mi sa.
    September 17

    I Tumbarellos.

    Da qualche tempo inizio a credere nella reincarnazione. E sono giunta alla conclusione che, nella mia vita precedente, dovevo essere una dottoressa delle SS dedita ad esperimenti di vivisezione su neonati ebrei.
    Diversamente non si capisce cosa io abbia mai fatto, in questa vita, per meritarmi i Tumbarello. I Tumbarello, da febbraio, sono i miei nuovi vicini.
    A questo punto occorre io spieghi, il più chiaramente e meno noiosamente possibile, in che tipo di casa abiti: si tratta di una specie di villetta a schiera, con tanto di giardino, veranda e mansarda, per un totale di 4 unità abitative. Ma, a differenza delle solite villette a schiera, ognuno di noi non è dotato di un ingresso indipendente: oltre l'unico cancello si apre un vialetto in comune, alla cui destra ci sono i 4 fazzoletti di terra ed alla sinistra le 4 porte d'ingresso. Ne segue che l'ultima della schiera (cioè la sottoscritta) ha a disposizione, piaccia o meno, più spazio rispetto agli altri: sul vialetto ci può mettere pure un elefante, tanto nessuno dovrebbe scavalcarlo per raggiungere la propria dimora. Risulta chiaro a tutti che vivere in una palazzina strutturata in tal modo, dove il confine fra la proprietà privata e gli spazi comuni è così inevitabilmente e costantemente ambiguo, richieda doti di equilibrismo tattico e diplomazia degne dell'ambasciatore statunitense a Baghdad.
    Ora... i Tumbarello non sono una famiglia: sono un'orda di 5 barbari ascesi dal Sud Italia, in costante e preoccupante espansione come un branco di conigli. Dotati dello stesso livello di alfabetizzazione degli indigeni dell'Amazzonia e della stessa espressione intelligente e viva delle statue dell'isola di Pasqua.
    Il loro livello di cultura musicale spazia da Gigi D'Alessio a Gigi D'Alessio, ed una delle loro missioni è diffonderne il verbo attraverso due mezzi: frustando i 3 bambini finchè non ne imparano a memoria i testi (in lingua napoletana, siciliana e kikuyu), in modo che li possano urlare tutto il giorno appesi ai rami dei pini marittimi del giardino, ed alzando al massimo il volume degli altoparlanti della macchina, mentre irrompono in cortile con un gomito sul clacson ed uno fuori dal finestrino.
    La seconda è rompere i coglioni al mondo in maniera sistematica, ottusa e subdola, in modo tale che quando il mondo esasperato imbraccia il fucile, loro lo possano accusare di cattiveria, crudeltà mentale e snobismo: ed impadronirsi così, finalmente, del territorio. Che è il loro scopo finale.
    Sfortunatamente (per chi gli vive accanto) la natura non è stata generosa con loro, per cui sono affetti, fra le varie cose, da sordità ed insonnia: il che li costringe ad alzarsi alle 7 del mattino, se non prima, domenica compresa, ed a comunicarsi necessità e recriminazioni varie urlando come dei condannati a morte pur trovandosi a non più di 2 cm l'uno dall'altro.
    E siccome la natura è stata avara con loro, loro lo sono con la natura: ancora prima di dare il bianco alle pareti hanno provveduto a sradicare ogni forma di vita dal loro giardino, compresa una secolare pianta di lavanda che produceva profumabiancheria per tutti i condomini e metà della Provenza, e tre piante di rose col tronco del diametro di un baobab millenario: perchè i "bbambbini" possono pungersi. Quindi, per essere certi che neanche la gramigna si sarebbe azzardata a ricrescere, hanno ricoperto ogni singolo cm quadro di terra con orride mattonelle ad incastro di plastica verde. Sopra alla plastica verde, la plastica bianca del tavolo e delle sedie del Carrefour. E sopra alla plastica bianca, quella multicolore della tovaglia fantasia. Ultimamente Tumbarello padre scruta preoccupato i tre pini: sostiene che secondo lui non sono tanto solidi e forse sarebbe il caso di abbatterli. Prima che cadano sui bambini mentre sono intenti a spalmare colate di cemento armato sull'unica rachitica aiuola rimasta.
    Come tutte le popolazioni primitive, i Tumbarello non sono dotati di una manualità eccelsa, forse devono ancora scoprire che la mano umana è prensile: per cui gli presti il rastrello e rompono il manico, gli presti la sega e spaccano la lama, usano il tubo dell'acqua che stava lì da 5 anni intonso ed il giorno dopo è buono solo per scolarci la pasta.
    Però qualcosa di positivo ce l'hanno: amano i loro bambini. Di un amore viscerale e profondo che non ammette repliche. Non si sa bene come, è un mistero, ma pare abbiano letto Piaget: per cui i bambini devono seguire liberamente le loro inclinazioni senza incontrare ostacoli. A costo della sopravvivenza altrui. Perchè sono bambini: doni di Dio, creature innocenti e sacre. I bambini devono poter dare sfogo ai loro istinti giocando a pallone senza limiti: anche se questo significa rischiare di distruggere gli arredi esterni degli altri ed abbattere il grigliato con annesso cancelletto che la sottoscritta ha eretto a protezione non ideologica ma ben tangibile della propria serenità. I bambini devono poter scorazzare selvaggiamente in cortile brandendo mazzi di chiavi roteanti e pale di ferro come nel Bronx: tanto se si rigano le macchine la colpa si può scaricare sui miei cani (ma ora i miei cani stanno entro lo spazio vitale del già citato cancelletto... come si spiega?). I bambini devono essere protetti dalla furia omicida delle mie belve, tanto feroci che appena ti avvicini per far loro una carezza se la fanno letteralmente addosso dall'emozione: ma i bambini devono anche poter mettere alla prova il loro coraggio, che nella vita serve... E quindi anche se tu rinchiudi le fiere nel recinto della tua privacy e lì speri di poterti dedicare tranquilla al giardinaggio come una vecchia zitella inglese, i bambini sono sempre con le mani protese fra le inferriate del cancelletto e le corde vocali allo spasimo nello sforzo di attirarne l'attenzione.
    Secondo me la mia padrona di casa, prima di procedere alla firma del contratto, dovrebbe sottoporre gli aspiranti inquilini ad un test di ammissione basato sulla lettura dell'opera completa di Monsignor della Casa e Lina Sotis. Una cosa a risposte multiple tipo la scuola guida. Qualcuna l'ho già elaborata io...
     
    1) Se tuo figlio di 2 anni scambia la lampada da giardino della vicina per un pallone e la spacca a forza di calci tu...
     
    a) sorridi fiero della forza fisica di tuo figlio e gli dai un buffetto sulla guancia commentando "Dai, non lo fare più, altrimenti Simona ci chiede i danni". E te ne torni in casa tutto contento senza neanche offrire almeno un caffè.
    b) scambi tuo figlio per un pallone e lo spacchi a forza di calci.
    c) ti butti in ginocchio di fronte alla vicina, le dai il numero della tua carta di credito e nel frattempo telefoni al Brico Center per farle recapitare a tue spese una pedana di lampade da giardino.
    d) intimi alla vicina di andare immediatamente a comprarne delle altre, perchè ora il bambino non ha più nulla da prendere a calci ed è giusto che si sfoghi, altrimenti la notte non dorme.
     
    2) Se, a causa di una tara mentale del progettista, i contatori della luce di tutti i condomini si trovano all'interno della veranda dell'ultima inquilina e, pertanto, tutti i condomini posseggono le chiavi della sua veranda tu...
     
    a) fai visita al tuo contatore (che peraltro, essendo lui elettronico e tu ignorante come una capra, non sei neppure capace di leggere) almeno due volte alla settimana. E tassativamente quando lei non è in casa, così puoi curiosare tranquillo attraverso la finestra della cucina. In questo modo inoltre, da mafioso quale sei, le puoi far pesare che, nonostante lei ti abbia cordialmente fatto capire che le stai sul cazzo, tu in casa sua ci entri quando ti pare.
    b) organizzi la famiglia su 5 turni di lavoro nell'arco delle 24 ore, mandi la disdetta all'Enel e ti procuri una cyclette ed un generatore.
    c) ogni due mesi ti rechi all'ufficio postale e spedisci alla tua vicina una raccomandata con ricevuta di ritorno, nella quale le chiedi se il giorno tale all'ora tale puoi passare a leggere i numeri. Il giorno convenuto ti presenti davanti alla sua porta con un mazzo di fiori ed una scatola di cioccolatini e la implori di aprirti. Nel caso ti mancasse la luce in sua assenza telefoni alla Santa Sede e chiedi al Papa di accompagnarti in modo da testimoniare sulla bontà della tua azione.
    d) approfitti della sua assenza per collegare il tuo contatore al suo e ti procuri 3 condizionatori e 5 stufette elettriche: così d'estate i bambini stanno belli freschi come calamari surgelati e d'inverno belli caldi come i bomboloni di Rimini e tu risparmi pure sul gas.
     
    3) Poniamo che tua moglie voglia una bicicletta: e che tu non sia minimamente intenzionato a comprargliela perchè il suo compito è sfornare bambini e torte di mele come una vacca da monta e non certo impedirti di comprare i gratta e vinci da 10 euro. Poniamo che la tua vicina ne abbia due ed al suo "Ma quella bici la devi buttare?" le dica che, pur malridotta, non ha mai lontanamente pensato di buttarla, anche perchè non è nemmeno sua ma del suo compagno. Tu...
     
    a) appena la vicina va in ferie ti introduci nella sua veranda ed infili un chiodo di 4 cm senza testa (così non si nota subito) bello dritto esattamente al centro della ruota posteriore della sua bicicletta nuova. Così il primo giorno di lavoro quella stronza si trova con la ruota a terra quando ormai è troppo tardi per tornare indietro ed è costretta a correre a prendere il primo pulman arrivando pure in ritardo.
    b) rinunci a 2 gratta e vinci e compri a tua moglie una bicicletta al mercatino dell'usato.
    c) rinunci a 12 gratta e vinci e compri a tua moglie una bicicletta nuova (tanto non è che con quelli da 10 euro si vinca più facilmente: e di questo tutto il condominio ne è certo. Se ne sarebbe accorto, non fosse così).
    d) carichi moglie, bambini, mobili di Aiazzone, mattonelle di plastica, tovaglie di plastica, tende di plastica e piscinetta gonfiabile di plastica sulla Punto full optional, spari a palla Gigi D'Alessio e ti trasferisci nel gabbiotto del custode della discarica comunale. Che è l'unico posto dove tu possa sentirti a tuo agio ed andare d'accordo con i vicini.
     
    Diversamente la vicina provvederà a: sradicare con le sue mani il tuo contatore e piazzartelo davanti alla porta, cambiare il nottolino della veranda, circondare la sua proprietà con una rete di filo spinato percorsa da corrente a 20000, appendere qua e là videocamere e cartelli "Attenzione, area videosorvegliata collegata con la Questura", spedirti una denuncia di diffida ad avvicinarti a lei meno di 100 metri, insonorizzare le pareti con milioni di portauova, svegliarti ogni mattina alle 5 con il live di Marylin Manson, adottare un topo da tenere in veranda tutto il giorno così che i cani abbaino senza soluzione di continuità e senza alcuna pietà. Ed infine usare i tuoi bambini come torce umane per illuminare la festa di fine estate che sta organizzando per i suoi amici in giardino.
     
     
     
     
     
     
    September 12

    La meglio gioventù

    Non me ne voglia chi dovesse leggere e riconoscersi. Ci ho ben bene riflettuto prima di pubblicare.

    Alla fine ho pensato che chi bazzica questo blog (se, dopo tanto silenzio, è rimasto ancora qualcuno) poteva magari trovare questa lettura istruttiva. No, istruttiva è già troppo arrogante: utile, via. Anche solo un briciolo. Anche solo per concludere che queste pensate e scritte sono solo cazzate. E un "aiutino" ogni tanto, nella vita, non fa male.

     

     

    Scrivo questa lunga lettera unicamente perché voglio che il mio pensiero sia chiaro, che non resti il minimo spiraglio per castelli in aria vari e per mettermi in bocca parole che non ho detto.

    E la scrivo prima di tutto da donna a uomo, non da figlia a padre.

    Quindi, da donna a uomo… patetiche balle, il tuo sms è un tentativo di metterci una pezza sopra salvando capra e cavoli. A spese della mia dignità.

     

    Non era una discussione per “conoscere”. Se io voglio “conoscere” qualcuno, lo incontro direttamente e ci parlo. Non mi baso certo su quello che qualcun altro mi racconta: a maggior ragione se penso che quel qualcun altro non sia obiettivo e lucido.

    Diversamente, prima di allora, ci si guarda bene (se si è persone intelligenti ed educate) dall’esprimere qualsivoglia opinione, specie se negativa: e direi che “avventuriero che ti vuole spennare” e che “nasconde qualcosa” si possano ben definire opinioni negative.

    Ci si guarda bene se non altro per non offendere chi invece ne ha un’opinione ben più positiva: non è bello sentirsi dire che ti stai facendo prendere in giro, specie se a farlo sono i tuoi genitori, che si sono sempre detti orgogliosi di te e della tua intelligenza. Inizi a chiederti seriamente cosa davvero pensino di te, nel loro profondo. E che genere di persone siano, visto che da loro mai ti saresti aspettata tanto ignorante pregiudizio nei confronti di qualcuno (giacchè di questo si tratta: voi andavate in cerca della conferma dei vostri irremovibili pregiudizi, non di una eventuale smentita).

     

    Lo ribadisco: ho 36 anni. Cioè quasi 40. Si dice che la saggezza sia frutto dell’esperienza. Ma  invece da voi i miei “precedenti” vengono visti solo come dimostrazione della mia fragilità, stupidità ed insicurezza. Non si considera mai l’effetto contrario: che mi abbiano decisamente resa più furba, persino a volte cinica. Può succedere persino a me, questa ex anoressica psicolabile e tormentata.

    Io e te lo sappiamo perfettamente che di uomini ne ho conosciuti più di uno: e ti assicuro che non di tutti mi sono innamorata, non tutti mi hanno usata o fatta star male.

    Io capisco molto bene che la preoccupazione per me scaturisca dall’amore, per me: ma dall’altra parte bisogna anche capire quando la preoccupazione diventa offesa.

     

    E quanto detto finora vale per tutt’e due i miei genitori. E ce ne sarebbe già abbastanza.

     

    Parliamoci fuori dai denti io e te, ora. Non contiamoci cazzate: tu la mamma l’hai tradita e continui a tradirla, non c’è alcun ragionevole dubbio. Da R o come diavolo si chiamava quella di Via x, via via fino alle mail in cui dai il tuo numero firmandoti E, i preservativi nel ruotino di scorta ed i due numeri che ti ho mandato (a te, nota bene: non a mamma). E non occorre essere delle Mata Hari o chissà che impiccione o, peggio, prevenute, per capirlo: basta solo volerle vedere, le cose (magari perché non si è poi così stupide? Mah…). Oltrettutto non sei neppure tanto scaltro: detto da una che è stata tradita ed ha tradito.

    Ma, come vedi, mi sono sempre fatta i cazzi miei: un po’ perché ne avevo già di mio, di problemi sentimentali, un po’ per amore di quella santa, fragile donna di mia madre. Ma soprattutto per i motivi di cui sopra: non si può, non si deve giudicare se non si conosce a fondo. Specie se ciò di cui si giudica sono le scelte di vita. E la vostra vita di coppia potete conoscerla solo voi. Si possono dire tante cose… che, da una parte, la mamma sia una donna piena di tabù per la quale il sesso sia solo una cosa sporca da concedere di malavoglia, che in più usa la sua fragilità come arma di ricatto. Si potrebbe altresì dire, dall’altra, che la liberazione sessuale di una donna passi attraverso la capacità di amarla dell’uomo che le sta accanto. Si possono tirare in ballo i figli, la famiglia da salvare a tutti i costi a dispetto delle fosche previsioni altrui e del proprio passato, l’amore che muore… che ne so? Non lo so. E non mi interessa neppure saperlo.

    Ma porca puttana, quando si è visto per primi, sulla propria pelle, quanto la vita sia complicata e piena di fattori imprevedibili, che porta a fare scelte non da tutti condivisibili… ecco, lì dovrebbe essere naturale, automatico, non avere neanche l’ardire di ragionare per schemi con gli altri: quegli stessi schemi pregiudiziali che invece si rifiutano su di sé. Questa tua arroganza e falsa moralità mi ha disgustata e fatta esplodere: il guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro mi ha mandata in bestia. Non si è trattato, come mamma si illude, di vendetta o ricatto da bambina: se si fosse trattato di quello, l’sms con i numeri l’avrei mandato a lei, non a te.

    Io di A so vita, morte e miracoli, carte processuali comprese: molto di più di quanto non vi abbia detto. E non l’ho fatto, e non lo farò, perché ne ho rispetto: non vado a sbandierare ai quattro venti i suoi fatti strettamente personali a persone che si rifiutano anche solo di mangiarci una pizza insieme. Anche se queste persone sono i miei genitori: perché ai miei genitori dovrebbe bastare la fiducia che dovrebbero avere in me.

     

    Quanto al tagliare i ponti, non si tratta di rifiutare la sottomissione: questa è solo retorica. Tu sapevi bene che io stavo dicendo la verità, quando ho detto che fra un uomo che si separa ed uno che tradisce la moglie a vita forse è meglio il primo: eppure, vigliaccamente, hai lasciato che mamma mi ricoprisse d’insulti, di vergognati, di sei stata meschina, che mi sbattesse idealmente fuori dalla casa al mare levandomi le chiavi. Tu stesso hai fatto vergognosamente finta di non riconoscere la mia voce dietro la porta. E ti dirò di più: l’hai lasciata fare perché non eri ancora certo che io sapessi chiaramente, speravi che le mie fossero illazioni. Io quegli insulti, destinati a te, me li sono presi a testa bassa: ancora via sms, mentre ero in treno, ho parlato a mamma del mio “rivangare il passato”, come se al presente non avessi mai fatto cenno. Ed a te ho scritto solo dopo partita proprio perché volevo vedere, finchè ero lì, se almeno un tentativo di fermare tutto ciò lo facevi.

    Ora sostanzialmente vieni a chiedermi di pararti di nuovo il culo, a gratis. No, mi spiace, non ci sto: ho una dignità. Io devo riabbracciare mia madre non come la figliola prodiga che torna all’ovile perché è stata perdonata della sua cattiveria, meschinità, pregiudizio e rancore. E non venirmi a parlare del senso della famiglia: ce l’ho, eccome. Altrimenti sai da quant’è che avrei parlato.

    Te lo ripeto: io non mi permetto di sindacare sulle tue scelte di vita. Ma visto che sono tue, te ne devi assumere la responsabilità: come mi hai sempre insegnato si fa.

    Inventati quello che ti pare per trovare la quadra che metta d’accordo tutti: suggerimenti ne avrei, ma non te li do. Veditela tu.

    E fino ad allora lasciatemi per cortesia in pace, che non siete gli unici sulla faccia della terra a stare male.

     

     

     

    Quasi quasi torno

    Però non mi sforzo ancora più di tanto. Diciamo che prima ho scritto una mail ad un vecchio amico e mi sono accorta che qualcosa da dire, alla fine, ce l'ho sempre. Al momento mi limito ad una citazione. "Dal punto di vista aerodinamico, il calabrone non è in grado di volare. Ma il calabrone non lo sa. E perciò continua a volare".
    L'ho letta stamattina sul giornale dell'Ikea Family che ho trovato nella buca.
    Bzzzzzz
    May 31

    Le luci

    Le luci sbiadiscono sai, mentre passano le ore: e tu non hai modo di fermarle. Te ne stai lì, flaccidamente, vergognosamente accasciato sul divano, i dvd scorrono, finiscono e ricominciano, finisce anche il rubino nel bicchiere, lo riempi e ricominci. Ma intanto le luci scorrono. Fuori la pioggia tintinna, ticchetta, batte e chiedi silenzio all'orologio. E non arriverà mai il momento. E' così bella la musica dei pneumatici sull'asfalto bagnato. Forse un giorno ti sveglierai. Io non mi arrischio mai a chiedere ai sogni di avverarsi: è comunque sempre una delusione. Preferisco coltivarli. In segreto, al buio, al riparo da sguardi indiscreti, giudizi affrettati e considerazioni piene di buon senso. Domani l'alba ti coglierà su quello stesso divano e mentre procederai verso la cucina la tua testa troppo pesante la lascerai deliberatamente fra i cuscini. Io lì la raccoglierò, sarà la mia sfera magica della domenica da far rotolare sui prati. Vischiosi, quei prati. E la sfera non rotola perchè l'attrito della luce, no, quello non posso, non posso proprio risolverlo. Dormi. Dormi, sogna e bevi, amore mio: io fluttuo nel bicchiere.
    April 27

    http://fisicateorica.spaces.live.com/blog/cns!2a0a5e641604518!387.entry?action=post&wa=wsignin1.0&action=post

    Si vada a leggere post (su cui sono capitata in seguito a notturne scorribande) e commenti. In particolare di un autore che facilmente si identificherà leggendo il mio, di commento. Che qui riporto giusto per scansare il pericolo che passi inosservato...
     
    Io non smanio di vendetta: anche perchè non vedo di cosa dovrei vendicarmi. Però ho il culto abnorme della verità, e mal tollero la facilità con cui si approfitta del web per dipingersi agli altri (e soprattutto a se stessi) per quel che non si è ma si vorrebbe essere: in una sorta di schizofrenia che rasenta l'autonconvincimento e mi fa seriamente dubitare della salute mentale di chi pratica tale sport. Non avrei nulla da ridire, esimio Jorge da Gaxum, sulla ricetta da te presentata come perfetta, collaudata e cinicamente applicata: vedi "Condivido la situazione descritta da Rob al punto 3 e la consiglio vivamente: funziona.
    Ho intrapreso quella strada da circa cinque anni, da quando avevo la tua stessa età." e via delirando... Mi sfugge però la coerenza tra quanto da te maschiamente strombazzato e quanto successo fra noi poco prima di questi commenti. Una brevissima relazione estiva ("diecigiorniintutto", come ti firmasti nel mio blog, uno dei tanti pseudo), finita molto placidamente (per me) con il sottinteso che "questo matrimonio non s'ha da fare". Cui è seguito quello che non ho timore di definire "stolking" telematico: commenti acidi, sarcastici piuttosto che amareggiati od accusatori ad ogni singola foto o parola pubblicata, continue mail chilometriche e vaneggianti prima con mittente palesato e poi, visto il mio arreso silenzio (giacchè pareva che nessun gentile diniego giungesse alle tue orecchie), sotto falso nome. Trabocchetti piuttosto ingenui, oltrettutto.
    Questo lo chiami back office? Chissà perchè a me sembra sonora sbandata: che a tutti può accadere, e ben venga. Certo che ad ammetterlo si fa più bella figura che a dipingersi come il Superman di turno, ti assicuro. Soprattutto agli occhi delle donne: strategicamente, hai più probabilità di successo.
    E se invece era orgoglio maschio ferito per essere entrato tu, per una volta, a far parte del gregge, non aggiungo neppure una parola: il tuo caso è irrecuperabile.
    Distinti saluti
    Simona
    March 09

    Io non cambio mai, comunque. Per fortuna

    Amore mio, mio tenero pervertito della domenica... come mai il mio telefono non squilla più nel cuore delle notti di fine settimana, quando i bambini e gli amici dormono e le bugie delle chat hanno ormai dato i loro frutti, se era destino che li dovessero dare? Come mai non osi più interrompere i miei orgasmi con il silenzio di un numero privato così banalmente individuabile? Che delusione, dolcezza mia, scoprirti tanto vigliacco quanto moralista, da ritirarti in buon ordine alla notizia del mio accasamento. Ed io che ti pensavo senza macchia e senza  paura, capace di sfidare l'ira degli dei per uno svuotamento di coglioni, così sicuro di te da non temere la concorrenza di un cuore innamorato, così forte della tua solida erezione da travolgere qualunque remora moralistica e di opportunismo. Così strafottente ed al di sopra dell'umana umanità. Ed io che pensavo che la tua personalissima etica non ti avrebbe impedito d'inseguirmi come un lupo mannaro nelle notti di luna piena, la saliva vischiosa ai bordi delle labbra sottili che gocciola al tuo passaggio sul terreno arido, l'odore dolce del sangue che fuoriesce dalla mia ferita fra le gambe e guida i tuoi sensi, il tuo fiuto infallibile per le situazioni ed i giusti momenti. Anche in mezzo alla nebbia densa della distanza la tua intermittente cattiveria, il tuo gusto per un attimo di potere ti avrebbe reso, pensavo, coraggioso ed oltraggioso, oltre ogni senso del limite e della decenza e della pietà: che prima poi, siccome in fondo siamo bravi ragazzi, deve arrivare. Tu non ti sei mai vantato di essere un bravo ragazzo. Per questo aspettavo la tua chiamata, ieri notte. E l'altra notte ancora, e quella prima, e quella prima di quella prima: e forse anche domani notte.
    Che soddisfazione, amore mio, scoprire che quel che ho sempre sostenuto era vero: sei un uomo. Nè più nè meno di uomo. Non c'è nulla di male nell'essere un uomo, sai? E nemmeno una donna. Da quando sono una donna la mia voce si è fatta ancora più roca, ed a volte, ti confesso, non riesco a vedere la fine la fine del mio urlo, da quanto è profondo e totale e libero.
    Sarei tanto contenta, se tu finalmente trovassi una donna: se tu finalmente avessi voglia di trovarne una. Ti voglio bene Marco, lo sai: te ne vorrò sempre. E so che anche tu me ne vuoi, anche se non lo ammetterai mai. Chiamami, se ogni tanto hai bisogno di parlare con una amica.
    February 21

    Wish you were here

    DID YOU EXCHANGE A WALK ON PART IN A WAR FOR A LEAD ROLE IN A CAGE?
    December 16

    Ti amo (tentativo di dichiarazione d'amore su blog senza ausilio di glitter e video musicali)

    Ti amo. Molto placidamente e follemente, di una follia traslucida che mi inumidisce la pelle delicata delle gambe se solo ci penso. Ti amo perchè non hai paura del confronto: al punto da regalarmi l'agognato vibratore. 17 centimetri di vibratore. Ti amo perchè hai chiarito alla commessa che io lo volevo assolutamente silenzioso (non voglio che mi si ricordi sonoramente che ho un frullatore, in mano) e vi siete messi a fare la prova inquinamento acustico in mio onore. Perchè te lo sei fatto impacchettare come un cristallo di Baccarat e quando l'ho aperto te lo rimiravi tutto contento, come un bambino di fronte al suo giocattolo ("Guarda, è pazzesco! Ha pure le venature! E' tutto rosato in cima, sembra vero!"). Ti amo perchè hai pazienza. E aspetti, per l'appunto, pazientemente, che io mi decida ad usarlo con te. Ti amo perchè hai il senso dell'umorismo: e quindi hai concordato con me che solo un uomo poteva aver scritto il foglietto delle istruzioni ("lunghezza 17 cm": falso. L'ho misurato: sono 16. "Una volta aperta la scatola, siete pronti ad introdurre le pile": veramente io pensavo di essere pronta ad altro, una volta aperta la scatola).
    Ti amo perchè nella scatola azzurro mare sul mio comodino stanno ad attendere un paio di manette. Ti amo perchè non ci abbiamo discusso sopra neppure un istante: senza peluche, tantomeno rosa, è fuor di dubbio. Ti amo perchè forse il piacere più grande che mi daranno quelle manette è il ricordo dei tre tizi che chiacchieravano davanti alla bancarella di Via Po dove le ho comprate, la consapevolezza del loro sguardo sulle mie spalle mentre mi allontanavo e magnanimamente evitavo loro l'imbarazzo di voltarmi e coglierli in flagrante. Mi allontanavo dopo un placido "Scusi, quanto costano queste?" (io che brandisco le manette tintinnanti) "5 euro" (il padrone della bancarella che risponde piuttosto scazzato, i due tizi con lui che ammutoliscono di fronte al mio sguardo tutt'altro che basso) "Bene, me le dia". Si allungano i soldi, si mette il pacchetto in borsa, si saluta scazzate (per ricambiare la cortesia ed essere coerenti con l'acquisto) e ci si volta decise ma lente. Tac tac tac, finale in sfumando.
    Ti amo perchè non ho mai bisogno di chiederti nulla: mi basta al limite comunicartelo in sintesi. Ti amo perchè quel che accade dopo è semplicemente che ti si illuminano gli occhi d'innocenza: non ti stupisci nè ti scandalizzi, non inizi a sbavare come un vecchio maleodorante che s'imbosca in un cinema e neppure ostenti sorrisi strafottenti e paternalistici da tecnico scafato e pure un po' annoiato. No. Tu no. Tu ti arrapi di un arrapamento che mette allegria. La più sconcia, volgare e tremenda delle fantasie diventa più virginale di Santa Maria Goretti, semplice come un'addizione di prima elementare, naturale e spontanea come... come non lo so cosa: non mi viene in mente qualcosa di altrettanto naturale e spontaneo.
    Ti amo per il vino nei grandi calici di cristallo, la benda nera a pois bianchi e perchè mi lavi sempre i piatti; per la cera bollente che si solidifica subito, il limoncello ghiacciato ed appiccicoso e perchè mi hai cambiato il tubo del gas in cucina; per le punte delle lame della tua collezione di coltelli, le tue cinghie di cuoio spesso e per gli agnolotti al ragù che mi cucini aspettandomi e mi servi cerimonioso nel piatto; per i Nirvana e Marylin Manson in sottofondo, i 4 metri di corda bianca e la mezz'ora che hai passato ad infilare nastri nei biscotti col buco che io ed i tuoi figli volevamo appendere al mio albero di un metro e 80 cantando "Tu scendi dalle stelle"; per le nuvole dense del fumo dolce, la tua abilità nell'arrotolare le cartine, il clic della macchina fotografica nell'oscurità forzata e la coperta rossa sul divano davanti alla tele; per le mie scarpe col tacco a stiletto di metallo, tutti i babydoll che mi aspettano sugli scaffali dei negozi e per il piumone che mi rimbocchi la mattina pima di andare via, ogni mattina, prima di andare via.
    Per i cinema, le toilette dei ristoranti, dei treni, degli aerei, le spiagge, i pedalò, gli scogli, gli asciugamani, i lettini, i materassi buttati per terra, i tappeti, gli specchi davanti ai lavabi, le vasche da bagno, le docce, le cucine, i tavoli, le sedie, i divani, il buio, la luce, la musica e le parole ed il silenzio di tomba.
    E perchè quando un incubo mi sveglia in piena notte non so dire se è stato l'incubo, a svegliarmi. O il tuo abbraccio stretto in cui mi ritrovo, senza rendermene conto, in cui gradualmente il respiro rallenta ad un ritmo più regolare e gli occhi non restano più spalancati incontro al buio pesto.
     
    November 09

    Sono viva

    Cari amici vicini e lontani, vengo a voi con questa mia per confermarvi la mia esistenza in vita, ringraziarvi per le manifestazioni di affetto, stizza, odio e presa per il culo. Ed illuminarvi d'immenso sul perchè pare, e dico pare, io sia stata fagocitata da un buco nero. Giacchè avendo ancora una dignità è il caso ormai che io precisi che non di sola devastante e borghesissima passione amorosa trattasi. Dunque...
    sappiate che, al ritorno dalle ferie, avendo io dimenticato completamente di pagare la bolletta del telefono, mi sono ritrovata tecnologicamente isolata per un numero considerevole di giorni, fatti salvi i miei due numeri di cellulare. Situazione che si è altresì prolungata pressocchè all'infinito continuando io a dimenticarmi per enne tempo di porre rimedio alla mia mancanza di memoria. E questo è uno.
    Poi... l'estate è finita. Ergo è ricominciata la scuola. E quanti di voi mi conoscono sanno bene che, fra le mille cose che faccio, insegno. Ed essendo io notoriamente prof dedita al mestiere con profonda passione, molto del mio tempo risulta assorbito da lezioni, preparazione delle medesime e correzione dei compiti svaccata sul divano con accanto un bicchiere di Vov caldo. E sono due.
    Dopodichè esiste anche la mia attività di copywriter freelance... possiamo discutere sul fatto che partorire un "L'87% non lo fa" come apertura di una brochure in cui si pubblicizza un prodotto che preserva i muri dei capannoni industriali dall'usura del tempo (problema di cui si preoccupa, per l'appunto, solo il 13% degli imprenditori), non sia, dal punto di vista letterario, nè un'opera d'arte nè emotivamente devastante. Ma è innegabile che arrivarci richiede tempo, concentrazione e lontananza da chat varie: come è altresì innegabile che con i post mi solletico l'ego ma non ci pago l'affitto. E siamo a tre.
    Inoltre mi sono recentemente impegolata nell'organizzazione di un concerto corale di Natale con i miei allievi. Sarà, DEVE ESSERE, splendido: questo significa che se mi piazzo al pc lo faccio più che altro per cercare testi di canzoni, versioni strumentali con una tonalità accettabile, stilare scalette, stampare libretti, cercare foto coerenti con le varie canzoni e spedirle via mail alla mia collega che le girerà ai suoi allievi i quali produrranno il filmato da proiettarsi alle spalle del coro durante la nostra performance. Il concerto sarà l'11 dicembre: prima di allora ho un vestito bianco da direttore di coro (cioè io) da mettere a posto, enne abiti neri da coristi da valutare, una chitarra da accordare, un bassista, un batterista, un chitarrista ed un contrabbassista (si dirà così?) e 30 cantanti improvvisati e stonati con cui provare fino alla nausea. Così a quanto siamo? Quattro, mi pare quattro no?
    Infine sì, lo ammetto, è vero: mi sono fidanzata. Ed a complicare le cose il mio fidanzato non solo al momento non è più motorizzato, esattamente come me, ma abita pure dall'altra parte della città e non possiede nulla di più tecnologicamente evoluto di una lavatrice. Va da sè che, quando in questo coacervo di impegni riesco a vederlo, se dormo da lui non c'è pc. E se lui dorme da me non c'è pc ugualmente (occorre vi spieghi perchè?). Fra l'altro, essendo tale relazione piuttosto coinvolgente, sono piacevolmente vittima di uno dei più comuni effetti collaterali dell'amore: no, Max, non il rincoglionimento! Ma, come Marina ben può immaginare, l'insopprimibile bisogno, desiderio ed entusiasmo di cambiare le cose... ho buttato OTTO sacchi neri di roba inutile che mi fagocitava l'energia vitale in cucina, soggiorno, sottoscala, camera, bagno e mansarda, spostato la libreria dalla camera da letto alla mansarda e messo tutti i libri in ordine alfabetico, la panchina dall'ingresso alla camera da letto, la cassapanca dalla camera all'ingresso, la poltrona dal soggiorno al pianerottolo, sfoderato le sedie del tavolo, ridipinte in avorio e poi decapate, rifoderate con teli ognuno diverso dall'altro. Ho poi in progetto di: cambiare il top della cucina, spostare la credenza e ridipingerla in verde chiaro decapato pure quello, spostare il divano al posto della credenza ed aggiungergli un elemento per renderlo ad angolo e quindi foderarlo tutto di bianco, comprare una cassettiera per la camera laddove c'era la libreria... etc etc etc...
    Sono viva. E vi amo tutti quanti. 
    August 17

    If I rush slow me down...

    Quando calerà la notte e le auto per la strada si faranno più rare e lo sguardo si fisserà tra il soffitto ed il lampadario... quando gli occhi si abitueranno all'oscurità e non ci sarà più bisogno di accendere la luce, quando nel silenzio si distingueranno netti il ronzio del frigorifero ed il tic tac dell'orologio in soggiorno... quando il libro resterà aperto sul lato vuoto del letto col dorso all'insù per non perdere il segno...allora io verrò. Allora io sarò stesa con le mani sotto la nuca su un qualunque lettino a riva, avvolta in un asciugamano per proteggermi dall'umidità, il faro di un lampione del lungomare che m'illumina vagamente il collo nudo... io sarò lì immobile, fatti salvi i gesti abituali dell'accendermi la sigaretta e portarmela alle labbra: all'inizio ascolterò un po' di musica, ma sul tardi spegnerò anche quella. E non farò nulla, assolutamente nulla, se non affondare nelle onde e le stelle e la sabbia e l'acqua che sbatte contro gli scogli e le risate e le chiacchiere della gente che passerà alle mie spalle sul marciapiede ed a volte verrà fino alla fine del molo per guardare più lontano e mi vedrà e mi osserverà con la coda dell'occhio chiedendosi cosa ci faccio lì da sola e se sono triste o felice o se sto aspettando qualcuno e se questo qualcuno deve ancora arrivare o forse non è mai arrivato e mai arriverà ed imbarazzata da tutti questi pensieri oscenamente malinconici farà finta di niente e se ne andrà, evitando accuratamente di parlare di me. E' sempre imbarazzante vedere qualcuno che si ferma. Non per un attimo solo, ma per minuti interminabili: si ferma e l'unica cosa che pare fare è pensare, senz'ombra di emozioni nettamente definibili dipinte sul volto. Mi rendo conto.
     
    Allora, solo allora, io sarò lì ed anche qui. Allora, e solo allora, se vorrete cercarmi mi troverete e senza fare alcuna fatica. Allora, e solo allora, la mia voce sarà come quella che ho riservato a Bouche e che lei ricorda così bene. Allora la lentezza avvolgerà i miei movimenti e le mie corde vocali ed i miei pensieri, e quella lentezza vi arriverà come un soffio di brezza fresca e costante e tutto, almeno per qualche istante, sarà estremamente facile e possibile. Come un sogno sospeso immobile sotto le arcate del tempo. Quel sogno sono io.